Tappa n. 20Da difesa dai corsari a carcere

«Ed ora eccoci in una minuscola ma freschissima cella, circondati dalla fraterna attenzione degli amici».
Carlo Rosselli, confinato politico
Torre Santa Maria adibita a carcere
Torre Santa Maria adibita a carcere

La Torre Santa Maria, come la cala sottostante, prende il nome dalla omonima Chiesa medievale alle Case Vecchie e, assieme alla Torre dello Spalmatore nel versante settentrionale dell'isola, costituì la prima opera di difesa all’avvio dell’ultima colonizzazione dell'isola nel 1763.
Ultimate nel 1765, le due torri furono armate di tre cannoni da 12. Il sistema di difesa adottato prevedeva anche una serie di garitte realizzate lungo la costa dell'isola (vedi foto sul pannello di accesso a questa tappa). La Torre Santa Maria era punto di raccolta delle informazioni provenienti dalle garitte collocate lungo la costa meridionale. Dalla stessa torre erano poi trasmesse alla Falconiera, dove confluivano anche le informazioni delle garitte della costa settentrionale. Da qui, infine, venivano tutte comunicate al Governatore. (v. tappa 9).

Cessato l’uso difensivo, la Torre Santa Maria, nel frattempo acquisita dal Comune, fu modificata e adibita a carcere a gestione comunale. Si provvide a ricavare sulla terrazza soprastante due ambienti: uno, coperto, fu destinato a cella comune e l’altro, senza tetto, a spazio per l'ora d’aria dei carcerati; il ponte levatoio fu sostituito con una scala in muratura e le finestre trasformate a bocca di lupo; furono ricavate celle dotate di cancelli, una delle quali, “di rigore”, nel sottoscala e tanto bassa da non poterci stare in piedi. Nella torre venivano rinchiusi coatti e confinati condannati a pene brevi inflitte dal pretore e i giudicandi in transito per altre carceri.
La torre mantenne la destinazione a carcere sino all’ultima guerra mondiale. Nei primi anni 70 del ‘900 fu restaurata: tolto l'intonaco, furono messi in evidenza i conci di tufo locale, fu eliminato il balconcino sul lato est del primo piano che ospitava i servizi igienici, trasferiti al piano terra, e rifatto il tetto dell’ultimo piano, assorbendo anche la parte nord destinata all’ora d’aria dei carcerati. Furono inoltre sostituiti gli infissi alle grate ed eliminati i cancelli nelle celle del primo piano.
Dal 1976 la torre fu data in uso alla Soprintendenza alle Antichità divenendo deposito dei reperti archeologici rinvenuti sull’isola; nel 1977 vi furono allestite le vetrine dell’embrione del museo civico; nel 1998 divenne sede del primo museo di archeologia subacquea e, nel 2010, sezione del Museo Civico “P. Carmelo Seminara”.

Anche la gemella Torre dello Spalmatore, pur essa ora del Comune, ha avuto diverse destinazioni d'uso: abitazione di privati; caserma dei carabinieri; posto di guardia dell'esercito; ovile; sede dell'Accademia Internazionale delle Attività Subacquee e poi delle attività didattiche della Riserva Marina.

Interno della Torre Santa Maria
Interno della Torre Santa Maria
Il monumento ai carcerati realizzato con grate, finestre a bocca di lupo e manette ritrovate all’interno della torre
Il monumento ai carcerati realizzato con grate, finestre a bocca di lupo e manette ritrovate all’interno della torre

Tra i confinati politici antifascisti, nel dicembre del 1926 Onorato Damen fu il primo a essere rinchiuso nella torre in attesa del trasferimento per un processo e per questo i suoi compagni la battezzarono "Villa Damen": lo seguirono pochi giorni dopo Guido Molinelli e poi Filippo D’Agostino, Fabrizio Maffi e tanti altri. Carcerato illustre per almeno quattro giorni fu anche Carlo Rosselli, che così narrò l’evento alla madre: «[colpiti da mandato di cattura con Ferruccio Parri e Lorenzo Da Bove] ci erano date ventiquattro ore di tempo per costituirci spontaneamente al carcere di Ustica per essere tradotti a Savona; così che a ventiquattro ore scadute, dopo una serie di banchetti e bicchierate d’addio, accompagnati da una vera processione di amici, ci siamo presentati alla porta del castello che già difese a suo tempo Ustica dai Saraceni. Ed ora [venerdì 24 giugno 1927] eccoci in una minuscola ma freschissima cella, circondati dalla fraterna attenzione degli amici, in attesa della traduzione straordinaria già domandata e che avverrà o lunedì o, più probabilmente, mercoledì». Vi scontò la pena inflitta dal pretore anche il confinato Antonino Liuzzo per avere indossato il primo maggio 1928 una cravatta rossa.

Sullo spiazzo antistante nel 1851 il governatore Varriento, interprete spietato della repressione che seguì ai moti del 1848, fece fucilare due giovani coatti (Salvatore Corso anni 21 da Palermo e Rosario Catalano anni 22 da Carini) trovati in possesso di armi bianche.
All’interno della torre è ancora conservato un letto di tortura per lo stiramento del corpo.

Riproduzione da stampa di letto di tortura
Riproduzione da stampa di letto di tortura

Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
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Carlo Rosselli (Roma, 16 novembre 1899 – Bagnoles-de-l'Orne, Francia, 9 giugno 1937), docente di economia politica e giornalista, socialista, poi fondatore di Giustizia e Libertà, iniziò l’attività giornalistica nel 1917. Partecipò alla prima guerra mondiale ed, entrato in rapporto con Salvemini, gettò le basi del suo pensiero federalista. Tenace antifascista, fu fortemente critico del socialismo e tentò di organizzare un movimento politico nuovo, aperto alle varie correnti di pensiero. Fu in contatto con i più eminenti esponenti dell’antifascismo. Aderisce a Italia Libera e nel 1925 fu tra i promotori del Non Mollare. Con Parri e Da Bove fu tra gli organizzatori dell’espatrio clandestino di Turati e altri democratici perseguitati dal fascismo; arrestato, il 15 dicembre 1926 fu mandato per 5 anni al confino di Ustica, dove arrivò il 20 maggio 1927 e dove coabitò con Parri, Da Bove e Bauer. Il 22 giugno 1927 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Ustica e poi trasferito a Savona per il processo per la cooperazione nell’espatrio di Turati. Scontata la condanna di 10 mesi di carcere, fu condotto al confino di Lipari, da dove il 27 luglio 1929 con Emilio Lussu e Fausto Nitti fuggì riparando in Tunisia e da lì in Francia. A Parigi fondò Giustizia e Libertà col proposito di «portare l’azione rivoluzionaria in Italia». Scoppiata la guerra civile in Spagna, formò con Mario Angeloni e Camillo Berneri la colonna di volontari. Recatosi in Francia per un periodo di cure a fine maggio 1937. Il 9 giugno successivo venne assassinato con il fratello Nello a Bagnoles de l’Orne da sicari dell’organizzazione terroristica francese La Cagoule su mandato di Mussolini, Ciano e Roatta.

Angeloni
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Ferruccio Parri (Pinerolo, Torino, 19 gennaio 1890 – Roma 8 dicembre 1981), professore, pubblicista, liberalsocialista. Pluridecorato nella prima guerra mondiale, collaboratore de Il caffè e del Corriere della Sera, che lasciò quando il giornale fu espropriato dal regime fascista, fu licenziato da insegnante per aver rifiutato la tessera del partito fascista. Organizzò con Carlo Rosselli e Da Bove l’espatrio clandestino di Filippo Turati; il 15 dicembre 1926 fu arrestato e per «intensa attività socialista, collaboratore di giornali antifascisti italiani e stranieri, favoreggiamento nell’espatrio di Filippo Turati» confinato per 5 anni. Destinato a Ustica, vi giunse tra il 25 maggio e il 2 di giugno 1927 e lì coabitò con Carlo Rosselli, Da Bove e Riccardo Bauer. Il 22 giugno 1927 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Ustica e poi trasferito a Savona per il processo per la cooperazione nell’espatrio di Turati. Scontata la condanna di 10 mesi di carcere, pochi giorni prima del 5 gennaio 1928 fu ricondotto a Ustica e poi, il 12 aprile 1928, trasferito a Lipari. Liberato condizionalmente nel gennaio 1930, diffidato. Arrestato nell’ottobre 1930 per appartenenza a Giustizia e Libertà, assolto dal Tribunale Speciale ma confinato (Lipari, Vallo della Lucania) per 5 anni. Liberato nel novembre 1932, venne nuovamente arrestato nel maggio 1942 e prosciolto dal Tribunale Speciale dopo 7 mesi di carcere. Dopo l'8 settembre, divenne capo del Partito d’Azione capo del CNL nazionale. Da partigiano, col nome di battaglia Maurizio, fu nominato vicecomandante del Comando generale dei Volontari per la Libertà, insieme a Luigi Longo e Raffaele Cadorna, una sorta di guida militare dei partigiani. Arrestato casualmente dai nazisti il 2 gennaio 1945, rimase loro prigioniero fino alla vigilia della Liberazione. Fu il primo Presidente del Consiglio dei Ministri dal giugno a novembre 1945 e parlamentare della Costituente. Nominato senatore a vita dal 1963, rimase sempre coerente con i principi dell’antifascismo.

Carlo Rosselli
Da Bove
Riccardo Bauer
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Lorenzo Da Bove (Savona, 11 agosto 1874 – Savona, 7 maggio 1954), macchinista navale, inventore e imprenditore, socialista. Iscritto al partito socialista dal giugno 1924 dopo la morte di Matteotti, il 17 dicembre 1926 è arrestato per favoreggiamento dell’espatrio clandestino di Filippo Turati e il 25 gennaio 1927 confinato per 5 anni. Arrivò a Ustica il 20 maggio 1927 e coabitò con Carlo Rosselli, Parri e Bauer. Il 22 giugno 1927 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Ustica e poi trasferito a Savona per il processo per la cooperazione nell’espatrio di Turati. Scontata la condanna di 10 mesi di carcere, il 15 dicembre 1927 fu ricondotto a Ustica e poi, il 23 luglio 1928, trasferito a Lipari. Liberato l’8 febbraio 1933. Nel dicembre 1934 emigra in Francia per motivi di lavoro e continua l’attività antifascista divenendo membro del Consiglio Direttivo della L.I.D.U (Lega Italiana per i Diritti dell’ Uomo).

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Antonino Liuzzo (Tortorici, Messina, 22 gennaio 1896 – Tortorici, Messina, 23 agosto 1970), ragioniere, comunista. Attivo nel partito socialista sin dagli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra, poi comunista e fondatore della sezione del partito nel paese natio, fu più volte arrestato nel 1924-25 per propaganda antifascista e per questo licenziato. Arrestato nel novembre 1926, il 22 dicembre successivo fu confinato per 4 anni, ridotti a 2 e destinato a Ustica, dove fu attivo nella struttura clandestina del partito, occupandosi del soccorso rosso e dello spaccio cooperativo; subì un processo e il carcere per avere indossato una cravatta rossa per la festa del 1° maggio1927 a Ustica. Trasferito a Ponza il 29 luglio 1928, fu condannato a 3 mesi di reclusione per protesta collettiva (a Ponza). Liberato il 10 febbraio 1929, fu vigilato. Arrestato per propaganda comunista nel settembre 1942 (tra le motivazioni l’aver dato al figlio il nome di Ninel, anagramma di Lenin), confinato per 5 anni, ma ricoverato in ospedale per gravi condizioni di salute. Liberato dopo l'agosto 1943 in seguito alla caduta del fascismo, si spese per ricostituire nel paese natio la sezione del partito e della Camera del lavoro.

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Onorato Damen (Monte San Pietrangeli, Fermo, 4 dicembre 1893 – Milano, 14 ottobre 1979), pubblicista, socialista attivo dall’anteguerra nel campo politico, giornalistico, sindacale, segretario della Camera del lavoro di Pistoia, fu tra i fondatori del PCd’I. Segretario della Camera del Lavoro di Pistoia nel 1921, fu allontanato dai fascisti «per la sua pericolosa azione di propaganda antinazionale». Nel 1924 è eletto deputato comunista in Toscana e sostenne le posizioni bordighiste al III Congresso del PCd’I a Lione. Dichiarato decaduto da parlamentare, fu arrestato il 9 novembre 1926 e il 23 successivo assegnato per 5 anni al confino di Ustica dove giunse il 7 dicembre 1926 alla catena con Gramsci, Molinelli e Candelora Carmignano. A Ustica fu arrestato il 16 dicembre 1926 e fu il primo a essere rinchiuso nella Torre Santa Maria, che da allora i confinati chiamarono Villa Damen. Partito da Ustica il 17 o il 18 dicembre 1926, fu trasferito a Firenze. Processato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, fu condannato a 12 anni di reclusione che scontò a Pallanza, Civitavecchia e Pianosa. Espulso dal PCd’I nel 1930 con Bordiga, sarà amnistiato il 15 dicembre 1936 e ,«rimasto comunista irriducibile», sarà sorvegliato sino alla caduta del fascismo e più volte fermato. Allo scoppio della guerra nel 1940 venne internato a Istonio, Mercogliano e Varenna. Nel 1943, insieme ad altri, fondò il Partito Comunista Internazionalista, aderendo alle posizioni della sinistra comunista rappresentate da Bordiga. Nel 1952 Damen divenne l’esponente del nuovo raggruppamento PCInt-Battaglia comunista.

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Guido Molinelli (Chiaravalle, Ancona, 27 settembre 1894 – Roma, 6 gennaio 1964), fisico matematico e pubblicista, socialista, partecipò ai moti di Ancona del 1920. Nel 1921 aderì al PCd’I e fu nominato segretario della Camera del Lavoro di Ancona, più volte fermato e arrestato. Nel 1924 venne eletto deputato nelle liste del partito. Dichiarato decaduto il 9 novembre 1926, venne arrestato e il 18 dello stesso mese assegnato per 5 anni al confino di Ustica, dove arrivò il 7 dicembre 1926 assieme a Gramsci, Onorato Damen e Candelora Carmignano. A Ustica venne arrestato il 27 dicembre su ordine della Magistratura romana e rinchiuso nel locale carcere di Torre Santa Maria. Partirà il giorno successivo per Roma, dove il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato lo condannerà a 14 anni di carcere. Amnistiato nel 1932 nel decennale della marcia su Roma, sarà sottoposto a libertà vigilata. Nel 1940 venne arrestato e internato nel campo di Istonio, dove incontrò Scalarini, Damen e Lauriti, e poi a Gissi. Dopo l’8 settembre riparò a Bari e riprese contatti col partito e con il CLN. Nel 1944 sarà Sottosegretario all’Industria e Commercio dei governi Bonomi e capo gabinetto del Vice Presidente del Consiglio Palmiro Togliatti. Nel 1945 venne dapprima nominato membro della Consulta e successivamente membro della Assemblea Costituente; sarà senatore nella I e nella II legislatura, e sindaco di Chiaravalle dal 1948 al 1961

Scalarini
Gramsci
Damen
Carmignano
Lauriti
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Filippo D’Agostino (Gravina in Puglia, Bari, 15 marzo 1885 – Hartheim, Austria, 14 luglio 1944), impiegato, comunista. Settimo di nove figli di famiglia benestante, frequentò la facoltà di giurisprudenza, che abbandonò per divenire nel 1910 ferroviere. Impegnato con ruolo di primo piano nella sinistra rivoluzionaria di Napoli, secondo solo a Bordiga, antinterventista durante la prima guerra mondiale, nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. Nel 1922, attivista sindacale con Di Vittorio, consigliere comunale a Bari, costretto a fuggire a Trieste dove fu fiduciario del partito e redattore di Il lavoratore comunista, licenziato per motivi politici dalle ferrovie. Denunziato per insurrezione contro i poteri dello stato nel febbraio 1923, fu assolto perché il fatto non sussiste. Nel 1924-26 è membro della direzione del PCdI. Arrestato il 24 novembre 1926, fu confinato per 5 anni a Ustica, dove giunse l’11 dicembre 1926. Mentre era al confino, il 10 marzo 1927, fu arrestato, deferito al Tribunale Speciale per attività comunista svolta negli anni precedenti e condannato a 4 anni di reclusione. Scarcerato il 9 marzo 1930, fu rinviato al confino a Ponza, dove l’8 dicembre successivo fu arrestato per aver promosso proteste collettive e condannato a 3 mesi di reclusione. Prosciolto il 24 febbraio 1932, fu iscritto nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze. Durante l’occupazione dei tedeschi, a Roma fu animatore della Resistenza. Il 19 dicembre 1943, arrestato e recluso a Regina Coeli, il 4 gennaio 1944 fu deportato nel campo di Mauthausen, dove organizzò un comitato clandestino con altri internati e un tentativo di evasione. Scoperto, fu bastonato a sangue, asfissiato nella camera a gas e incenerito nel crematorio del Castello di Hartheim. Nel 1955 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi gli conferì la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.

Bordiga
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Fabrizio Maffi (San Zenone al Po, Pavia, 2 ottobre 1868 – San Zenone al Po 23 febbraio 1955), medico specialista nell’organizzazione dei sanatori per tubercolosi e autore di molte opere scientifiche, fu tra i fondatori del Partito Socialista. Condannato nel 1898, espatriò in Svizzera. Fu eletto deputato nel 1913, nel 1919, nel 1921 e nel 1924. Inserito nel gruppo dei «terzinternazionalisti», nel 1924 fu espulso dal PSI; passato al PCd’I fu cooptato nel Comitato Centrale. Più volte aggredito dai fascisti anche all’interno del Parlamento, fu dichiarato decaduto e arrestato nella sua casa a Cavi di Lavagna l’8 novembre 1926. Il 18 successivo fu condannato a 5 anni di confino e destinato a Pantelleria dove arrivò il 30 novembre. Trasferito a Ustica, vi giunse il 18 febbraio 1927 con la figlia Bruna diventando punto di riferimento per i comunisti. Sull'isola continuò a essere, come in tutta la sua vita, «medico dei poveri». Lo testimoniò anche il sacerdote Ailara al giudice: «il Maffi, noto per la sua fama di valente medico, riceveva spesso in casa per visitare usticesi, confinati, coatti, arabi ed anche villeggianti». Arrestato il 1° aprile 1927, fu rinchiuso nel carcere dell’isola sino al successivo 9, poi trasferito a San Vittore in attesa di giudizio del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato rimanendovi un anno e mezzo. Assolto il 10 ottobre 1928, dovette riprendere la via del confino a Campagna (Salerno) dal 19 giugno 1929 e a Bernalda (Matera) dal 7 maggio 1930. Per motivi di salute scontò l’ultimo anno di confino a Cavi di Lavagna dal 29 giugno 1930 al 9 novembre 1931, ma restò sottoposto a vigilanza speciale sino al 1943, quando espatriò in Svizzera. Rientrato in Italia nel luglio 1945, fece parte della Consulta Nazionale e poi della Assemblea Costituente. Il 2 giugno 1946 fu eletto nel primo collegio di Milano, quindi senatore di diritto nella prima legislatura repubblicana.