Tappa n. 5Gramsci e la tabaccaia

«Le sigarette si vendono una per volta».
Antonio Gramsci
Piazza Umberto I°
Piazza Umberto I°

Originariamente lo spazio stradale a valle della direttrice via della Vittoria-via Magazzino era indicata col toponimo Largo Maddalena.
Una complessa vicenda toponomastica più volte discussa in Consiglio Comunale finì col contrarre largo Maddalena al solo slargo sulla sinistra che poi, nel 1927, sarà ribattezzato Piazza della Vittoria.
La piazza è arredata da filari di aranci amari e da ficus, riparo per gli uccelli durante l’inverno.

Qui abitarono Carlo Rosselli, Ferruccio Parri e Lorenzo Da Bove, tutti accusati di aver organizzato l’espatrio clandestino di Turati. A loro si unì Riccardo Bauer, arrivato poco dopo. Carlo Rosselli restò a Ustica poco più di un mese in attesa del processo di Savona intentato contro di lui. Questa, la sua prima impressione su Ustica riferita in una lettera alla madre: «Cadono ferri e catene. Un po’ di massaggio ai polsi, formalità, saluti e poi via in ricognizione per i vicoli sporchi e animatissimi: maiali, galline, cani, pulcini, guardie, confinati, coatti».
Partiti Carlo Rosselli, Parri e Da Bove, Bauer ospitò Nello Rosselli, anch’egli confinato e arrivato poco dopo la partenza del fratello e, successivamente, la propria sorella e la governante. Bauer dovrà subire il sopruso del tenente della milizia Languasco, detto Cocaina, di dover cedere, senza il proprio consenso e senza preavviso, la casa che aveva in affitto.

Piazza Umberto I° n. 25.  La casa prospetta sul retro su Cala Santa Maria
Piazza Umberto I° n. 25. La casa prospetta sul retro su Cala Santa Maria
La vecchia tabaccheria di Mirko Caserta
La vecchia tabaccheria di Mirko Caserta

In questa tabaccheria nel dicembre 1926 Antonio Gramsci comprò le sue prime sigarette a Ustica ed ebbe l’incontro con la tabaccaia Maria Palmisano, moglie di Mirko Caserta; l’episodio, definito da Gramsci «eccezionale», viene da lui stesso raccontato alla cognata Tania nella lettera del 25 aprile 1928; nella stessa lettera narra anche un’altra vicenda da lui vissuta nell'isola, quella dell’«apparecchio radiofonico» che gli era stato offerto da un amico.

L’edificio sul lato opposto, ora ristorante, era uno dei cameroni per alloggiare i confinati. Ampio circa 60 metri quadrati, pavimento in cemento, una porta con cancello, una finestra, senza acqua corrente, buglioli per i bisogni corporali, poteva ospitare sino a 15 confinati. Il 29 ottobre 1911 vi vennero rinchiusi, pagliericcio a terra, una trentina di deportati libici controllati giorno e notte da soldati armati in garitta che ne impedivano l’uscita perché ammalati di colera. In 920 erano stati deportati per rappresaglia dopo la sanguinosa imboscata subita dall’esercito italiano a Sciara Sciat ed erano giunti a Ustica col piroscafo Rumania dopo un interminabile viaggio rinchiusi nelle stive. Almeno cinque erano morti durante la traversata, altri 127 moriranno a Ustica. Sono sepolti nel Cimitero degli arabi (tappa 13). Questa prima deportazione di libici a Ustica avvenne a seguito della invasione colonialista italiana della Libia nel contesto della guerra Italo-turca (1911-1912), dichiarata dal governo italiano dopo l’ultimatum non accolto del 26 settembre per la cessione all’Italia della Tripolitania e della Cirenaica. Ma le deportazioni verso l’Italia continueranno anche negli anni successivi protraendosi fino al 1932. Ne verranno colpiti rivoltosi, resistenti, esponenti politici locali ritenuti conniventi, e civili a seguito di rastrellamenti e arresti indiscriminati. La presenza di deportati libici a Ustica durerà fino al 1934.

Un camerone dormitorio per confinati
Un camerone dormitorio per confinati
Una veduta della spiaggia di Cala Santa Maria dei primi anni del Novecento coronata dalle case dei pescatori che saranno demolite nel 1961. Sulla spiaggia le poche barche in dotazione ai pescatori. La barca a vela (una sciabica, imbarcazione a remi usata per la pesca con rete omonima) fu adibita sino agli anni Cinquanta del Novecento anche ai trasporti di merci a/da Palermo. Si noti il caratteristico pennacchio di legno a prua delle barche di media grandezza chiamate vuzzaredda
Una veduta della spiaggia di Cala Santa Maria dei primi anni del Novecento coronata dalle case dei pescatori che saranno demolite nel 1961. Sulla spiaggia le poche barche in dotazione ai pescatori. La barca a vela (una sciabica, imbarcazione a remi usata per la pesca con rete omonima) fu adibita sino agli anni Cinquanta del Novecento anche ai trasporti di merci a/da Palermo. Si noti il caratteristico pennacchio di legno a prua delle barche di media grandezza chiamate vuzzaredda
Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
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Carlo Rosselli (Roma, 16 novembre 1899 – Bagnoles-de-l'Orne, Francia, 9 giugno 1937), docente di economia politica e giornalista, socialista, poi fondatore di Giustizia e Libertà, iniziò l’attività giornalistica nel 1917. Partecipò alla prima guerra mondiale ed, entrato in rapporto con Salvemini, gettò le basi del suo pensiero federalista. Tenace antifascista, fu fortemente critico del socialismo e tentò di organizzare un movimento politico nuovo, aperto alle varie correnti di pensiero. Fu in contatto con i più eminenti esponenti dell’antifascismo. Aderisce a Italia Libera e nel 1925 fu tra i promotori del Non Mollare. Con Parri e Da Bove fu tra gli organizzatori dell’espatrio clandestino di Turati e altri democratici perseguitati dal fascismo; arrestato, il 15 dicembre 1926 fu mandato per 5 anni al confino di Ustica, dove arrivò il 20 maggio 1927 e dove coabitò con Parri, Da Bove e Bauer. Il 22 giugno 1927 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Ustica e poi trasferito a Savona per il processo per la cooperazione nell’espatrio di Turati. Scontata la condanna di 10 mesi di carcere, fu condotto al confino di Lipari, da dove il 27 luglio 1929 con Emilio Lussu e Fausto Nitti fuggì riparando in Tunisia e da lì in Francia. A Parigi fondò Giustizia e Libertà col proposito di «portare l’azione rivoluzionaria in Italia». Scoppiata la guerra civile in Spagna, formò con Mario Angeloni e Camillo Berneri la colonna di volontari. Recatosi in Francia per un periodo di cure a fine maggio 1937. Il 9 giugno successivo venne assassinato con il fratello Nello a Bagnoles de l’Orne da sicari dell’organizzazione terroristica francese La Cagoule su mandato di Mussolini, Ciano e Roatta.

Angeloni
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Ferruccio Parri (Pinerolo, Torino, 19 gennaio 1890 – Roma 8 dicembre 1981), professore, pubblicista, liberalsocialista. Pluridecorato nella prima guerra mondiale, collaboratore de Il caffè e del Corriere della Sera, che lasciò quando il giornale fu espropriato dal regime fascista, fu licenziato da insegnante per aver rifiutato la tessera del partito fascista. Organizzò con Carlo Rosselli e Da Bove l’espatrio clandestino di Filippo Turati; il 15 dicembre 1926 fu arrestato e per «intensa attività socialista, collaboratore di giornali antifascisti italiani e stranieri, favoreggiamento nell’espatrio di Filippo Turati» confinato per 5 anni. Destinato a Ustica, vi giunse tra il 25 maggio e il 2 di giugno 1927 e lì coabitò con Carlo Rosselli, Da Bove e Riccardo Bauer. Il 22 giugno 1927 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Ustica e poi trasferito a Savona per il processo per la cooperazione nell’espatrio di Turati. Scontata la condanna di 10 mesi di carcere, pochi giorni prima del 5 gennaio 1928 fu ricondotto a Ustica e poi, il 12 aprile 1928, trasferito a Lipari. Liberato condizionalmente nel gennaio 1930, diffidato. Arrestato nell’ottobre 1930 per appartenenza a Giustizia e Libertà, assolto dal Tribunale Speciale ma confinato (Lipari, Vallo della Lucania) per 5 anni. Liberato nel novembre 1932, venne nuovamente arrestato nel maggio 1942 e prosciolto dal Tribunale Speciale dopo 7 mesi di carcere. Dopo l'8 settembre, divenne capo del Partito d’Azione capo del CNL nazionale. Da partigiano, col nome di battaglia Maurizio, fu nominato vicecomandante del Comando generale dei Volontari per la Libertà, insieme a Luigi Longo e Raffaele Cadorna, una sorta di guida militare dei partigiani. Arrestato casualmente dai nazisti il 2 gennaio 1945, rimase loro prigioniero fino alla vigilia della Liberazione. Fu il primo Presidente del Consiglio dei Ministri dal giugno a novembre 1945 e parlamentare della Costituente. Nominato senatore a vita dal 1963, rimase sempre coerente con i principi dell’antifascismo.

Carlo Rosselli
Da Bove
Riccardo Bauer
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Lorenzo Da Bove (Savona, 11 agosto 1874 – Savona, 7 maggio 1954), macchinista navale, inventore e imprenditore, socialista. Iscritto al partito socialista dal giugno 1924 dopo la morte di Matteotti, il 17 dicembre 1926 è arrestato per favoreggiamento dell’espatrio clandestino di Filippo Turati e il 25 gennaio 1927 confinato per 5 anni. Arrivò a Ustica il 20 maggio 1927 e coabitò con Carlo Rosselli, Parri e Bauer. Il 22 giugno 1927 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Ustica e poi trasferito a Savona per il processo per la cooperazione nell’espatrio di Turati. Scontata la condanna di 10 mesi di carcere, il 15 dicembre 1927 fu ricondotto a Ustica e poi, il 23 luglio 1928, trasferito a Lipari. Liberato l’8 febbraio 1933. Nel dicembre 1934 emigra in Francia per motivi di lavoro e continua l’attività antifascista divenendo membro del Consiglio Direttivo della L.I.D.U (Lega Italiana per i Diritti dell’ Uomo).

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Riccardo Bauer (Milano, 6 gennaio 1896 – Milano, 15 ottobre 1982), dottore in scienze economiche, pubblicista, liberale democratico. Pluridecorato e invalido della prima guerra mondiale, fu fondatore con Ferruccio Parri di Il caffè, direttore della Società Umanitaria di Milano da cui fu rimosso nel 1924. Il 28 novembre 1926 fu fermato per aver favorito l’espatrio di antifascisti e il 5 maggio 1927 fu arrestato e assegnato al confino per 2 anni ridotti a 1 e destinato a Ustica dove alloggiò con Carlo Rosselli, Da Bove e Parri. Nella stessa casa. Partiti i tre amici, ospitò Nello Rosselli e poi la sorella e la governante. Trasferito a Lipari il 6 gennaio 1928, sarà prosciolto condizionalmente il giorno di Pasqua, il 7 aprile 1928. Arrestato il 30 ottobre 1930 per la sua appartenenza al movimento Giustizia e Libertà e deferito al TSDS, il 3 marzo 1931 venne condannato a 20 anni di reclusione. Il 29 ottobre 1939, a fine pena per cumulo di condoni, fu liberato e inviato al confino di Ventotene per 5 anni. Liberato nel 1943, aderì al Partito d'Azione che nel suo primo congresso clandestino lo elesse membro dell’esecutivo centrale e gli affidò l’incarico di organizzare la lotta armata nel centro Italia. A Roma fu membro del comitato militare del CNL con Luigi Longo e Pertini. Membro della Consulta nazionale ma, deluso dalle divisioni nel partito che era stato costituito per raccogliere l'eredità ideale e politica di "Giustizia e Libertà", nel 1946 abbandonò la politica e si dedicò alla Società Umanitaria, di cui fu presidente fino al 1971. Fu anche presidente della Lega per i diritti dell'uomo. Morì a Milano il 15 ottobre 1982.

Lettera di Bauer ai familiari inviata da Ustica il 2 giugno 1927:

«[…] Rosselli ha affittato un comodo appartamento di 4 locali e me ne ha ceduto uno. Si tratta di locale tipo Ustica, ben inteso. Vi trasporteremo anche la mensa comune, se i nostri progetti potranno essere attuati secondo il programma [ill.le]. Io ho una stanzetta che sembra uno scatolino ma ci sto solo ed ho una finestra che è impagabile. Domina a pieno la Cala di santa Maria, il porto, e spazia sul mare verso la Sicilia e le Eolie lontane che si vedono, quando si vedono […] Non avete idea del godimento che si trova osservando le mutazioni di luce e di calore, non solo del mare, ma delle rocce, delle coste, nel corso, non dico di una giornata, ma di un’ora. E non vi meraviglierete se vi dico che si dedicano molte ore alla pura e semplice contemplazione del mare. […] qui si trova in realtà gente di una cortesia squisita, ma è tutta alle prese con le difficoltà create dalla nuova popolazione, che è arrivata con un largo bagaglio di usi e di abitudini eterodosse che rappresentano pel costume locale un motivo sufficiente perché in tutto si proceda con estrema ponderazione. […] ora ci siamo assestati, due qui e due lì, ed è aumentata l’autonomia individuale e comincia vita nuova. Che però non ci impedirà di fare prima di pranzo una partita a bocce su alla villa Angeloni. E dopo pranzo, prima delle canoniche ventuno, la passeggiata lungo una bella strada che dalla piazza del paese scende alla spiaggia con una curva che domina dall’alto degli scogli il mare verso la Sicilia».

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Nello Rosselli (Roma, 29 novembre 1900 – Bagnoles-de-l'Orne, Francia, 9 giugno 1937), docente universitario, democratico-liberale, studioso del Risorgimento e in particolare di Mazzini e Pisacane. Cofondatore del Non Mollare, fu arrestato il 1° giugno 1927, esonerato dall’insegnamento per attività antifascista e, il 3 giugno successivo, confinato per 5 anni a Ustica, dove arrivò il 4 luglio. Coabitò con Bauer ma, raggiunto dalla moglie, si trasferì in altra abitazione, in via Tabaccara, ora via prof. Calderaro. Sull’isola collaborò nella gestione della biblioteca fondata dai confinati. Durante il confino rifiutò di sottoscrivere una dichiarazione di disimpegno dalla politica propostagli per tornare all’insegnamento. Liberato condizionalmente il 27 gennaio 1928, sarà nuovamente arrestato il 29 luglio 1929 e il 7 agosto successivo confinato come ritorsione per la fuga del fratello Carlo dal confino di Lipari e destinato a Ustica, dove arrivò il 7 agosto (sul suo soggiorno sull'isola lascerà un colorito articolo pubblicato postumo). Il successivo 27 fu trasferito a Ponza, dove il confino sarà materialmente e psicologicamente più duro. Sarà liberato il 4 novembre 1929, ma fino alla morte sarà rigidamente controllato. Fu assassinato con il fratello Carlo il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne da sicari dell’organizzazione terroristica francese La Cagoule su mandato di Mussolini, Ciano e Roatta.

Dichiarazione
Casa con balconi abitata da Riccardo Bauer
Casa con balconi abitata da Riccardo Bauer

«Un pomeriggio, mentre me ne stavo leggendo, entrò il famigerato Cocaina [tenente dei militi] che mise il naso in ogni camera e se ne andò insalutato ospite. [...] il giorno dopo, all'arrivo del piroscafo, fui chiamato in direzione [...] e mi fu chiesto di lasciare il mio alloggio. Rifiutai [...] Poi uscii e dall'alto della piazza, dove la direzione era situata, potei vedere le mie camere occupate da militi e carabinieri [...] sporsi una denunzia per violazione di domicilio contro il capitano dei carabinieri [...] Rientrai in casa, che trovai militarmente occupata dai carabinieri [...] Fui letteralmente buttato fuori casa e il direttore al quale reiterai la mia denunzia aggravata di nuovi particolari, evidentemente impacciato, cercò di calmarmi autorizzandomi a occupare l'appartamento già occupato da Nello Rosselli». (R. Bauer, Quello che ho fatto. Trent'anni di lotte e di ricordi, Laterza, Bari 1987, pp. 68-69).

Maria Palmisano, tabaccaia
Maria Palmisano, tabaccaia

«È impossibile immaginare la vita di Ustica, l’ambiente di Ustica, perché è assolutamente eccezionale, è fuori di ogni esperienza normale di umana convivenza. Potevi tu immaginare cose come questa; senti. Io sono giunto a Ustica il 7 dicembre, dopo 8 giorni di interruzione nell’arrivo del vaporetto e dopo 4 traversate fallite. Ero il quinto confinato che giungeva. Fui avvisato subito di farmi una provvista di sigarette, perché la scorta era agli sgoccioli; andai dal tabaccaio e domandai 10 pacchetti di macedonia (16 lire), mettendo sul banco un biglietto da cinquanta lire. La venditrice (una giovane donna, dall’apparenza assolutamente normale) [Maria Palmisano, moglie di Mirko Caserta, ndr], si maravigliò della mia domanda, se la fece ripetere, prese i dieci pacchetti, li aprì, incominciò a contare le sigarette una ad una, perse il conto, ricominciò, prese un foglio di carta, fece dei lunghi conti con la matita, li interruppe, prese le cinquanta lire, le guardò da ogni parte; finalmente mi domandò chi ero. Saputo che ero un confinato politico, mi consegnò le sigarette e mi restituì le 50 lire, dicendomi che l’avrei potuto pagare dopo aver cambiato il biglietto. Lo stesso fatto si ripeté altrove ed eccone la spiegazione: ad Ustica esiste solo l’economia del soldo; si vende a soldi; si spende mai più di 50 centesimi. Il tipo economico di Ustica è il coatto, che prende 4 lire al giorno, ne ha già impegnato 2 dall’usuraio o dal vinaio e si alimenta con le altre 2, comprando 300 grammi di pane e mettendoci come condimento un soldo di pepe macinato. Le sigarette si vendono una per volta; una macedonia costa 16 centesimi, cioè tre soldi e un centesimo; il coatto che compra una macedonia al giorno, lascia un soldo di deposito e ne sconta 1 cent. al giorno per 5 giorni. Per calcolare il prezzo il calcolo di 100 macedonie, occorreva fare dunque 100 volte il calcolo dei 16 centesimi (3 soldi più 1 cent.) e nessuno può negare che questo sia un calcolo discretamente difficile e complicato. Ed era la tabaccaia, cioè uno dei commercianti più grossi dell’isola».

Estratto da lettera di Gramsci a Tania del 25 aprile 1927

Gramsci
Giuseppe Del Buono, podestà
Giuseppe Del Buono, podestà

«Senti quest’altra (e ti parlo solo di fatti accaduti a me personalmente; e ti parlo dei fatti che credo non siano passibili di censura): venni chiamato negli uffici, dall’impiegato addetto alla revisione della posta in arrivo; mi fu consegnata una lettera a me diretta e mi fu domandato di dare spiegazioni sul contenuto di essa. Un amico mi scriveva da Milano, offrendomi un apparecchio radiofonico e domandandomi i dati tecnici per acquistarlo almeno della portata Ustica-Roma. In verità non capivo la domanda che mi si faceva all’ufficio e dissi di che si trattava; credevano che io volessi parlare con Roma e mi fu negato il permesso di far venire l’apparecchio. Più tardi il podestà mi chiamò per conto suo, e mi disse che il Municipio avrebbe comprato l’apparecchio per conto proprio e perciò non insistetti; il podestà era favorevole a che mi fosse dato il permesso, perché era stato a Palermo e aveva visto che coll’apparecchio radiofonico non si può comunicare».

(Gramsci a Tania, 25 aprile 1927).