Tappa n. 6Il prefetto Mori a Ustica

«Venne da Palermo il prefetto Mori. Bandiere al vento; drappi alle finestre; beccacce arrosto pel banchetto; berci della fanfara della milizia».
Alfredo Misuri
Piazza della Vittoria
Piazza della Vittoria

Il toponimo della piazza è stato cambiato nel 1927 da Largo Maddalena a Piazza della Vittoria. L’anno successivo fu eretto il Monumento ai Caduti solennemente inaugurato dal prefetto Mori venuto da Palermo.

Nel novembre 1928, invitato dal podestà Ercole Gargano, il prefetto Mori inaugurò il Monumento ai Caduti. Per l'occasione vennero mobilitati tutti i cittadini schierati nelle varie organizzazioni del partito fascista che sfilarono inneggiando al Duce. Anche i confinati comuni, i “coatti”, vennero intruppati per la sfilata d’onore col saluto romano al Prefetto, che dedicò loro una parte del suo discorso spronandoli all’adesione al fascismo. I confinati politici furono invece consegnati nelle loro abitazioni sino alla partenza del prefetto.

Monumento ai Caduti
Monumento ai Caduti
Stradella-belvedere
Stradella-belvedere

La stradella–belvedere prospettante su Via Vittorio Emanuele III e sulla Cala Santa Maria era molto frequentata dai confinati specie all’ora di arrivo del piroscafo. A loro era impedito l’accesso alla banchina, obbligati com’erano all’interno del centro abitato. Stavano lì per accogliere i nuovi confinati ammanettati e legati tra di loro da una catena o familiari o amici o perché l’arrivo del postale era sempre un evento o, semplicemente, per scrutare l’orizzonte e, nei giorni di buona visibilità, le coste palermitane.

Di fronte alla villa del Monumento ai Caduti, l’attuale sede dell’Area Marina Protetta. L’edificio, uno dei primi costruiti nel nuovo centro abitato all’epoca della colonizzazione del 1763 e contiguo alla casa retrostante dello speziere aromataio con annesso giardino, era destinato ad alloggiare i militari ma nel tempo ha avuto altre destinazioni: camerone per coatti nella seconda metà dell’Ottocento, prima sede della scuola elementare dai primi del Novecento, prima sede della scuola di cultura istituita da Gramsci che a fine dicembre 1926 vi tenne la sua prima conferenza sugli ittiti (lo testimonia Cesare Marcucci), sede della Sezione del fascio dal 1928, sala matrimoni e cinema nei primi anni del secondo dopoguerra, sede di filodrammatica negli anni Sessanta del Novecento, e poi sede della Pro Loco.

Attuale centro accoglienza dell’Area Marina Protetta
Attuale centro accoglienza dell’Area Marina Protetta
Abitazione di Nello Rosselli
Abitazione di Nello Rosselli

La casa con terrazza soprastante era abitata da Nello Rosselli. Sul retro, sulla destra, era la caserma della Milizia e, di fronte l'ingresso, la Pretura dove venivano celebrati i processi per reati minori. Fecero scalpore il «processo alla cravatta» narrato da Liuzzo e quello per l’arresto del maiale narrato da Gramsci.

Il Prefetto Mori arrivato a Ustica il 28 novembre 1928 per inaugurare il Monumento ai caduti fu accolto dal podestà Ercole Gargano con riti fastosi: strade infiorate, rassegna di stendardi, folle inneggianti, discorsi, militari in alta uniforme, bandiere al vento e inni. Non mancò anche una passeggiata su asinello per raggiungere la Via del Camposanto e «ammirare la ridente contrada» di Tramontana, come fecero i sovrani venuti nel 1906 per confortare gli isolani che avevano subito i disagi del terremoto
Il Prefetto Mori arrivato a Ustica il 28 novembre 1928 per inaugurare il Monumento ai caduti fu accolto dal podestà Ercole Gargano con riti fastosi: strade infiorate, rassegna di stendardi, folle inneggianti, discorsi, militari in alta uniforme, bandiere al vento e inni. Non mancò anche una passeggiata su asinello per raggiungere la Via del Camposanto e «ammirare la ridente contrada» di Tramontana, come fecero i sovrani venuti nel 1906 per confortare gli isolani che avevano subito i disagi del terremoto
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Antonio Gramsci (Ales, Oristano, 12 gennaio 1891 – Roma 27 aprile 1937), giornalista, deputato dichiarato decaduto, comunista. Frequentò le scuole elementari a Ghilarza intervallando lo studio con lavori per sostenere le precarie condizioni economiche della famiglia; frequentò il ginnasio a Santu Lussurgiu e il liceo a Cagliari dove si era trasferito il fratello Gennaro, che lo iniziò alle idee socialiste. Nel 1911, conseguita la licenza liceale e guadagnata una borsa di studio, si trasferì a Torino per frequentare la facoltà di Lettere e Filosofia. Iscritto al partito socialista, divenne collaboratore del Grido del popolo e poi redattore dell’Avanti! Nell’aprile 1919 fondò il settimanale Ordine Nuovo divenendone direttore nel gennaio 1921, allorché la rivista si trasformò in quotidiano. Tra i fondatori del PCd’I nel gennaio 1921, a seguito della scissione di Livorno nel XVII Congresso del P. S. I.; nel febbraio 1923 fu colpito da mandato di cattura per insurrezione contro i poteri dello Stato mentre si trovava a Mosca dove era giunto nel 1922 come rappresentante del partito comunista italiano nell’Internazionale. Nel 1923, trasferitosi da Mosca a Vienna per seguire più da vicino la riorganizzazione del partito dopo gli arresti di parte del Comitato esecutivo e di numerosi dirigenti locali denunciati per complotto contro la sicurezza dello Stato, ne divenne figura preminente. Nel febbraio 1924, su sue indicazioni, viene stampato a Milano il primo numero del quotidiano l’Unità, che nel titolo da lui proposto enuncia il tema dell’alleanza tra la classe operaia del Nord e le masse contadine del Sud; nell’ aprile dello stesso anno fu eletto deputato e, in maggio, rientrerà in Italia; in agosto verrà eletto segretario generale del PCd’I. Dichiarato deputato decaduto, l’8 novembre 1926 venne arrestato e con decisione del 18 novembre 1926 inviato al confino di Ustica per 5 anni. Giunse sull’isola il 7 dicembre 1926, ma il 20 gennaio 1927 fu trasferito in carcere a Milano, a disposizione del Tribunale Speciale e condannato, nel 1928, a 20 anni, 4 mesi, 5 giorni di reclusione, subendo carcerazioni e trasferimenti tra le varie carceri (Milano, Turi, Civitavecchia). Il 7 dicembre 1933, per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, fu tradotto dal carcere di Turi nella clinica Consumano in Formia e il 25 ottobre1934 liberato condizionalmente per amnistia. Morì a Roma nella clinica Quisisana il 27 aprile 1937. Del periodo del carcere rimane il patrimonio culturale, politico e umano rappresentato dai Quaderni e dalle Lettere. Al confino di Ustica Gramsci ideò la scuola di cultura per confinati che impiantò con Bordiga, con il quale coabitò, concorrendo anche nella organizzazione delle mense autogestite; da queste iniziative scaturiranno le altre attività cooperativistiche che costituiranno la prima idea di resistenza organizzata al regime fascista.

Mense
Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
Il piroscafo con scaletta laterale con cui Gramsci arrivò Ustica si fermava in rada
Il piroscafo con scaletta laterale con cui Gramsci arrivò Ustica si fermava in rada

«Sarei dovuto partire da Palermo il 2, invece riuscii a partire solo il 7; tre tentativi di traversata fallirono per il mare tempestoso. È stato questo il pezzo più brutto del viaggio di traduzione. Pensa: sveglia alle quattro del mattino, formalità per la consegna dei denari e delle cose diverse depositate, manette e catena, vettura cellulare fino al porto, discesa in barca per raggiungere il vaporetto, ascesa della scaletta per salire a bordo, salita di una scaletta per salire sul ponte, discesa di altra scaletta per andare nel reparto di terza classe; tutto ciò avendo i polsi legati ed essendo legato a una catena con altri tre».

(Gramsci a Tania, 19 dicembre 1926)
Il camerone in cui Gramsci tenne la sua prima conferenza, poi adibito a sede del fascio, ora sede dell’Area Marina Protetta
Il camerone in cui Gramsci tenne la sua prima conferenza, poi adibito a sede del fascio, ora sede dell’Area Marina Protetta

«Ci radunammo in un ampio camerone prospiciente la piazza di Ustica, la porta restava aperta e un maresciallo della polizia era sempre presente e ascoltava attentamente. Furono tre lezioni sulle primitive civiltà fluviali, egiziana e assiro-babilonese. Qualcuno prese appunti che, in seguito, circolarono tra i confinati, ma probabilmente sono andati perduti. Gramsci parlava lentamente e con scarsa voce, ma la scelta del tema e il senso delle sue parole erano chiari: si trattava di abituarci all’indagine storica pensando al presente, si trattava di aiutarci a impadronirci del marxismo attraverso la storia, a partire dai primi sviluppi della società. Quel primo seme dette in seguito dei risultati notevoli, perché i corsi di studio diventarono qualche mese più tardi, la sola ed esclusiva preoccupazione di noi tutti. Ne tenemmo molti, a cominciare da quelli per analfabeti –purtroppo ve ne erano – sino ai corsi di lingue e di varie branche scientifiche e persino di filosofia!»

(testimonianza di Cesare Marcucci)
I confinati arrivati nel dicembre 1926 che ascoltarono la prima conferenza di Gramsci. L’unica donna è Candelora Carmignano
I confinati arrivati nel dicembre 1926 che ascoltarono la prima conferenza di Gramsci. L’unica donna è Candelora Carmignano
«Erano gli ultimi giorni di dicembre [1926]. Sbarcati la mattina, nel pomeriggio stesso ci unimmo in un’aula per ascoltare, con gli altri antifascisti che ci avevano preceduti, una lezione d’italiano o di matematica, o di altra materia, impartita da uno dei nostri.
Fu questo (di occupare lo spirito, arricchendo ciascuno la propria cultura, e di trovarci tra compagni, oltre che solidali nella nuova vicenda, affiatati in un lavoro comune) un sollievo e un’autentica gioia, specialmente per noi giovani di milizia rivoluzionaria, che avevamo paventato di intristire lunghi anni nell’ozio. Fu soprattutto una presenza attiva. Si manifestava la forza del partito che, nelle nuove difficili e drammatiche condizioni, aveva provveduto, insieme agli antifascisti delle altre correnti politiche, a soddisfare l’esigenza primaria che si manifestava, dando insieme prova di mantenere la propria capacità di organizzazione anche sotto l’incombente controllo della tirannide.
Indimenticabile il fascino di Gramsci, il quale già godeva, specialmente tra i comunisti, di una fama che trascendeva la sua qualità di capo del partito. Indimenticabili quelle due o tre lezioni di storia che sentimmo da lui (Gramsci). Dopo averci esposto il passaggio dal comunismo primitivo alla società divisa in classi, spiegò con sobrietà e chiarezza le remote civiltà orientali dei Sumeri e degli Ittiti facendole rivivere dinanzi nelle stratificazioni di classi e nelle lotte. Lezioni universitarie per gli operai, ben lontane dall’appiattimento descrittivo col quale generalmente si espongono ad ogni livello i fatti della storia.
In quel tempo assai breve ebbi occasione di intrattenermi con Gramsci due o tre volte, e naturalmente era lui che parlava, in quel modo suasivo e penetrante che altri compagni hanno già detto. Ricordo che leggeva, tra l’altro, in quei giorni, un’edizione francese, un romanzo con fondo storico, “Le templier au bois pendu” (Il templare impiccato nel bosco), che mi prestò.
Lo vedemmo passare a portare i piatti a tavola, il giorno in cui volle assolvere il turno di cameriere, in una delle mense da noi organizzate per potercela fare, tra affitto del locale e acquisto di generi alimentari, con la “mazzetta” che ci passava il governo. Ma subito i compagni s’imposero per esonerarlo da quel servizio. (testimonianza di Mario Lauriti)
Carmignano
Lauriti
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Cesare Marcucci (Piana di Falerone, Ascoli Piceno, 23 settembre 1906 - 20 novembre 1980), studente di medicina, comunista, fu arrestato nel gennaio 1926 per organizzazione comunista e condannato a 5 mesi di reclusione. Il 24 settembre 1926 fu nuovamente arrestato e, il 30 novembre successivo, confinato a Ustica per 5 anni, ridotti a 3 in appello. Il 16 dicembre 1926 arrivò sull’isola, dove familiarizzò con Gramsci, col quale ebbe corrispondenza epistolare dopo il trasferimento dello stesso; coabitò con Bordiga e altri. Era il più giovane dei confinati politici e insegnò fisiologia del corpo umano nella scuola di cultura per confinati ideata da Gramsci e organizzata con Bordiga. Il 10 ottobre 1927, a Ustica, venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto nel carcere di Napoli e, il I° agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, fu trasferito a Ponza. Liberato il 25 novembre 1929, fu iscritto nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze. Espatriato clandestinamente in Francia, fu arrestato nel marzo 1932 nel corso di una missione in Italia quale funzionario del PCI e condannato dal Tribunale Speciale a 12 anni di reclusione (Castelfranco Emilia, Pianosa). Liberato per amnistia il 19 febbraio 1937, espatriò clandestinamente nel dicembre 1939. Nel 1943-45 fu in Svizzera, dove svolse lavoro politico e giornalistico nell’ambiente dell’emigrazione italiana.

Gramsci
Bordiga
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Antonino Liuzzo (Tortorici, Messina, 22 gennaio 1896 – Tortorici, Messina, 23 agosto 1970), ragioniere, comunista. Attivo nel partito socialista sin dagli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra, poi comunista e fondatore della sezione del partito nel paese natio, fu più volte arrestato nel 1924-25 per propaganda antifascista e per questo licenziato. Arrestato nel novembre 1926, il 22 dicembre successivo fu confinato per 4 anni, ridotti a 2 e destinato a Ustica, dove fu attivo nella struttura clandestina del partito, occupandosi del soccorso rosso e dello spaccio cooperativo; subì un processo e il carcere per avere indossato una cravatta rossa per la festa del 1° maggio1927 a Ustica. Trasferito a Ponza il 29 luglio 1928, fu condannato a 3 mesi di reclusione per protesta collettiva (a Ponza). Liberato il 10 febbraio 1929, fu vigilato. Arrestato per propaganda comunista nel settembre 1942 (tra le motivazioni l’aver dato al figlio il nome di Ninel, anagramma di Lenin), confinato per 5 anni, ma ricoverato in ospedale per gravi condizioni di salute. Liberato dopo l'agosto 1943 in seguito alla caduta del fascismo, si spese per ricostituire nel paese natio la sezione del partito e della Camera del lavoro.

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«Potrei descriverti l’arresto di un maiale, trovato a pascolare illegittimamente per le strade del paese e condotto regolarmente in prigione: il fatto mi ha divertito enormemente, ma sono sicuro che né tu né Giulia vorrete credermi; forse mi crederà Delka quando avrà qualche anno in più e sentirà raccontarsi la storiella insieme alle altre dello stesso tipo (quella degli occhiali verdi, ecc.) ugualmente vere e da credersi senza sorrisi. Anche il modo di arrestare il maiale mi ha divertito: lo si prende per le zampe di dietro e lo si spinge avanti come una carriola, mentre urla come un indemoniato» (Gramsci a Tania, 15 gennaio 1927).

L’arresto del maiale è stato confermato anche dall’usticese Guido Alessandri, all’epoca bambino e figlio del proprietario dell’animale. Ha precisato che il "trasporto" come una carriola in caserma fu fatto da Peppinu 'u Tuscunu.

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Caduti nella prima guerra mondiale 1915-1918
Basile Giuseppe, Battifora Bartolo, Bertucci Pietro, Caserta Gaetano di Gaetano, Caserta Gaetano di Salvatore, Esposito Salvatore, Garito Pietro, Maggiore Litterio, Messineo Pietro, Picone Giacomo, Taranto Salvatore, Zanca Francesco

Caduti nella seconda guerra mondiale 1940-1945
Ailara Antonino, Bertucci Francesco, Ciaccio Giovan Battista, Famularo Felice, La Barbera Salvatore, Ruffo Carlo, Tranchina Alfredo e Verdichizzi Giuseppe
Caduti nella battaglia di Lissa 1866

Caravella Antonino, Lauricella Litterio e Randazzo Salvatore