
La piazza, dominata dalla Chiesa ultimata nel 1769 e dal vecchio Municipio costruito nel 1901, con il monumento a Vito Longo e i quattro ficus, prima della realizzazione dello spazio recintato era il vero cuore del centro abitato. Nella sua propaggine a valle (ora piazza Umberto I°) si affacciavano gli uffici pubblici, i circoli e le botteghe. Essa era teatro di tutti gli eventi più significativi: la festa del Patrono e i comizi in primis; durante i terremoti del 1906 fu utilizzata dai pochi usticesi non evacuati per erigervi le baracche per ripararsi. Qui molti giovani a metà Ottocento discutevano sulle difficoltà del vivere su un’isola ormai molto affollata e maturarono la scelta dell’emigrazione. La piazza fu anche luogo in cui il Governatore Varriento dopo i moti del 1848 usava infliggere in pubblico le punizioni esemplari, abituale passeggio dei confinati, ma anche teatro di un ammutinamento dei coatti nel 1895 e di una protesta collettiva degli anarchici nel 1896 e dei giovani del movimento del “Non si parte” nel 1945. In questa piazza probabilmente si canticchiava il Canto dei confinati politici all’isola di Ustica. leggi testo



