Tappa n. 3L’albergo dei confinati

«L’Albergo dell’Angelo prende il nome dal proprietario, tale Angeluzzo, aitante figura moresca d’uomo di mare».
Alfredo Misuri
Borgo San Francesco
Borgo San Francesco

Il rione Borgo San Francesco si è aggiunto al centro abitato progettato a scacchiera dall’ingegnere militare Giuseppe Valenzuola nella seconda metà del ‘700. Fu edificato tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 per soddisfare le necessità abitative della popolazione che era cresciuta anche per l’arrivo di pescatori dalla costa palermitana e trapanese. Il Borgo si è sviluppato non ordinatamente lungo la via San Francesco al Borgo e la parallela via Macello Vecchio, protendendo il paesino verso il mare. Nel 1961 le case più prossime al mare furono abbattute e così anche quelle dei pescatori allineate sulla via della Marina.
Il toponimo San Francesco fu suggerito dai Cappuccini, che servirono la Chiesa di Ustica dal 1773 al 1815.

Questa casa, nel 1926, anno di inizio del confino di polizia fascista, era l’albergo per i confinati: due stanze, una dentro l’altra, e uno stanzino nell’andito, letti di ferro, materasso di paglia, cuscino, lenzuola e coperta forniti dalla direzione della Colonia, una brocca fornita dal proprietario, un cucinino e una sala da toilette indegni di tale nome, finestre con spifferi. La camera grande conteneva tre letti, poche sedie, un tavolo che serviva per mangiare, leggere, scrivere e giocare a carte. Gramsci vi alloggiò per almeno due notti per poi trasferirsi in casa Manfrè, in via Sindaco I° 27 (tappa n. 7) dove coabitò con Bordiga e altri. Gramsci al suo arrivo era stato alloggiato in un camerone-dormitorio per confinati comuni. L’albergo dell’Angelo era al Borgo, quartiere all’epoca abitato da pescatori e confinati. La sua facciata fu realizzata nel 1928 da Paolo Conca, ex deputato socialista confinato politico. Il proprietario era l’usticese Angelo Martucci.
Nella casa piano terra affiancata all’albergo c’era la bettola gestita dallo stesso Martucci, che era anche pescatore, proprietario di veliero, trasportatore di merci a/da Palermo, commerciante, ristoratore e albergatore, professioni tutte approssimate.
La lapide apposta sulla facciata dell'albergo indica l’abitazione in un primo momento erroneamente individuata come quella in cui Gramsci coabitò con Bordiga.

Albergo dei confinati su edificio a due piani
Albergo dei confinati su edificio a due piani
Sacco e Vanzetti. La prima protesta
Sacco e Vanzetti. La prima protesta

Al Borgo l’anarchico Spartaco Stagnetti gestiva la trattoria per confinati Miramare con vista sulla cala Santa Maria. Era un modo per mantenere la sua numerosa famiglia rimasta a Roma. Il 15 agosto 1927 per difendere il portafogli di un cliente, Stagnetti venne ucciso da un coatto che i confinati politici ritennero istigato dai Militi. L’omicidio segnò una svolta nella vita della colonia confinaria: la polizia non consentì la partecipazione dei politici ai funerali e il feretro fu portato sotto scorta armata di notte al cimitero e, ancora di notte e con scorta, dopo qualche tempo la salma fu trasferita a Roma. I confinati per protesta si autoconsegnarono per 24 ore nei cameroni e nelle proprie abitazioni. Fu questa la prima protesta nelle isole del confino. Un'analoga protesta fu ripetuta pochi giorni dopo per la morte di Sacco e Vanzetti.

Da lì a poco, le misure coattive nella colonia usticese si inasprirono anche in conseguenza di una migliore messa a punto della macchina repressiva del regime, dapprima molto confusa e caotica. Rientrano in quest’ottica la sostituzione del direttore Sortino, accusato di eccessiva permissività, con il più duro e “politico” Buemi. Come pure l'ostilità manifestatesi nella emergente classe dirigente locale nei confronti del podestà Giuseppe Del Buono che, da segretario della Colonia, fu accusato di aver favorito i politici. Del Buono dovette fuggire dall'isola e poi licenziato dal Ministero. A ciò si aggiunse un maggiore attivismo del centurione della milizia Memmi che, giovandosi di sedicenti infiltrati, formulò la grave falsa accusa, condivisa dalla polizia e dai carabinieri, di un complotto insurrezionale contro i poteri dello Stato ordito dai politici. Bordiga e altri 55 confinati politici il 10 ottobre 1927 vennero per questo arrestati e incarcerati all’Ucciardone. Dopo dieci mesi verranno assolti dal Giudice Istruttore con formula piena, ma dovettero riprendere la via del confino a Ponza o a Lipari nel frattempo riorganizzate con maggior rigore. A Ponza ritrovarono il centurione della milizia Memmi, protagonista a Ustica dell’accusa che provocò gli arresti, ora promosso seniore e nominato podestà.

10 ottobre 1927. L’arresto di 56 confinati
10 ottobre 1927. L’arresto di 56 confinati
Passeggeri affollati sulla spiaggia in attesa di imbarcarsi. Un pontile di legno mobile (un piano inclinato di legno su due ruote con un lato sull’asciutto della sabbia) consentiva con un saltello di salire sulla barca a remi che li porterà sotto bordo alla nave all'ancora al centro della cala; dalla barca accostata sul fianco della nave si saliva a bordo utilizzando una scaletta mobile.Un’operazione complessa che impegnava i marinai in servizio sulla barca
Passeggeri affollati sulla spiaggia in attesa di imbarcarsi. Un pontile di legno mobile (un piano inclinato di legno su due ruote con un lato sull’asciutto della sabbia) consentiva con un saltello di salire sulla barca a remi che li porterà sotto bordo alla nave all'ancora al centro della cala; dalla barca accostata sul fianco della nave si saliva a bordo utilizzando una scaletta mobile.Un’operazione complessa che impegnava i marinai in servizio sulla barca
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Antonio Gramsci (Ales, Oristano, 12 gennaio 1891 – Roma 27 aprile 1937), giornalista, deputato dichiarato decaduto, comunista. Frequentò le scuole elementari a Ghilarza intervallando lo studio con lavori per sostenere le precarie condizioni economiche della famiglia; frequentò il ginnasio a Santu Lussurgiu e il liceo a Cagliari dove si era trasferito il fratello Gennaro, che lo iniziò alle idee socialiste. Nel 1911, conseguita la licenza liceale e guadagnata una borsa di studio, si trasferì a Torino per frequentare la facoltà di Lettere e Filosofia. Iscritto al partito socialista, divenne collaboratore del Grido del popolo e poi redattore dell’Avanti! Nell’aprile 1919 fondò il settimanale Ordine Nuovo divenendone direttore nel gennaio 1921, allorché la rivista si trasformò in quotidiano. Tra i fondatori del PCd’I nel gennaio 1921, a seguito della scissione di Livorno nel XVII Congresso del P. S. I.; nel febbraio 1923 fu colpito da mandato di cattura per insurrezione contro i poteri dello Stato mentre si trovava a Mosca dove era giunto nel 1922 come rappresentante del partito comunista italiano nell’Internazionale. Nel 1923, trasferitosi da Mosca a Vienna per seguire più da vicino la riorganizzazione del partito dopo gli arresti di parte del Comitato esecutivo e di numerosi dirigenti locali denunciati per complotto contro la sicurezza dello Stato, ne divenne figura preminente. Nel febbraio 1924, su sue indicazioni, viene stampato a Milano il primo numero del quotidiano l’Unità, che nel titolo da lui proposto enuncia il tema dell’alleanza tra la classe operaia del Nord e le masse contadine del Sud; nell’ aprile dello stesso anno fu eletto deputato e, in maggio, rientrerà in Italia; in agosto verrà eletto segretario generale del PCd’I. Dichiarato deputato decaduto, l’8 novembre 1926 venne arrestato e con decisione del 18 novembre 1926 inviato al confino di Ustica per 5 anni. Giunse sull’isola il 7 dicembre 1926, ma il 20 gennaio 1927 fu trasferito in carcere a Milano, a disposizione del Tribunale Speciale e condannato, nel 1928, a 20 anni, 4 mesi, 5 giorni di reclusione, subendo carcerazioni e trasferimenti tra le varie carceri (Milano, Turi, Civitavecchia). Il 7 dicembre 1933, per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, fu tradotto dal carcere di Turi nella clinica Consumano in Formia e il 25 ottobre1934 liberato condizionalmente per amnistia. Morì a Roma nella clinica Quisisana il 27 aprile 1937. Del periodo del carcere rimane il patrimonio culturale, politico e umano rappresentato dai Quaderni e dalle Lettere. Al confino di Ustica Gramsci ideò la scuola di cultura per confinati che impiantò con Bordiga, con il quale coabitò, concorrendo anche nella organizzazione delle mense autogestite; da queste iniziative scaturiranno le altre attività cooperativistiche che costituiranno la prima idea di resistenza organizzata al regime fascista.

Mense
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Amadeo Bordiga (Ercolano, Napoli, 13 giugno 1889 – Formia, Latina, 23 luglio 1970), ingegnere, giornalista, socialista dal 1910, nel 1921 fu tra i fondatori del PCd’I e suo leader indiscusso. Arrestato a Roma il 26 ottobre 1923, grazie alla sua eloquenza viene assolto; liberato riprende con fervore l’attività. Sconfitto nella battaglia interna al partito, si dimise dal Comitato Centrale costituendo un gruppo di minoranza nel 1924 quando fu nominato segretario Antonio Gramsci. Arrestato a Napoli il 20 novembre 1926, il 22 fu condannato a 3 anni di confino a Ustica dove giunse il 9 dicembre 1926. A Ustica coabitò con Gramsci e con lui organizzò sin dai primi giorni la scuola dei confinati e le mense autogestite. Durante la sua permanenza sull’isola fu protagonista attivissimo nella conduzione della scuola e in molte attività dei confinati. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 55 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il 1° agosto 1928, prosciolto, venne trasferito a Ponza. Liberato il 21 novembre 1929. Espulso dal PCI nel 1930 per la sua attività frazionistica trotzkista, si ritirò a vita privata astenendosi dall’attività politica pur restando coerente alla sua fede marxista. Resterà vigilato sino al 1943, nonostante fosse stato espulso dal PCI. A Ustica Gramsci e Bordiga consolidarono una forte e sincera amicizia. Bordiga ricordò quegli anni nell’intervista rilasciata a Osser nel giugno 1970: «I rapporti di amico, oltre che di compagno, che avevo sempre avuto con Antonio che certamente meritava tutta la mia ammirazione, furono sempre cordialissimi. La nostra ultima convivenza in ambiente che ben può dirsi di partito, risale all'anno 1926, quando entrambi fummo condotti al confino nell'isola di Ustica. In quel periodo, allorché con un uditorio di altri confinati veniva in discussione un problema che interessasse i nostri principii e il nostro movimento, Antonio ed io, come per una tacita intesa, ci offrivamo di illustrare ai presenti la visione che l'altro propugnava sul tema esaminato. Con ciò, è chiaro che nessuno dei due voleva in qualche modo attenuare il proprio dissenso dal pensiero dell'altro e della sua corrente. La doppia esposizione si concludeva di regola con una reciproca conferma, chiesta ed ottenuta, di avere bene interpretato l'insieme delle concezioni dell'altro».

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Paolo Conca nato a San Bonifacio (Verona) il 17 ottobre 1888, muratore, socialista. Impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori soprattutto delle campagne, fu cofondatore nel 1912 della sezione del Partito Socialista a San Bonifacio; deputato dal 1919 e primo sindaco socialista di San Bonifacio (poi dimessosi per incompatibilità con la carica parlamentare). Ripresentatosi alle politiche del 1924, venne eletto e dichiarato decaduto il 9 novembre 1926; arrestato dieci giorni dopo, il 19 novembre 1926 gli furono comminati 5 anni di confino e destinato a Ustica. A Ustica coabitò con Gramsci e Bordiga ma, dopo l’arrivo della moglie, si trasferì in una casetta. Liberato condizionalmente il 16 novembre 1928, fu sottoposto all’obbligo della libertà vigilata. Si trasferirà a Torino dove accetterà il lavoro offertogli dal suo compagno di confino usticese e di partito Giuseppe Romita. Nel 1946 ritorna a San Bonifacio dove morì il 25 ottobre 1968.

Enrico Ceschi Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 15 ottobre 1892, avvocato, comunista, arrestato il 10 novembre 1926 per attività antifascista, gli vennero comminati 2 anni di confino, poi ridotti a uno. Destinato a Ustica fu poi trasferito a Favignana. Liberato il 19 novembre 1927.

Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
Angelo Martucci
Angelo Martucci

«L’albergo dell’Angelo è una minuscola casetta che prende nome dal proprietario, tale Angeluzzo aitante figura moresca d’uomo di mare che commercia di tutto un po’, dal carbone al sale da cucina, agli oggetti casalinghi più disparati.
Una stanzetta terrena serviva da mescita ed era sempre affollata dai “coatti” della “
paranza”, un’altra era il deposito-rivendita. Al di sopra, un andito, due stanze una dentro l’altra, e uno stanzino, costituivano l’”albergo”. Nell’andito c’era un senese, comunista, credo. In una delle due stanze, la più piccola, c’erano i due avvocati comunisti Ceschi di Aulla e Ciccotti di Roma. Nella stanza più grande, dove c’era un letto anche per me, dormivano l’anarchico napoletano Vanguardia e qualche altro di cui mi sfugge il nome. […] I letti erano sorta di brande di legno sulle quali poggiava un pagliericcio; lenzuola e coperte carcerarie erano fornite dalla direzione di polizia; una brocca di terra cotta di quelle importate nell’isola da Angeluzzo, era posta accanto a ciascun letto; un tavolo nella stanza più grande serviva alle lunghe partite a carte, alle quali non partecipavo, e che finivano sempre con le strida del piccolo Ceschi, litigioso giocatore e pestifero fumatore di “toscano”»
A. Misuri, “AD BESTIAS!” (Memoria d’un perseguitato), Roma durante l’occupazione tedesca, 1944, pp. 203-204.

Ceschi
Vanguardia
Misuri
Ciccotti
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Spartaco Stagnetti (Roma, 4 dicembre 1880 – Ustica, Palermo, 15 agosto 1927), ferroviere, anarchico. Schedato dal 1899, dirigente della CGIL a Roma, fu arrestato nel gennaio 1927 e confinato per 5 anni a Ustica dove per sostenere la numerosa famiglia aprì una modesta trattoria all’interno della quale, il 15 agosto 1927, fu ucciso da un coatto da lui sorpreso a rubare. L’omicidio ebbe molto clamore sia nella colonia confinaria che sulla stampa estera e venne addebitato al clima di invidie, risse e delazioni creato dalla milizia e dalla polizia. L’episodio viene subito messo a tacere e l’assassino allontanato segretamente dalla colonia. Scriverà Mario Angeloni nel suo memoriale al Giudice Istruttore del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato che dal maggio erano stati mandati tra i confinati politici individui «che non avevano mai avuto nulla a che fare con la politica e che sarebbero stati bene in mezzo ai coatti comuni […] inoltre da vario tempo i coatti erano messi su e sobillati contro i confinati politici, […]. L’omicidio del confinato Stagnetti fu la dolorosa conferma di ciò, se pur sembrò essere dovuto a futile motivo; io credo che molte cose edificanti si sarebbero potute scoprire in proposito, se non si fosse invece fatto di tutto pur di mettere a tacere la cosa e per non cercarne le vere cause». I confinati politici, impediti a seguire il suo funerale, per protesta si autoconsegnarono nelle loro abitazioni per 24 ore. La salma portata nottetempo al cimitero, dopo pochi giorni fu trasferita con un motoscafo a Roma.

Angeloni
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Alfredo Misuri (Perugia 17 maggio 1886¬ – Roma 18 luglio 1951), docente di zoologia, fu uno dei fondatori del Fascio di Combattimento di Perugia e, con le elezioni del 1921, deputato nelle liste del fascismo. Già nel 1922 «per serbar fede alla idea prima del fascismo» abbandonò il partito per aderire al movimento nazionalista ma, quando nel 1923 il gruppo nazionalista confluì nel Partito Nazionale Fascista, Misuri non lesinò le sue critiche contro le violenze fasciste e le gerarchie del partito. In coerenza col suo essere liberale e filomonarchico, il 29 maggio del 1923 pronunziò alla Camera, malgrado il divieto di Mussolini, un discorso di «opposizione fascista» con cui criticò severamente la dittatura e la «degenerazione fascista», sostenendo la netta separazione tra stato e partito, la sovranità del Parlamento e la pluralità dei partiti. Il suo intervento gli costò, la sera stessa nei pressi di Montecitorio, una pesante aggressione di squadristi che lo costrinse al ricovero in ospedale. Seguirono espulsione dal partito, invettive, sanzioni e pestaggi, fino alla carcerazione a Regina Coeli. Nel maggio 1927 fu assegnato al confino in Ustica. Seppur confinato perché dissidente, veniva guardato con diffidenza dai compagni di pena di sinistra e fece vita molto appartata, frequentando il generale di corpo d’armata Roberto Bencivenga, deputato dell’opposizione costituzionale, anche lui confinato, Nello Rosselli e pochi altri; a Ustica sarà raggiunto dalla moglie. Per una distorsione e frattura del malleolo sinistro non curato divenne zoppo. Quando la colonia usticese dei confinati venne smembrata, Misuri fu trasferito a Ponza: il 23 agosto 1929 fu uno degli ultimi confinati politici a lasciare Ustica.

Proprio ad Ustica, nel «tedio della deportazione», scrisse la maggior parte delle sue memorie, più tardi raccolte sotto il titolo latino “Ad bestias!” (Memorie d'un perseguitato), che richiama la spietata condanna a essere sbranati dalle bestie, inflitta dagli antichi romani. Nel dopoguerra s’impegnò a favore della monarchia. Morì in povertà.

Bencivenga
nellorosselli