Tappa n. 14I "cameroncini" per le donne

«Tamo daleko (Laggiù lontano)
Daleko kraj mora (lontano dal mare)
Tamo je ljubav moja (laggiù c'è il mio amore)
Tamo je selo moje (laggiù c’è il mio paese)».

Canto degli internati di etnia slava a Ustica nel 1942/43
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Cava di tufo. Disegno di L. S. D’Asburgo.
Cava di tufo. Disegno di L. S. D’Asburgo
Via Petriera, dal siciliano Pirrera o Pitrera, ossia cava di pietra. Infatti nella parte prossima alla Tramontana esisteva una grande cava di tufo, testimoniata da un disegno di L. S. d’Asburgo.
Altre cave di conci di tufi sono state aperte alle falde della Falconiera. La più grande era quella impiantata lungo la via della Mezzaluna.
Il cameroncino di Via Petriera
Il cameroncino di Via Petriera

Questa di Via Petriera è una delle otto casermette costruite nel 1934 come posti di blocco all’uscita dal centro abitato per impedire ai confinati l’accesso alle campagne. Nel 1942/43, la preesistente colonia confinaria di Ustica fu adibita a campo di internamento per civili provenienti sia da territori nazionali del nord est sia dalla Slovenia, dalla Croazia e dai Balcani, in seguito alla politica di italianizzazione forzata e alla occupazione militare italiana di quelle terre contrastate dalla dissidenza e dalla resistenza armata. Al 20 maggio 1943, tra confinati e internati erano sull’isola in 2.622: 1.313 erano internati sloveni, croati, montenegrini, albanesi e greci; 509 confinati comuni; 172 confinati politici antifascisti fra cui reduci della guerra civile spagnola; 628 assenti perché in carcere a Palermo, malattia o licenza. Il sovraffollamento era drammatico se si pensa che nel centro abitato, oltre ai 1.242 isolani, vivevano 84 soldati, 13 marinai italiani, 180 militari tedeschi e un paio di centinaia fra poliziotti e carabinieri. Un arrivo così numeroso di internati pose alla colonia problemi per la loro ospitalità e si rese pertanto necessario adibire sei casermette a “cameroncini”, dormitori soprattutto per le 81 donne internate (75 di etnia slava e 6 italiane). Alla utilizzazione di alcune casermette come dormitori si era ricorsi anche in precedenza per le donne confinate. Continuarono a mantenere la stessa funzione questa casermetta e quella sulla strada di accesso alla Torre Santa Maria. Oggi le casermette hanno una destinazione turistica.

La lapide posta più indietro sul muro della strada ricorda la breve visita fatta il 13 maggio 1906 dal re Vittorio Emanuele III e dalla regina Elena per confortare la popolazione che, evacuata a Palermo per violenti terremoti, era da poco rientrata nell'isola e stentava a riorganizzare la propria vita. Ma la foto sul pannello, scattata qualche mese dopo, sembra mostrare un ritorno alla normalità della comunità.

Terremoto del 1906. La visita dei Reali
Terremoto del 1906. La visita dei Reali
Ustica 1927. Le famiglie Romita e Bacchetti
Ustica 1927. Le famiglie Romita e Bacchetti

La seconda casa più avanti sulla sinistra nel 1927 fu abitata da Giuseppe Romita ed era l’unica abitazione di confinati consentita oltre il limite imposto. Romita, capo dei socialisti, ebbe un ruolo di spicco sull’isola: oltre a insegnare nella scuola dei confinati, contribuì con una donazione di mille lire per finanziare lo spaccio a prezzi controllati in cui si approvvigionavano le mense autogestite, ma anche le guardie e qualche famiglia usticese; contribuì inoltre anche alle spese per l’istituzione della biblioteca dei confinati e si distinse per generosità verso chiunque fosse in difficoltà. Nominato Ministro dei lavori pubblici nel governo Parri, Romita, su richiesta della sindaca Anna Notarbartolo, finanziò la fognatura di cui l’isola ancora nel 1945 era ancora priva. Fu la prima opera pubblica realizzata a Ustica dallo Stato repubblicano. Per gratitudine il Consiglio comunale propose di dedicargli la via Petriera, ma la modifica non fu mai formalizzata presso gli uffici competenti.

Nella foto sono stati riconosciuti da Angelina Ailara Natale, Dario Caserta e Maria D'Anna, da sinistra: in prima fila, i bambini Teresa Caserta, Gaetano Caserta, Giacomo Caserta, Bartolomeo Battifora; alle loro spalle, Gemma Mancuso; in seconda fila sedute, Rosa Anna Compagno, Rosa Da Silva, Maria Carolina Battifora con il figlio Mirko Caserta, non individuata, Cesira Argia Battifora, alla sue spalle Augusta Armida Cesira Battifora e alla sua destra il fratello del parroco Pietro Mancuso, Anna Notarbartolo Favaloro con il figlioletto Andrea in braccio e a fianco il marito Antonino Favaloro; in quarta fila, Domenico Luigi Caserta col figlioletto Gaetano; in ultima fila, Salvatore Caserta (terzo).

Ustica 1906. Foto di famiglie in abiti eleganti scattata qualche mese dopo il rientro da Palermo, dove l’intera popolazione era stata evacuata per i timori del terremoto
Ustica 1906. Foto di famiglie in abiti eleganti scattata qualche mese dopo il rientro da Palermo, dove l’intera popolazione era stata evacuata per i timori del terremoto
Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
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Ferruccio Parri (Pinerolo, Torino, 19 gennaio 1890 – Roma 8 dicembre 1981), professore, pubblicista, liberalsocialista. Pluridecorato nella prima guerra mondiale, collaboratore de Il caffè e del Corriere della Sera, che lasciò quando il giornale fu espropriato dal regime fascista, fu licenziato da insegnante per aver rifiutato la tessera del partito fascista. Organizzò con Carlo Rosselli e Da Bove l’espatrio clandestino di Filippo Turati; il 15 dicembre 1926 fu arrestato e per «intensa attività socialista, collaboratore di giornali antifascisti italiani e stranieri, favoreggiamento nell’espatrio di Filippo Turati» confinato per 5 anni. Destinato a Ustica, vi giunse tra il 25 maggio e il 2 di giugno 1927 e lì coabitò con Carlo Rosselli, Da Bove e Riccardo Bauer. Il 22 giugno 1927 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Ustica e poi trasferito a Savona per il processo per la cooperazione nell’espatrio di Turati. Scontata la condanna di 10 mesi di carcere, pochi giorni prima del 5 gennaio 1928 fu ricondotto a Ustica e poi, il 12 aprile 1928, trasferito a Lipari. Liberato condizionalmente nel gennaio 1930, diffidato. Arrestato nell’ottobre 1930 per appartenenza a Giustizia e Libertà, assolto dal Tribunale Speciale ma confinato (Lipari, Vallo della Lucania) per 5 anni. Liberato nel novembre 1932, venne nuovamente arrestato nel maggio 1942 e prosciolto dal Tribunale Speciale dopo 7 mesi di carcere. Dopo l'8 settembre, divenne capo del Partito d’Azione capo del CNL nazionale. Da partigiano, col nome di battaglia Maurizio, fu nominato vicecomandante del Comando generale dei Volontari per la Libertà, insieme a Luigi Longo e Raffaele Cadorna, una sorta di guida militare dei partigiani. Arrestato casualmente dai nazisti il 2 gennaio 1945, rimase loro prigioniero fino alla vigilia della Liberazione. Fu il primo Presidente del Consiglio dei Ministri dal giugno a novembre 1945 e parlamentare della Costituente. Nominato senatore a vita dal 1963, rimase sempre coerente con i principi dell’antifascismo.

Carlo Rosselli
Da Bove
Riccardo Bauer
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Giuseppe Romita (Tortona, Alessandria, 7 gennaio 1887 – Roma, 15 marzo 1958), ingegnere, socialista massimalista. Antimilitarista. Fu segretario della sezione socialista di Torino, consigliere comunale dal 1914 al 1923 e direttore del Grido del popolo, deputato dal 1919 al 1924 e membro della direzione del PSI. Dichiarato decaduto il 9 settembre 1926, venne arrestato il giorno dopo e il 22 dello stesso mese venne assegnato al confino per 5 anni con destinazione Pantelleria, dove giunse il 13 dicembre. Trasferito a Ustica, vi arrivò il 21 febbraio 1927. Sarà lì raggiunto dalla moglie e dai figli e abitò nella casa Barraco (ora Caserta Giardina). A Ustica fu molto attivo nella scuola di cultura dei confinati ideata da Gramsci e insegnò storia dell’arte e materie professionali; sostenne con contributi economici l’impianto della cooperativa di consumo e della biblioteca, il funzionamento della scuola e aiutò singoli confinati bisognosi. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, il I° agosto 1928 venne trasferito a Ponza, dove giunse il 4 successivo; prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza depositata il 19 novembre 1928. Liberato condizionalmente il 1° settembre 1929 ed espulso dall’ordine degli ingegneri, venne nuovamente arrestato nell’agosto 1931 e confinato per 5 anni a Veroli. Liberato condizionalmente nel 1933. Nel 1942 fu segretario del ricostituito PSI e poi del PSIUP e, dopo l’8 settembre 1943, membro del CNL. Dopo la Liberazione fu membro della Consulta Nazionale, Senatore nella I legislatura e Deputato nella seconda; fu Ministro dei Lavori Pubblici nel governo Parri e Ministro dell’Interno nel I° governo De Gasperi (gestì con equilibrio il referendum istituzionale del 2 giugno 1946) e ancora ministro nei governi successivi. Gli usticesi lo ricordano perché, memore dell’accoglienza riservatagli durante la sua esperienza di confino sull’isola, nel 1947 finanziò la prima rete fognante dell’isola. Il consiglio comunale di Ustica gli dedicò una strada (la Via Petriera dove lui abitò): la notizia è tratta dai verbali Consiglio comunale, ma la decisione del Consiglio non venne sottoposta all’approvazione dell’apposita Commissione per l’onomastica stradale, quindi non ha prodotto effetti; la notizia conferma inoltre la corretta individuazione della casa da lui abitata.

Ustica 1927. Bacchetti Giulio con moglie e figlia
Ustica 1927. Bacchetti Giulio con moglie e figlia

Bacchetti Giulio, n. Roma 03.06.1872, di Roma, impiegato, massone, arrestato il 2 dicembre 1926 per contatti con i massoni Zanobini e Cappello coinvolti nel presunto attentato al capo del governo; confinato per 5 anni a Bitti (Nuoro) e poi a Ustica e Ponza. Arrestato con altri 38 confinati a Ustica il 10 ottobre 1927 per complotto e insurrezione armata contro i poteri dello stato, è deferito al TSDS e rinchiuso nel carcere dell’Ucciardone; tradotto al carcere di Salerno il 14 giugno 1928 e trasferito a Ponza il I° agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza depositata il 19 novembre 1928.

Tamo daleko (Laggiù lontano)
Daleko kraj mora (lontano, vicino al mare)
Tamo je selo moje (laggiù c’è il mio cuore)
Tamo je ljubav moja ( laggiù c'e' il mio amore)

Tamo daleko (laggiù lontano)
gde cveta limun žut, (giallo fiorisce il limone)
Tamo je srpskoj vojsci (laggiù per l’esercito serbo)
jedini bio put. (quella fu l’unica strada)

Bez otadžbine, (Lontano dalla Patria)
na Krfu živeh ja, (costretto a Corfù)
i opet veselo kličem, (grido con orgoglio)
živela Srbija! (Viva la Serbia!)