Tappa n. 8La biblioteca dei confinati

«Mio Dio; la biblioteca non era da confrontarsi con la Vaticana di Roma, né con la Nazionale di Firenze; ma pure, quando la chiusero, provai un vero dispiacere».
Giuseppe Scalarini
Piazza Cap. Vito Longo nei primi del Novecento
Piazza Cap. Vito Longo nei primi del Novecento

La piazza, già dedicata come la Chiesa a San Ferdinando Re, nel 1898 fu intitolata all'usticese Cap. Vito Longo, volontario garibaldino durante la terza guerra d’indipendenza e poi militare di carriera, che cadde combattendo contro truppe abissine nel 1887 a Dogali. Al centro, il monumento a lui eretto.

 Il vecchio Municipio nel 1930, quando al centro della piazza fu realizzato un palchetto per la festa dell’uva, proclamata dal fascismo festa nazionale
Il vecchio Municipio nel 1930, quando al centro della piazza fu realizzato un palchetto per la festa dell’uva, proclamata dal fascismo festa nazionale

La piazza, dominata dalla Chiesa ultimata nel 1769 e dal vecchio Municipio costruito nel 1901, con il monumento a Vito Longo e i quattro ficus, prima della realizzazione dello spazio recintato era il vero cuore del centro abitato. Nella sua propaggine a valle (ora piazza Umberto I°) si affacciavano gli uffici pubblici, i circoli e le botteghe. Essa era teatro di tutti gli eventi più significativi: la festa del Patrono e i comizi in primis; durante i terremoti del 1906 fu utilizzata dai pochi usticesi non evacuati per erigervi le baracche per ripararsi. Qui molti giovani a metà Ottocento discutevano sulle difficoltà del vivere su un’isola ormai molto affollata e maturarono la scelta dell’emigrazione. La piazza fu anche luogo in cui il Governatore Varriento dopo i moti del 1848 usava infliggere in pubblico le punizioni esemplari, abituale passeggio dei confinati, ma anche teatro di un ammutinamento dei coatti nel 1895 e di una protesta collettiva degli anarchici nel 1896 e dei giovani del movimento del “Non si parte” nel 1945. In questa piazza probabilmente si canticchiava il Canto dei confinati politici all’isola di Ustica. leggi testo

I confinati (politici e comuni), in tutte le epoche, non potevano uscire dal centro abitato senza uno speciale permesso annotato sulla “carta di permanenza”, consegnata al loro arrivo e che conteneva l’elenco degli obblighi. Solo ai libici, dal 1915, era consentito circolare in tutta l’isola e abitare in case di campagna. La delimitazione del centro abitato era segnalata da cartelli con la scritta LIMITE CONFINATI. Tutti i confinati ricevevano un sussidio giornaliero detto “mazzetta”, che in epoca borbonica e durante il regime fascista era di importo maggiore per i politici.

LIMITE CONFINATI
LIMITE CONFINATI
La biblioteca dei confinati accanto al Municipio
La biblioteca dei confinati accanto al Municipio

Nell’edificio affiancato al vecchio Municipio, ad angolo con la Via Calvario, nel 1927 i confinati politici antifascisti aprirono la loro biblioteca. Nello Rosselli donò molti libri e si prestò come distributore. Si pagava un soldo per fermarsi a leggere, un soldo per avere un libro in prestito e un soldo per ogni giorno che si tratteneva. Il ricavato serviva per pagare l’affitto e per comprare altri libri.

Questo disegno, riportato anche nel pannello di accesso a questa tappa, è tratto dalla monografia Ustica pubblicata dall'arciduca L. S. d'Asburgo nel 1898. Il realismo dell’autore si coglie nei dettagli del disegno: sulla sinistra, tre uomini oziano seduti sulla panchina e una folla indugia all’ombra dei fabbricati; sulla destra, la piazza esposta al sole quasi deserta, il calzolaio con il suo banchetto innanzi all’uscio della sua bottega, le tende parasole sui balconi e la gabbia per galline accanto all’ingresso di casa.

La piazza di Ustica in un disegno dell’arciduca Luigi Salvatore d’Asburgo-Lorena, 1898
La piazza di Ustica in un disegno dell’arciduca Luigi Salvatore d’Asburgo-Lorena, 1898
Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
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Giuseppe Scalarini (Mantova, 29 gennaio 1873 – Milano, 30 dicembre 1948), disegnatore, socialista, fervente pacifista e antimilitarista, fu il maggiore caricaturista politico italiano; attivo in Italia e all’estero, fondatore del Merlin Cocai, collaboratore dell’Asino. Schedato dal 1898 per i suoi graffianti disegni antimilitaristi e antigovernativi, fu condannato ma evitò l’arresto fuggendo all’estero (Austria, Germania, Inghilterra, Belgio, Lussemburgo, Francia) dove collaborò con le maggiori testate satiriche. Rientrato in Italia, dopo esperienze lavorative in Istria e nel Ticino, nel 1911 fu assunto dall’Avanti con cui collaborò sino al 1925 «producendo oltre 3700 inconfondibili vignette. I bersagli, più che singoli personaggi politici, sono temi universali e d’attualità: la guerra, la voracità del capitalismo, lo sfruttamento del proletariato, lo squadrismo fascista, la monarchia imbelle». Perseguitato dal fascismo, a novembre del 1926 subì una violenta aggressione squadristica che gli procurò la frattura della mandibola. Uscito dall’ospedale, il 1° dicembre successivo venne arrestato, confinato per 5 anni, ridotti a 3 in appello, e destinato a Lampedusa; il 15 marzo 1927 fu trasferito a Ustica, dove restò sino al 7 novembre 1928. Liberato nel novembre 1928, gli sarà proibito firmare le proprie opere. Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 15 luglio 1940 viene nuovamente arrestato e internato a Istonio (oggi Vasto) e poi a Bucchianico. Liberato nel dicembre 1940, resterà vigilato. Nel 1943 sfuggì all’arresto della polizia di Salò. Nel dopoguerra riprese la collaborazione con l’Avanti! e altri giornali. Perdette l’amata Carolina, che sposò in punto di morte nel 1943, e la figlia Giuseppina, nel 1945. Morì a Milano il 30 dicembre 1948. Di lui restano 13.000 disegni e alcuni scritti, tra cui Le mie isole pubblicato da Franco Angeli nel 1992 nel quale raccolse le sue memorie sulla vita di confino da lui vissuta a Lampedusa, Ustica ed Estonio, una testimonianza ricca di dettagli che ha agevolato la ricostruzione di quella esperienza sua e di tanti altri antifascisti.

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Nello Rosselli (Roma, 29 novembre 1900 – Bagnoles-de-l'Orne, Francia, 9 giugno 1937), docente universitario, democratico-liberale, studioso del Risorgimento e in particolare di Mazzini e Pisacane. Cofondatore del Non Mollare, fu arrestato il 1° giugno 1927, esonerato dall’insegnamento per attività antifascista e, il 3 giugno successivo, confinato per 5 anni a Ustica, dove arrivò il 4 luglio. Coabitò con Bauer ma, raggiunto dalla moglie, si trasferì in altra abitazione, in via Tabaccara, ora via prof. Calderaro. Sull’isola collaborò nella gestione della biblioteca fondata dai confinati. Durante il confino rifiutò di sottoscrivere una dichiarazione di disimpegno dalla politica propostagli per tornare all’insegnamento. Liberato condizionalmente il 27 gennaio 1928, sarà nuovamente arrestato il 29 luglio 1929 e il 7 agosto successivo confinato come ritorsione per la fuga del fratello Carlo dal confino di Lipari e destinato a Ustica, dove arrivò il 7 agosto (sul suo soggiorno sull'isola lascerà un colorito articolo pubblicato postumo). Il successivo 27 fu trasferito a Ponza, dove il confino sarà materialmente e psicologicamente più duro. Sarà liberato il 4 novembre 1929, ma fino alla morte sarà rigidamente controllato. Fu assassinato con il fratello Carlo il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne da sicari dell’organizzazione terroristica francese La Cagoule su mandato di Mussolini, Ciano e Roatta.

Dichiarazione
La Chiesa Vecchia riedificata nel 1763 dai coloni sulle vestigia del convento dei Benedettini
La Chiesa Vecchia riedificata nel 1763 dai coloni sulle vestigia del convento dei Benedettini

Dopo l’ultima colonizzazione i primi sacramenti vennero amministrati nella Chiesa Vecchia riattata alla buona.
La Chiesa del nuovo centro abitato dedicata a San Ferdinando Re, danneggiata da alluvioni nel 1769 e nel 1776, fu ultimata solo nel 1787. Ampliata sul finire degli anni Trenta dell’Ottocento, ebbe una nuova facciata nel 1862; le ceramiche di De Simone risalgono al 1972.

L’elezione del primo sindaco immortalata in un toponimo
L’elezione del primo sindaco immortalata in un toponimo

La comunità di coloni venne riconosciuta Universitas, ossia Comune, nel 1771, ma di fatto gli organi comunali si consolidarono dopo l’elezione del primo sindaco Gaetano Ailara scelto tra gli iscritti nella lista dei tre ceti (primo elettorato attivo) e dopo l’istituzione dello Stato Civile, nel 1820. Gli organi comunali operarono in Largo Granguardia sino al 1901, quando venne costruito il Municipio in piazza Cap. Vito Longo; saranno spostati nell’attuale sede nel 1974. Il vecchio Municipio ospitò poi il primo liceo scientifico, il poliambulatorio comunale e la prima camera iperbarica e fu sede del Centro Studi sino al 2019, ora ospita il Centro di Educazione Ambientale dell’Area Maria protetta.

Centro Studi
L’emigrante va in giro per il mondo, lasciando in ogni paese brandelli della sua povera carne. Vignetta di Giuseppe Scalarini
L’emigrante va in giro per il mondo, lasciando in ogni paese brandelli della sua povera carne. Vignetta di Giuseppe Scalarini

Con il riconoscimento di Universitas, Comune, nel 1771 fu sancito che il progetto di colonizzazione era pienamente riuscito. Più avanti si consolidò e la popolazione crebbe oltre ogni aspettativa:già a fine Settecento gli abitanti erano 1.239, diventeranno 2.831 nel 1831 e ben 4.548 nel 1849. Troppi per non spingere all’emigrazione. Già nel 1801 si era registrata la partenza di 50 isolani verso Trapani e nel 1802 di 27 famiglie verso l'isola di Sant'Antioco in Sardegna; ben più consistente, nel 1840, l'emigrazione verso Napoli di isolani richiamati dal rinnovo della flotta borbonica e nel 1843 verso Lampedusa dov'era stata avviata la colonizzazione; dopo l’Unità d’Italia metà preferita fu l’America e New Orleans si popolò di migliaia di usticesi; nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi del Novecento l’emigrazione s’indirizzò anche verso la Tunisia e verso l’Algeria. Così nel 1931 sull’isola si contarono 1.050 abitanti e da allora la popolazione si è stabilizzata tra 1.200 e 1.300, ma dopo la seconda guerra mondiale alcune famiglie emigrarono in Australia e molti giovani si trasferirono in Nord Italia e in paesi europei.

Alcune curiosità

Cartoline da Ustica

Quanti Usticesi a New Orleans?   

Omaggio a Louis Prima

L’epopea d’un usticese in America 

ll ristorante Commander's Palace

Usticesi nella Guerra Civile Americana

La festa del Patrono San Bartolomeo

Grazie Claudia

Ustica 1906. Coatti in coda per ritirare il sussidio giornaliero
Ustica 1906. Coatti in coda per ritirare il sussidio giornaliero

Il sussidio giornaliero detto “mazzetta” in tutte le epoche era elargito dal governo ai confinati ritenuti bisognosi. In epoca borbonica venivano dati 10 bajocchi ai relegati comuni, 20 ai relegati politici; in epoca fascista 4 lire ai confinati comuni e 10 ai politici (poi ridotti a 5); agli anarchici, nell’ottocento, invece era dato lo stesso importo previsto per i coatti.

«I coatti sono sottoposti a un regime molto restrittivo; la grande maggioranza, data la piccolezza dell’isola, non può avere nessuna occupazione e deve vivere colle 4 lire giornaliere che assegna il governo. Puoi immaginare ciò che avviene: la mazzetta (è il termine che serve a indicare l’assegno governativo) viene spesa specialmente per il vino; i pasti si riducono a un po’ di pasta con erbe e a un po’ di pane; la denutrizione porta all’alcolismo più depravato in brevissimo tempo. Questi coatti sono richiusi in speciali cameroni alle cinque del pomeriggio e stanno insieme tutta la notte (dalla cinque del pomeriggio alle sette del mattino), chiusi dal di fuori: giocano alle carte, perdono qualche volta la mazzetta di parecchi giorni e si trovano così presi in un girone infernale che dura all’infinito. Da questo punto di vista è un vero peccato che ci sia proibito di avere dei contatti con esseri ridotti a una vita tanto eccezionale: penso che si potrebbero fare delle osservazioni di psicologia e di folklore di carattere unico. Tutto ciò che di elementare sopravvive nell’uomo moderno, rigalleggia irresistibilmente: queste molecole polverizzate si raggruppano secondo principî che corrispondono a ciò che di essenziale esiste ancora negli strati popolari più sommersi».
(Gramsci a Tania, 19 dicembre 1926)

Ustica 1927. Uno dei registri della biblioteca dei confinati
Ustica 1927. Uno dei registri della biblioteca dei confinati
Alla istituzione della scuola seguì, in data incerta, quella di una vera e propria biblioteca con sala lettura, aperta anch’essa con il permesso della Direzione. Gestita da volontari, la biblioteca venne impiantata con donazioni e sostenuta con quote pagate dai lettori che venivano reinvestite nell’acquisto di libri. Allo sviluppo della biblioteca partecipò anche Nello Rosselli, donando libri e svolgendo la funzione di «distributore». Lo afferma lui stesso al Giudice Istruttore, il 26 giugno 1928, aggiungendo che «qualche volta [la biblioteca] è servita anche ai militi come si può rilevare dai quaderni». La biblioteca non ebbe però lunga vita e venne chiusa nel gennaio 1928, dopo gli arresti del 10 ottobre 1927.
Un momento di attività didattica nella sede del Centro Studi
Un momento di attività didattica nella sede del Centro Studi

Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, costituito nel 1997, è un’associazione di volontariato culturale no profit che si prefigge di promuovere attività e iniziative incentrate sull’isola di Ustica per favorire la conoscenza e il recupero del suo patrimonio culturale e naturalistico. In particolare l’associazione si propone di realizzare la raccolta di documenti, testi e materiali riguardanti l’isola di Ustica e di curarne la ristampa; di promuovere attività di ricerca e di studio sul territorio dell’isola e di divulgarne i risultati con pubblicazioni (volumi, una rivista, cartoline e stampe antiche) e prodotti multimediali; di promuovere e organizzare eventi culturali e attività didattiche sia verso la scolaresca locale sia di altra provenienza e di gruppi in visita nell’isola (accoglienza) per approfondire e favorire la conoscenza del suo patrimonio culturale e naturalistico. Allo scopo sono stati promossi anche scambi con enti e associazioni omologhi e con altre realtà antropologiche isolane, realizzati convegni di studio nell’isola, conferenze con la partecipazione di studiosi, partecipazione a seminari e convegni di studio in altre sedi, allestimento di mostre documentarie, alcune delle quali diventate itineranti anche all’estero, assistenza a tesisti universitari e collaborazioni con studiosi: attività che, pur partendo da un piccolo territorio e nonostante la sua, talvolta penalizzante, dimensione insulare, ne hanno traforato i limiti riuscendo a intrecciarsi con i temi della storia nazionale e internazionale, divenendo in più casi anche occasione e stimolo per la loro conoscenza o approfondimento.
Durante la sua ininterrotta attività, l’associazione si è quindi interessata di geologia, archeologia, storia, aspetti naturalistici e sociali, tradizioni. Particolare attenzione è stata posta alla storia dell’ultima colonizzazione dell’isola, al confino e al fenomeno dell’emigrazione (anche stabilendo e mantenendo rapporti con gli oriundi usticesi in America e in Francia), ritenendoli parte strutturalmente costitutiva delle sue radici storiche, del suo costituirsi in comunità e della sua odierna identità collettiva.
Da segnalare inoltre, fra le attività svolte, l’impianto di una biblioteca e di un archivio con riferimenti tematici ai vari aspetti della realtà isolana, aperti alla consultazione, un museo etnografico e un museo geologico, l’organizzazione di concerti commemorativi di eventi storici, di urban trekking e visite guidate dell’isola per raccontarne la storia e le peculiarità, le convenzioni e le relazioni con Università (anche estere) e con altri istituti storici, la co-fondazione della Rete delle Isole di Confino.

Il Centro Studi è riconosciuto associazione di promozione sociale e ente del terzo settore iscritto nel Registro Unico Nazionale Terzo Settore.

Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica-APS
Art 3.
Finalità e attività

Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, costituito nel 1997, è un’associazione di volontariato culturale no profit che si prefigge di promuovere attività e iniziative incentrate sull’isola di Ustica per favorire la conoscenza e il recupero del suo patrimonio culturale e naturalistico. In particolare l’associazione si propone di realizzare la raccolta di documenti, testi e materiali riguardanti l’isola di Ustica e di curarne la ristampa; di promuovere attività di ricerca e di studio sul territorio dell’isola e di divulgarne i risultati con pubblicazioni (volumi, una rivista, cartoline e stampe antiche) e prodotti multimediali; di promuovere e organizzare eventi culturali e attività didattiche sia verso la scolaresca locale sia di altra provenienza e di gruppi in visita nell’isola (accoglienza) per approfondire e favorire la conoscenza del suo patrimonio culturale e naturalistico. Allo scopo sono stati promossi anche scambi con enti e associazioni omologhi e con altre realtà antropologiche isolane, realizzati convegni di studio nell’isola, conferenze con la partecipazione di studiosi, partecipazione a seminari e convegni di studio in altre sedi, allestimento di mostre documentarie, alcune delle quali diventate itineranti anche all’estero, assistenza a tesisti universitari e collaborazioni con studiosi: attività che, pur partendo da un piccolo territorio e nonostante la sua, talvolta penalizzante, dimensione insulare, ne hanno traforato i limiti riuscendo a intrecciarsi con i temi della storia nazionale e internazionale, divenendo in più casi anche occasione e stimolo per la loro conoscenza o approfondimento.
Durante la sua ininterrotta attività, l’associazione si è quindi interessata di geologia, archeologia, storia, aspetti naturalistici e sociali, tradizioni. Particolare attenzione è stata posta alla storia dell’ultima colonizzazione dell’isola, al confino e al fenomeno dell’emigrazione (anche stabilendo e mantenendo rapporti con gli oriundi usticesi in America e in Francia), ritenendoli parte strutturalmente costitutiva delle sue radici storiche, del suo costituirsi in comunità e della sua odierna identità collettiva.
Da segnalare inoltre, fra le attività svolte, l’impianto di una biblioteca e di un archivio con riferimenti tematici ai vari aspetti della realtà isolana, aperti alla consultazione, un museo etnografico e un museo geologico, l’organizzazione di concerti commemorativi di eventi storici, di urban trekking e visite guidate dell’isola per raccontarne la storia e le peculiarità, le convenzioni e le relazioni con Università (anche estere) e con altri istituti storici, la co-fondazione della Rete delle Isole di Confino.

Il Centro Studi è riconosciuto associazione di promozione sociale e ente del terzo settore iscritto nel Registro Unico Nazionale Terzo Settore.

Il canto dei confinati all’isola di Ustica

Siam malfattori rei d’aver bandito
Il verbo della fede e dell’amor;
il nostro motto è un programma e un rito:
A ognuno il frutto del proprio lavor.
E questo è il sogno, l’orrida follia,
questa dei forti la santa utopia.

Rit Tessere si dovrà
Un sol vessillo
E una volontà
Coatti siam per l’idea
E cavalieri dell’umanità.

Al libro, alla falce ed al martello
La borghesia tiranna ci strappò;
i ferri ai polsi, a bordo di un battello,
sull’isola lontan ci relegò.
Ed or sereni siam sulla scogliera,
saldi nell’almo, con la fronte altera.

Rit Tessere si dovrà
Un sol vessillo
E una volontà
Coatti siam per l’idea
E cavalieri dell’umanità.

Quando nell’alba dell’atteso giorno,
la bianca vela l’onda salperà,
daremo ai cari il bacio del ritorno
e nell’amplesso il cuor sussulterà.
Ma ora e sempre noi vile canaglia
Sarem nei ranghi della gran battaglia.

Rit Tessere si dovrà
Un sol vessillo
E una volontà
Coatti siam per l’idea
E cavalieri dell’umanità.