In questa casa di Via Appennini abitò il generale , deputato eletto nelle liste dell’opposizione costituzionale e aventiniano. Era arrivato a Ustica nel dicembre del 1927 con traduzione straordinaria, scortato da militari graduati e ricevuto con tutti gli onori da due file di carabinieri col pennacchio impalati sull’attenti lungo il tragitto sino alla direzione della colonia. Fu per Ustica uno spettacolo. La vita sull’isola era molto cambiata dopo gli arresti di e di altri 55 confinati politici dell’ottobre 1927: erano state fatte chiudere la scuola di cultura (vedi tappa 4) e tutte le attività sociali organizzate dai confinati; la polizia era stata dotata di un motoscafo e di mitragliatrici ed erano stati moltiplicati i controlli; era stato deciso il trasferimento a Ponza e a Lipari dei confinati politici, che partiranno nel luglio del 1928. La colonia verrà ricostituita con mezzo migliaio di delinquenti d’ogni sorta. Il generale, che era accompagnato dalla sorella, restò sull’isola con pochi altri confinati politici che avevano con sé familiari, ma la loro vita divenne più riservata. I controlli diventarono più rigidi, al punto che, quando, nel febbraio 1928 arrivò il prefetto Mori per inaugurare il Monumento ai Caduti, i confinati politici furono consegnati nelle loro abitazioni sino alla sua partenza. Non fu così per i coatti, che invece furono coinvolti nella sfilata con saluto romano al prefetto, che dedicò loro parte del suo intervento spronandoli all’adesione al fascismo. Per il generale Bencivenga e per Misuri, sospettati di organizzare una loro evasione, i controlli si fecero più asfissianti: due carabinieri piantonarono giorno e notte il terrazzo della loro casa e un altro l’ingresso sulla strada, già sorvegliato dalle sentinelle della milizia, mentre più volte a notte passava la ronda della polizia. Salutati con affetto dagli amici usticesi e accompagnati dal direttore della colonia, ambedue lasceranno l’isola nell’agosto 1929 perché trasferiti a Ponza.