
Altre cave di conci di tufi sono state aperte alle falde della Falconiera. La più grande era quella impiantata lungo la via della Mezzaluna.


Questa di Via Petriera è una delle otto casermette costruite nel 1934 come posti di blocco all’uscita dal centro abitato per impedire ai confinati l’accesso alle campagne. Nel 1942/43, la preesistente colonia confinaria di Ustica fu adibita a campo di internamento per civili provenienti sia da territori nazionali del nord est sia dalla Slovenia, dalla Croazia e dai Balcani, in seguito alla politica di italianizzazione forzata e alla occupazione militare italiana di quelle terre contrastate dalla dissidenza e dalla resistenza armata. Al 20 maggio 1943, tra confinati e internati erano sull’isola in 2.622: 1.313 erano internati sloveni, croati, montenegrini, albanesi e greci; 509 confinati comuni; 172 confinati politici antifascisti fra cui reduci della guerra civile spagnola; 628 assenti perché in carcere a Palermo, malattia o licenza. Il sovraffollamento era drammatico se si pensa che nel centro abitato, oltre ai 1.242 isolani, vivevano 84 soldati, 13 marinai italiani, 180 militari tedeschi e un paio di centinaia fra poliziotti e carabinieri. Un arrivo così numeroso di internati pose alla colonia problemi per la loro ospitalità e si rese pertanto necessario adibire sei casermette a “cameroncini”, dormitori soprattutto per le 81 donne internate (75 di etnia slava e 6 italiane). Alla utilizzazione di alcune casermette come dormitori si era ricorsi anche in precedenza per le donne confinate. Continuarono a mantenere la stessa funzione questa casermetta e quella sulla strada di accesso alla Torre Santa Maria. Oggi le casermette hanno una destinazione turistica.
La lapide posta più indietro sul muro della strada ricorda la breve visita fatta il 13 maggio 1906 dal re Vittorio Emanuele III e dalla regina Elena per confortare la popolazione che, evacuata a Palermo per violenti terremoti, era da poco rientrata nell'isola e stentava a riorganizzare la propria vita. Ma la foto sul pannello, scattata qualche mese dopo, sembra mostrare un ritorno alla normalità della comunità.


La seconda casa più avanti sulla sinistra nel 1927 fu abitata da Giuseppe Romita ed era l’unica abitazione di confinati consentita oltre il limite imposto. Romita, capo dei socialisti, ebbe un ruolo di spicco sull’isola: oltre a insegnare nella scuola dei confinati, contribuì con una donazione di mille lire per finanziare lo spaccio a prezzi controllati in cui si approvvigionavano le mense autogestite, ma anche le guardie e qualche famiglia usticese; contribuì inoltre anche alle spese per l’istituzione della biblioteca dei confinati e si distinse per generosità verso chiunque fosse in difficoltà. Nominato Ministro dei lavori pubblici nel governo Parri, Romita, su richiesta della sindaca Anna Notarbartolo, finanziò la fognatura di cui l’isola ancora nel 1945 era ancora priva. Fu la prima opera pubblica realizzata a Ustica dallo Stato repubblicano. Per gratitudine il Consiglio comunale propose di dedicargli la via Petriera, ma la modifica non fu mai formalizzata presso gli uffici competenti.
Nella foto sono stati riconosciuti da Angelina Ailara Natale, Dario Caserta e Maria D'Anna, da sinistra: in prima fila, i bambini Teresa Caserta, Gaetano Caserta, Giacomo Caserta, Bartolomeo Battifora; alle loro spalle, Gemma Mancuso; in seconda fila sedute, Rosa Anna Compagno, Rosa Da Silva, Maria Carolina Battifora con il figlio Mirko Caserta, non individuata, Cesira Argia Battifora, alla sue spalle Augusta Armida Cesira Battifora e alla sua destra il fratello del parroco Pietro Mancuso, Anna Notarbartolo Favaloro con il figlioletto Andrea in braccio e a fianco il marito Antonino Favaloro; in quarta fila, Domenico Luigi Caserta col figlioletto Gaetano; in ultima fila, Salvatore Caserta (terzo).
