Tappa n. 15Limite confinati

«Durante il giorno non si poteva formare il più piccolo gruppo di confinati senza che o un milite o un carabiniere o un agente di P.S. si mettesse lì ad ascoltare».
Mario Angeloni, memoriale per il Giudice
Limite confinati
Limite confinati

In epoca borbonica non erano imposti limiti nella circolazione sull’isola sia ai condannati ai lavori forzati per delitti giudicati, benché trascinantisi le catene ai piedi», sia ai “politici”, che vivevano liberi e in buone relazioni e talvolta in familiarità con i notabili dell’isola. Sul finire della seconda metà dell’Ottocento furono però imposti a tutti il divieto di allontanarsi dal centro abitato senza permesso e la chiusura notturna con catenaccio; fu inoltre disposto rigido controllo anche in ore notturne sulla spiaggia di Cala Santa Maria; in epoca fascista, per scongiurare le fughe, fu rinnovato l’obbligo per i pescatori di depositare a pesca ultimata i remi della propria barca nel posto di guardia vigilato da carabinieri e rigorosamente applicato il divieto di uscire dal centro abitato.

Sul pilastro in primo piano sulla sinistra era posta una delle tabelle limite confinati, oltre la quale gli stessi non potevano proseguire senza permesso scritto. Nella casa di fronte Ernesto Schiavello nel 1927 aveva la propria abitazione e gestiva una mensa.
Dal cancello tra i pilastri si accedeva al viale che conduceva alla villa affittata dall’avvocatodall’avvocato Mario Angeloni, confinato politico repubblicano giunto da Lipari, che aveva con sé la moglie Giaele Franchini.
Angeloni realizzò un campo di bocce per i confinati politici nel terreno di pertinenza della sua abitazione. Si incaricò poi delle attività sportive dei confinati utilizzando il metodo già sperimentato per le altre attività sociali: richiesta preventiva di autorizzazione ed esecuzione dell’iniziativa con spirito cooperativistico partecipando alla realizzazione e alla gestione. Con questo metodo prese in affitto un terreno accanto alla casa di Schiavello, lo spianò con la collaborazione di altri confinati politici e organizzò un campionato di calcio aperto a tutti tranne che ai coatti, con i quali era interdetto avere relazioni.

A sinistra: l’abitazione di Mario Angeloni; di fronte: casa e mensa Schiavello
A sinistra: l’abitazione di Mario Angeloni; di fronte: casa e mensa Schiavello
Ernesto Schiavello in una caricatura di Giuseppe Scalarini
Ernesto Schiavello in una caricatura di Giuseppe Scalarini

Ernesto Schiavello, socialista, svolgeva fondamentali servizi a favore dei confinati: una mensa detta “mensa dei socialisti”; l'accoglienza all’arrivo con trasporto bagagli e accompagnamento alla direzione della colonia e poi al camerone designato; invito a pranzo e poi alla frequenza della scuola di cultura organizzata da Gramsci e Bordiga, della quale era responsabile della sezione elementare; la distribuzione della posta e l'assistenza ai confinati che attendevano i familiari nella ricerca di casa (molte erano le case disponibili per effetto della massiccia emigrazione di usticesi nella seconda metà dell’Ottocento verso l’America e, tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, verso la Tunisia e l’Algeria), ma con l'arrivo degli antifascisti, cresciuta la domanda, ne fu difficile la reperibilità e le poche libere erano in pessime condizioni.

Ancora più giù, sulla sinistra, la casa con accesso dal cancello era abitata dal gruppo dei confinati molinellesi con Giuseppe Massarenti, Giuseppe Bentivogli, Amleto Villani e altri, che si distinsero per serietà, fierezza, saggezza e compostezza venendo per questo da tutti additati con ammirazione.

Ingresso abitazione di confinati politici di Molinella; di fronte il campo di football
Ingresso abitazione di confinati politici di Molinella; di fronte il campo di football
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Antonio Gramsci (Ales, Oristano, 12 gennaio 1891 – Roma 27 aprile 1937), giornalista, deputato dichiarato decaduto, comunista. Frequentò le scuole elementari a Ghilarza intervallando lo studio con lavori per sostenere le precarie condizioni economiche della famiglia; frequentò il ginnasio a Santu Lussurgiu e il liceo a Cagliari dove si era trasferito il fratello Gennaro, che lo iniziò alle idee socialiste. Nel 1911, conseguita la licenza liceale e guadagnata una borsa di studio, si trasferì a Torino per frequentare la facoltà di Lettere e Filosofia. Iscritto al partito socialista, divenne collaboratore del Grido del popolo e poi redattore dell’Avanti! Nell’aprile 1919 fondò il settimanale Ordine Nuovo divenendone direttore nel gennaio 1921, allorché la rivista si trasformò in quotidiano. Tra i fondatori del PCd’I nel gennaio 1921, a seguito della scissione di Livorno nel XVII Congresso del P. S. I.; nel febbraio 1923 fu colpito da mandato di cattura per insurrezione contro i poteri dello Stato mentre si trovava a Mosca dove era giunto nel 1922 come rappresentante del partito comunista italiano nell’Internazionale. Nel 1923, trasferitosi da Mosca a Vienna per seguire più da vicino la riorganizzazione del partito dopo gli arresti di parte del Comitato esecutivo e di numerosi dirigenti locali denunciati per complotto contro la sicurezza dello Stato, ne divenne figura preminente. Nel febbraio 1924, su sue indicazioni, viene stampato a Milano il primo numero del quotidiano l’Unità, che nel titolo da lui proposto enuncia il tema dell’alleanza tra la classe operaia del Nord e le masse contadine del Sud; nell’ aprile dello stesso anno fu eletto deputato e, in maggio, rientrerà in Italia; in agosto verrà eletto segretario generale del PCd’I. Dichiarato deputato decaduto, l’8 novembre 1926 venne arrestato e con decisione del 18 novembre 1926 inviato al confino di Ustica per 5 anni. Giunse sull’isola il 7 dicembre 1926, ma il 20 gennaio 1927 fu trasferito in carcere a Milano, a disposizione del Tribunale Speciale e condannato, nel 1928, a 20 anni, 4 mesi, 5 giorni di reclusione, subendo carcerazioni e trasferimenti tra le varie carceri (Milano, Turi, Civitavecchia). Il 7 dicembre 1933, per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, fu tradotto dal carcere di Turi nella clinica Consumano in Formia e il 25 ottobre1934 liberato condizionalmente per amnistia. Morì a Roma nella clinica Quisisana il 27 aprile 1937. Del periodo del carcere rimane il patrimonio culturale, politico e umano rappresentato dai Quaderni e dalle Lettere. Al confino di Ustica Gramsci ideò la scuola di cultura per confinati che impiantò con Bordiga, con il quale coabitò, concorrendo anche nella organizzazione delle mense autogestite; da queste iniziative scaturiranno le altre attività cooperativistiche che costituiranno la prima idea di resistenza organizzata al regime fascista.

Mense
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Amadeo Bordiga (Ercolano, Napoli, 13 giugno 1889 – Formia, Latina, 23 luglio 1970), ingegnere, giornalista, socialista dal 1910, nel 1921 fu tra i fondatori del PCd’I e suo leader indiscusso. Arrestato a Roma il 26 ottobre 1923, grazie alla sua eloquenza viene assolto; liberato riprende con fervore l’attività. Sconfitto nella battaglia interna al partito, si dimise dal Comitato Centrale costituendo un gruppo di minoranza nel 1924 quando fu nominato segretario Antonio Gramsci. Arrestato a Napoli il 20 novembre 1926, il 22 fu condannato a 3 anni di confino a Ustica dove giunse il 9 dicembre 1926. A Ustica coabitò con Gramsci e con lui organizzò sin dai primi giorni la scuola dei confinati e le mense autogestite. Durante la sua permanenza sull’isola fu protagonista attivissimo nella conduzione della scuola e in molte attività dei confinati. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 55 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il 1° agosto 1928, prosciolto, venne trasferito a Ponza. Liberato il 21 novembre 1929. Espulso dal PCI nel 1930 per la sua attività frazionistica trotzkista, si ritirò a vita privata astenendosi dall’attività politica pur restando coerente alla sua fede marxista. Resterà vigilato sino al 1943, nonostante fosse stato espulso dal PCI. A Ustica Gramsci e Bordiga consolidarono una forte e sincera amicizia. Bordiga ricordò quegli anni nell’intervista rilasciata a Osser nel giugno 1970: «I rapporti di amico, oltre che di compagno, che avevo sempre avuto con Antonio che certamente meritava tutta la mia ammirazione, furono sempre cordialissimi. La nostra ultima convivenza in ambiente che ben può dirsi di partito, risale all'anno 1926, quando entrambi fummo condotti al confino nell'isola di Ustica. In quel periodo, allorché con un uditorio di altri confinati veniva in discussione un problema che interessasse i nostri principii e il nostro movimento, Antonio ed io, come per una tacita intesa, ci offrivamo di illustrare ai presenti la visione che l'altro propugnava sul tema esaminato. Con ciò, è chiaro che nessuno dei due voleva in qualche modo attenuare il proprio dissenso dal pensiero dell'altro e della sua corrente. La doppia esposizione si concludeva di regola con una reciproca conferma, chiesta ed ottenuta, di avere bene interpretato l'insieme delle concezioni dell'altro».

Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
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Ernesto Schiavello (Ponte di Legno, Brescia, 14 dicembre 1889 – 1963), pubblicista, sindacalista, socialista, fu attivo dall’anteguerra. Segretario della Camera del Lavoro nel 1918, assessore comunale e Vice Sindaco a Milano nel 1920. Ripetutamente fermato, arrestato nel novembre 1926, il 23 novembre 1926 fu confinato per 5 anni, ridotti a 3 in appello, e destinato a Ustica, dove arrivò l’11 dicembre successivo; a Ustica fu molto attivo nella scuola ideata da Gramsci, nella gestione di una mensa, e in tanti servizi di assistenza ai confinati. Il 10 ottobre 1927 a Ustica venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Avellino e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nell’agosto 1929, restò vigilato sino al 1941. Nel 1946 diventò membro dell’esecutivo del Partito d’Azione. Attivo a Varese, fu membro della Costituente; successivamente aderirà al PSLI.

Gramsci

Le attività sportive a Ustica da Angeloni allo slowpitch

«Ustica era rimasta immune dalla febbre del calcio. Arrivarono i confinati e il contagio si propagò anche nell’isola. Un gruppo di essi [coordinati da Angeloni] affittò un pezzo di terra, lo spianò e lo ridusse a campo sportivo. Meglio che ci avessero piantato delle patate!
Tutte le domeniche si giocavano delle partite, fra camerone e camerone, fra regione e regione.
Non mancava nulla: il programma attaccato al muro, l’arbitro col fischietto, le maglie variopinte, i calci negli stinchi, il pallone sulla testa degli spettatori, i capitomboli, gli applausi e gli urli degli spettatori. E intanto nella rete c’eravamo noi!»
Giuseppe Scalarini, Le mie isole, Franco Angeli, 1992, p. 85

Gli impianti
I campi di bocce e di calcio costruiti da Mario Angeloni furono le prime strutture sportive realizzate sull'isola. Nel 1928, trasferiti quasi tutti i confinati a Ponza, il campo di calcio fu dismesso e si dovette aspettare il 1934 per inaugurarne un altro più a valle nella stessa via nel sito ora occupato dalla scuola materna, che restò in uso sino ai primi anni Cinquanta del '900. Altri tentativi furono fatti nel 1954 in contrada Oliastrello e nel 1963 sul terreno a valle dell'inizio della Via del Bosco, ma ebbero breve durata. Si dovette attendere il 1970 per averne un altro su terreno concesso dalla Chiesa e da privati in prossimità del Mulino a vento: un piccolo campo su cui si svolgeranno tornei tra squadre locali di calcio e dove l'anno dopo si disputarono le fasi comunali dei Giochi della Gioventù e mosse i primi passi il baseball. Ai successi del baseball si deve la costruzione nel 1981, poco più a monte del campo di calcio, del campo polivalente, che nel 1998 fu ulteriormente migliorato ricavandone campi regolamentari in erba per la pratica del baseball, del softball e del calcio e dotandolo di spogliatoi, di spalti e di tabellone segnapunti; nel 2002, la società di softball lo dotò d'impianto di illuminazione. In questo impianto sportivo le squadre di baseball disputarono campionati federali sino al 2000, quella di softball sino al 2004 e quelle di calcio sino al 2023. Negli anni successivi furono aggiunti due campi da tennis, uno di calcetto e uno di bocce.

Le attività
Ustica conosce il baseball nel 1971 grazie a Bruno Beneck (presidente della Federazione Italiana Baseball Softball). Una squadra di ragazzi usticesi giocò la sua prima partita ad Agrigento nel febbraio 1972, la vinse, si qualificò per la fase nazionale dei Giochi della Gioventù dove, a Pesaro, vinse la medaglia di bronzo; ne vincerà altre 3 di bronzo (1976-1985-1987), 1 di argento (1977) e 3 d’oro (1986-1988-1991). Costituita l’Ustica B.C., nei campionati federali giovanili tra il 1977 e il 1986 vincerà anche 13 titoli regionali nelle giovanili. Iscritta nel 1976 nel campionato federale di Serie C nel 1976, è promossa in serie B nel 1977, in serie A2 nel 1992 e partecipa ai play off per la serie A1 nel 1998 e nel 1999. Cesserà l’attività nel 2000. Nei suoi 30 anni di attività l’Ustica B.C. ha organizzato sull’isola 13 edizioni del Trofeo delle isole ospitando squadre italiane e straniere, ha partecipato a tornei a Malta nel 1979 e USA (1982 e 1985), ha assegnato tra il 1988 e il 1998 sette premi a giornalisti sportivi e nove Premi Ustica d’Oro ad atleti tecnici e dirigenti di prestigio internazionale.
Nel 1985 nasce l’Ustica Softball Club e l’anno successivo, alla sua prima uscita, la squadra isolana vincerà una medaglia di bronzo nei Giochi della Gioventù. Nel 1990 è nel campionato federale di serie B, nel 1992 promossa in serie A e nei due anni successivi accede ai play off per lo scudetto. Nel 1998 sarà in A2 e nel 1991 promossa in A1; retrocede in A2 nel 2000 e, nel 2003, accede play off per la promozione senza riuscirci. Cessa l’attività nel 2005.

I protagonisti
Il baseball e il softball a Ustica sono stati un fenomeno sociale che ha coinvolto generazioni di ragazzi e le loro famiglie; da Ustica sono cresciuti 7 arbitri dei quali 3 della serie maggiore e un arbitro internazionale, ma anche atleti titolari di quadre nazionali: Carmelo Maglio, per due anni miglior battitore d’Italia in campionato di serie A2, nel 1992 è stato lanciatore della nazionale al campionato mondiale Juniores in Messico; Clelia Ailara e Cinzia Agnello, nel softball, hanno partecipato al campionato mondiale juniores di softball in Australia e nel campionato mondiale seniores in Canada; Clelia Ailara da catcher titolare nella nazionale seniores è stata campione d’Europa nel 1995 e nel 1999e ancora titolare catcher partecipò alle Olimpiadi di Sydney 2000. Fu premiata, nel 1998, con il guanto d’oro come migliore catcher d’Italia.
La strana e avvincente storia del baseball e del softball usticese sono raccontate dal documentario Ustica. L’isola del diamante di Stefano e Mathia Coco, prodotto nel 2018.
Dal 2023 la vecchia passione è riesplosa con un torneo di slowpitch ormai giunto alla sua quinta edizione.

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Giuseppe Scalarini (Mantova, 29 gennaio 1873 – Milano, 30 dicembre 1948), disegnatore, socialista, fervente pacifista e antimilitarista, fu il maggiore caricaturista politico italiano; attivo in Italia e all’estero, fondatore del Merlin Cocai, collaboratore dell’Asino. Schedato dal 1898 per i suoi graffianti disegni antimilitaristi e antigovernativi, fu condannato ma evitò l’arresto fuggendo all’estero (Austria, Germania, Inghilterra, Belgio, Lussemburgo, Francia) dove collaborò con le maggiori testate satiriche. Rientrato in Italia, dopo esperienze lavorative in Istria e nel Ticino, nel 1911 fu assunto dall’Avanti con cui collaborò sino al 1925 «producendo oltre 3700 inconfondibili vignette. I bersagli, più che singoli personaggi politici, sono temi universali e d’attualità: la guerra, la voracità del capitalismo, lo sfruttamento del proletariato, lo squadrismo fascista, la monarchia imbelle». Perseguitato dal fascismo, a novembre del 1926 subì una violenta aggressione squadristica che gli procurò la frattura della mandibola. Uscito dall’ospedale, il 1° dicembre successivo venne arrestato, confinato per 5 anni, ridotti a 3 in appello, e destinato a Lampedusa; il 15 marzo 1927 fu trasferito a Ustica, dove restò sino al 7 novembre 1928. Liberato nel novembre 1928, gli sarà proibito firmare le proprie opere. Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 15 luglio 1940 viene nuovamente arrestato e internato a Istonio (oggi Vasto) e poi a Bucchianico. Liberato nel dicembre 1940, resterà vigilato. Nel 1943 sfuggì all’arresto della polizia di Salò. Nel dopoguerra riprese la collaborazione con l’Avanti! e altri giornali. Perdette l’amata Carolina, che sposò in punto di morte nel 1943, e la figlia Giuseppina, nel 1945. Morì a Milano il 30 dicembre 1948. Di lui restano 13.000 disegni e alcuni scritti, tra cui Le mie isole pubblicato da Franco Angeli nel 1992 nel quale raccolse le sue memorie sulla vita di confino da lui vissuta a Lampedusa, Ustica ed Estonio, una testimonianza ricca di dettagli che ha agevolato la ricostruzione di quella esperienza sua e di tanti altri antifascisti.

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Mario Angeloni (Perugia 15 settembre 1896-Huesca 30 agosto 1936), avvocato, repubblicano, medaglia d'argento e di croce al merito nella Grande Guerra, massone. Aggredito perché attivista antifascista, nel 1924 gli fu devastato lo studio. Subì diversi processi nel 1924-26. Arrestato il 17 novembre 1926, venne inviato per 5 anni al confino a Lipari e poi a Ustica, dove arrivò con la moglie il 27 marzo 1927 e dove animò le attività sportive per i confinati politici. Il 10 ottobre 1927 fu arrestato con altri 38 confinati a Ustica per complotto, denunziato al TSDS e rinchiuso nel carcere dell’Ucciardone, fu prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza depositata il 19 novembre 1928. Il 14 giugno 1928 fu tradotto nel carcere di Salerno e l’1.11.1928 trasferito al confino di Ponza ma, grazie ad un'amnistia concessa ai volontari della guerra ‘15-’18, venne liberato condizionalmente. Rientrato a Perugia, riprese la lotta politica e nel 1932 dovette espatriare a Parigi dove con la moglie Giaele Franchini visse in dignitosa povertà. Entrato in contatto con altri esuli fu molto attivo nel promuovere l’antifascismo; fu tra i fondatori della Lega Internazionale dei Diritti dell’Uomo e Segretario del Partito Repubblicano. Nel 1936, allo scoppio della Guerra civile, partì per la Spagna e con Carlo Rosselli e Camillo Berneri organizzò la colonna italiana assumendone il comando militare. Ferito gravemente in battaglia, morì la sera del 28 agosto del 1936 in ospedale «fischiettando l’Internazionale» (cfr. Franchini Angeloni, Nel ricordo di Mario, Il Ponte Vecchio, 2002, p. 38). Fu il primo volontario straniero caduto in battaglia nel fronte catalano. Nel 1956 gli venne conferita la medaglia d'oro alla memoria.

Carlo Rosselli

«Tutte le domeniche si giocavano delle partite, fra camerone e camerone, fra regione e regione. Non mancava nulla: il programma attaccato al muro, l’arbitro col fischietto, le maglie variopinte, i calci negli stinchi, il pallone sulla testa degli spettatori, i capitomboli, gli applausi e gli urli degli spettatori. E intanto nella rete c’eravamo noi» (G. Scalarini, Le mie isole, Franco Angeli, Milano 1992, p.85).

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Giuseppe Massarenti (Molinella, Bologna, 8 aprile 1867 - Molinella 31 marzo 1950), farmacista, socialista, fu uno dei pionieri del socialismo in Emilia. Subì le prime condanne politiche nel 1887. Tra i fondatori del PSI, fu sindaco di Molinella, capo delle leghe e delle cooperative nell’anteguerra, fu costretto a frequenti soggiorni all’estero per sottrarsi agli arresti. Nel giugno 1921 riparò a Roma, proscritto dal fascismo bolognese. Arrestato il 3 novembre 1926, l’1 dicembre 1926 fu confinato per 5 anni e destinato a Lampedusa e poi a Ustica, dove con altri molinellesi tenne comportamento particolarmente esemplare. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli; il I° agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza depositata il 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato il 5 novembre 1931, fu oggetto di odiose persecuzioni e messo al bando dal suo paese e ridotto a vivere di elemosina dormendo sotto i portici del Vaticano. Dal settembre 1937 al dicembre 1944, fu internato in manicomio pur essendo sano di mente. Poté ritornare a Molinella solo dopo la Liberazione per morirvi assistito dagli amici.
«Venuta da una famiglia repubblicana ed entrata a far parte di un’altra pure repubblicana, era naturale che mi sentissi più attratta verso quel partito. Però, quando a Ustica conobbi Massarenti e il suo gruppo di operai, quando ebbi occasione di passare con loro molti pomeriggi durante i quali si parlava del loro partito, della lotta che conducevano in difesa delle classi più umili per il loro miglioramento, non soltanto economico ma anche intellettuale e morale, io cominciai a entusiasmarmi a quei principi, finché un giorno dissi a Mario: ‘I compagni di Molinella mi hanno conquistata. Se un giorno dovrò iscrivermi ad un partito non sarà che quello socialista’. E fui contenta che lui mi rispondesse: ‘Brava, hai fatto una buona scelta!’
Quando nel 1944. trovandomi in America, chiesi la tessera del partito socialista pensai al caro Massarenti con tanta gratitudine per avermi lui indirizzata verso la via più giusta e più umana.
Di Massarenti conservo molti scritti….
Ci scriveva dal confino: ’Conservatevi, come vi ho conosciuti, perché non c’è mai ragione di essere cattivi anche coi peggiori nemici
». (Giaele Franchini, In ricordo di Mario)

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Giuseppe Bentivogli (Molinella, Bologna, 2 ottobre 1885 - Bologna 20 aprile 1945), meccanico per biciclette, socialista, sindacalista. Da umile capolega di Molinella impegnato nella difesa dei braccianti divenne una delle figure più nobili e importanti del socialismo italiano e della Resistenza. Nel 1912 fu eletto consigliere del Comune di Molinella e nel 1920 vice sindaco di Molinella (Bologna) mentre era sindaco Giuseppe Massarenti. Al seguito di quest’ultimo fu tra i più attivi protagonisti delle lotte contadine degli anni 1919-22. Con l'avvento del fascismo subì aggressioni e carcere e fu costretto a rifugiarsi all'estero. Rientrato in Italia nel 1926, fu arrestato e il 16 novembre dello stesso anno assegnato al confino per cinque anni. Destinato a Lampedusa, fu poi trasferito a Pantelleria e successivamente a Ustica dove giunse nell’aprile 1927. Sull’isola fu arrestato il 10 ottobre 1927 con Bordiga e altri 54 confinati politici per il presunto complotto contro lo stato e incarcerato all’Ucciardone. Prosciolto dopo 10 mesi di istruttoria fu trasferito a Ponza. Liberato il 18 dicembre 1929. Arrestato il 27 febbraio 1931 per attività sovversiva fu nuovamente confinato per 5 anni a Ponza. Sarà prosciolto il 27 dicembre 1932 per l’amnistia concessa nella ricorrenza del decennale ma resterà strettamente vigilato. Arrestato il 20 luglio 1943 per aver organizzato uno sciopero di contadini molinellesi, fu deferito al Tribunale Speciale. Dopo l'8 settembre 1943, già sessantenne, oltre a dirigere il movimento contadino e socialista in Emilia, fu uno dei più attivi organizzatori della Resistenza e partigiano combattente della Brigata Matteotti con il nome di battaglia di Nonno e con la funzione di commissario politico. Catturato dai fascisti il 20 aprile 1945 poche ore prima della liberazione di Bologna, fu sottoposto a tortura e fucilato. Medaglia d’oro alla memoria, è ricordato nella toponomastica di Bologna.

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Amleto Villani nato a Molinella (Bologna) il 21 maggio 1887, bracciante, socialista attivo dall’anteguerra, fu segretario del sindaco di Molinella Giuseppe Massarenti, col quale condivise lotte sindacali, arresti, espatrio e confino. Sin dal suo sorgere animò a Molinella l’opposizione al fascismo e per questo subì dure persecuzioni. Nel 1923 ebbe il «bando» e dovette lasciare Molinella e raggiunse Massarenti a Roma. Qui, il 1° dicembre 1926, fu arrestato per «attività socialista» e assegnato al confino per 5 anni, ridotti a 3 in appello, e destinato a Ustica, dove coabitò con Massarenti, Giuseppe Bentivogli e con gli altri molinellesi. Il 10 ottobre 1927 fu arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, fu tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Terni e il I° agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza depositata 19 novembre 1928, fu trasferito a Ponza dove restò sino al 3 novembre 1929 quando fu liberato e incluso nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze. Arrestato il 7 dicembre 1937 per propaganda antifascista, fu confinato per 5 anni e destinato a Bono (SS) dove restò sino al 16 novembre 1942. Tornato a Molinella, si impegnò nella Resistenza combattendo da partigiano nella Brigata Matteotti Città e operando a Bologna e a Molinella come uno dei principali collaboratori di Bentivogli.