Tappa n. 7Qui abitarono Gramsci e Bordiga

«Immotus nec iners confinati politici solstizio estivo 1927».
Motto della meridiana attribuita a Bordiga
Via Sindaco I°
Via Sindaco I°

Dalla piazza a qui, una toponomastica pregna di storia: la via Sidoti, che ricorda il cognome di una famiglia di coloni liparoti; la via Spezieria, che richiama il servizio di farmacia garantito dai Borbone; la via Magazzino e via Dietro Magazzino che localizzano la colonna annonaria, lo spaccio sovvenzionato dal governo borbonico che garantiva gli alimenti a prezzi controllati e che dava le sementi in prestito.
La via Sindaco I° vuole ricordare l’elezione a Sindaco di Gaetano Ailara avvenuta il 16 marzo 1813. L’evento, festeggiatissimo, sancì l’atto finale della colonizzazione dell’isola e l’inizio dell’assunzione di responsabilità da parte degli abitanti. Fu, questa, la prima elezione avvenuta per scelta dei cittadini iscritti nella Lista dei tre ceti convalidata dal governo. Nella lista erano inseriti 33 cittadini in rappresentanza del ceto civile (responsabili uffici pubblici, sacerdoti, medico e personaggi più in vista), del ceto dei maestri (muratori e artigiani) e del ceto dei contadini.

La casa con balcone è Casa Manfrè
La casa con balcone è Casa Manfré

Al civico 27 di Via Sindaco I°, casa Manfré, che Gramsci abitò con Bordiga, Paolo Conca, Giuseppe Sbaraglini, Piero Ventura ed Ettore Madrucciani, e che descrisse nelle lettere a Tatiana e a Giulia. Qui prese corpo in collaborazione con Bordiga la realizzazione del progetto della scuola ideata da Gramsci nella immediatezza del suo arrivo e vennero anche organizzate le prime mense autogestite con metodi di partecipazione democratica. Bordiga vi iniziò i suoi compagni al gioco dello scopone e preparò gli esperimenti a sussidio delle sue lezioni di fisica, accese sul balcone della casa una lampadina, la prima in Ustica dove mancava la luce elettrica, si intrattenne con Giuseppe Berti e altri per preparare le lezioni di storia della filosofia e discusse con Ernesto Schiavello i problemi organizzativi che la scuola poneva per i numerosi nuovi arrivi e per l’aumento dei corsi.

Si attribuisce a Bordiga anche la meridiana col motto di Orazio «Immotus nec iners – I confinati politici solstizio estivo 1927» realizzata sulla terrazza soprastante casa Manfrè.

La meridiana Bordiga consumata dal tempo
La meridiana Bordiga consumata dal tempo
Casa Manfrè e, a fianco, il murale di Francesco Del Casino
Casa Manfrè e, a fianco, il murale di Francesco Del Casino

In questa casa, circondato da amici, Gramsci visse con una certa serenità, pur consapevole del suo futuro di sofferenze; scrisse le sue lettere ai familiari; si adoprò per «trascorrere il tempo senza abbrutirsi e giovando agli altri amici»; visse i suoi ultimi giorni di “libertà” di cui avrà nostalgia nelle carceri dove fu costretto dal regime. Ne fa ricordo il murale di Francesco del Casino.

Nella stessa strada, al civico 7, funzionava la prima “mensa Bordiga”, la seconda era in Via Croce n. 11, anch’essa frequentata da numerosi confinati.

Ustica febbraio/marzo 1927. Una rara foto dell’interno di un’abitazione di confinati politici. In particolare trattasi di una visita di Fabrizio Maffi a Bordiga e altri in casa Manfré. Per le viste serali occorreva l'autorizzazione della Direzione della colonia.

Da sinistra: Fabrizio Maffi, di Genova, anni 59, medico, deputato dichiarato decaduto, comunista; Bruna Maffi, a Ustica per assistere il padre Fabrizio; Cesare Marcucci, di Falerone (AP), anni 20 (il più giovane tra i confinati), studente in Medicina, comunista; Ettore Madrucciani, di L’Aquila, anni 31, pasticciere, comunista; Oreste Acquisti (in piedi), di Roma, anni 33, elettricista, comunista; Giuseppe Sbaraglini, di Perugia, anni 56, avvocato, socialista; Pietro Ventura, di L’Aquila, anni 41, possidente, comunista; Amadeo Bordiga, di Napoli, anni 38, ingegnere, comunista.

Interno di casa Manfré
Interno di casa Manfré
Murale di Francesco Del Casino dedicato a Gramsci nel 2023
Murale di Francesco Del Casino dedicato a Gramsci nel 2023
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Antonio Gramsci (Ales, Oristano, 12 gennaio 1891 – Roma 27 aprile 1937), giornalista, deputato dichiarato decaduto, comunista. Frequentò le scuole elementari a Ghilarza intervallando lo studio con lavori per sostenere le precarie condizioni economiche della famiglia; frequentò il ginnasio a Santu Lussurgiu e il liceo a Cagliari dove si era trasferito il fratello Gennaro, che lo iniziò alle idee socialiste. Nel 1911, conseguita la licenza liceale e guadagnata una borsa di studio, si trasferì a Torino per frequentare la facoltà di Lettere e Filosofia. Iscritto al partito socialista, divenne collaboratore del Grido del popolo e poi redattore dell’Avanti! Nell’aprile 1919 fondò il settimanale Ordine Nuovo divenendone direttore nel gennaio 1921, allorché la rivista si trasformò in quotidiano. Tra i fondatori del PCd’I nel gennaio 1921, a seguito della scissione di Livorno nel XVII Congresso del P. S. I.; nel febbraio 1923 fu colpito da mandato di cattura per insurrezione contro i poteri dello Stato mentre si trovava a Mosca dove era giunto nel 1922 come rappresentante del partito comunista italiano nell’Internazionale. Nel 1923, trasferitosi da Mosca a Vienna per seguire più da vicino la riorganizzazione del partito dopo gli arresti di parte del Comitato esecutivo e di numerosi dirigenti locali denunciati per complotto contro la sicurezza dello Stato, ne divenne figura preminente. Nel febbraio 1924, su sue indicazioni, viene stampato a Milano il primo numero del quotidiano l’Unità, che nel titolo da lui proposto enuncia il tema dell’alleanza tra la classe operaia del Nord e le masse contadine del Sud; nell’ aprile dello stesso anno fu eletto deputato e, in maggio, rientrerà in Italia; in agosto verrà eletto segretario generale del PCd’I. Dichiarato deputato decaduto, l’8 novembre 1926 venne arrestato e con decisione del 18 novembre 1926 inviato al confino di Ustica per 5 anni. Giunse sull’isola il 7 dicembre 1926, ma il 20 gennaio 1927 fu trasferito in carcere a Milano, a disposizione del Tribunale Speciale e condannato, nel 1928, a 20 anni, 4 mesi, 5 giorni di reclusione, subendo carcerazioni e trasferimenti tra le varie carceri (Milano, Turi, Civitavecchia). Il 7 dicembre 1933, per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, fu tradotto dal carcere di Turi nella clinica Consumano in Formia e il 25 ottobre1934 liberato condizionalmente per amnistia. Morì a Roma nella clinica Quisisana il 27 aprile 1937. Del periodo del carcere rimane il patrimonio culturale, politico e umano rappresentato dai Quaderni e dalle Lettere. Al confino di Ustica Gramsci ideò la scuola di cultura per confinati che impiantò con Bordiga, con il quale coabitò, concorrendo anche nella organizzazione delle mense autogestite; da queste iniziative scaturiranno le altre attività cooperativistiche che costituiranno la prima idea di resistenza organizzata al regime fascista.

Mense
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Amadeo Bordiga (Ercolano, Napoli, 13 giugno 1889 – Formia, Latina, 23 luglio 1970), ingegnere, giornalista, socialista dal 1910, nel 1921 fu tra i fondatori del PCd’I e suo leader indiscusso. Arrestato a Roma il 26 ottobre 1923, grazie alla sua eloquenza viene assolto; liberato riprende con fervore l’attività. Sconfitto nella battaglia interna al partito, si dimise dal Comitato Centrale costituendo un gruppo di minoranza nel 1924 quando fu nominato segretario Antonio Gramsci. Arrestato a Napoli il 20 novembre 1926, il 22 fu condannato a 3 anni di confino a Ustica dove giunse il 9 dicembre 1926. A Ustica coabitò con Gramsci e con lui organizzò sin dai primi giorni la scuola dei confinati e le mense autogestite. Durante la sua permanenza sull’isola fu protagonista attivissimo nella conduzione della scuola e in molte attività dei confinati. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 55 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il 1° agosto 1928, prosciolto, venne trasferito a Ponza. Liberato il 21 novembre 1929. Espulso dal PCI nel 1930 per la sua attività frazionistica trotzkista, si ritirò a vita privata astenendosi dall’attività politica pur restando coerente alla sua fede marxista. Resterà vigilato sino al 1943, nonostante fosse stato espulso dal PCI. A Ustica Gramsci e Bordiga consolidarono una forte e sincera amicizia. Bordiga ricordò quegli anni nell’intervista rilasciata a Osser nel giugno 1970: «I rapporti di amico, oltre che di compagno, che avevo sempre avuto con Antonio che certamente meritava tutta la mia ammirazione, furono sempre cordialissimi. La nostra ultima convivenza in ambiente che ben può dirsi di partito, risale all'anno 1926, quando entrambi fummo condotti al confino nell'isola di Ustica. In quel periodo, allorché con un uditorio di altri confinati veniva in discussione un problema che interessasse i nostri principii e il nostro movimento, Antonio ed io, come per una tacita intesa, ci offrivamo di illustrare ai presenti la visione che l'altro propugnava sul tema esaminato. Con ciò, è chiaro che nessuno dei due voleva in qualche modo attenuare il proprio dissenso dal pensiero dell'altro e della sua corrente. La doppia esposizione si concludeva di regola con una reciproca conferma, chiesta ed ottenuta, di avere bene interpretato l'insieme delle concezioni dell'altro».

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Paolo Conca nato a San Bonifacio (Verona) il 17 ottobre 1888, muratore, socialista. Impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori soprattutto delle campagne, fu cofondatore nel 1912 della sezione del Partito Socialista a San Bonifacio; deputato dal 1919 e primo sindaco socialista di San Bonifacio (poi dimessosi per incompatibilità con la carica parlamentare). Ripresentatosi alle politiche del 1924, venne eletto e dichiarato decaduto il 9 novembre 1926; arrestato dieci giorni dopo, il 19 novembre 1926 gli furono comminati 5 anni di confino e destinato a Ustica. A Ustica coabitò con Gramsci e Bordiga ma, dopo l’arrivo della moglie, si trasferì in una casetta. Liberato condizionalmente il 16 novembre 1928, fu sottoposto all’obbligo della libertà vigilata. Si trasferirà a Torino dove accetterà il lavoro offertogli dal suo compagno di confino usticese e di partito Giuseppe Romita. Nel 1946 ritorna a San Bonifacio dove morì il 25 ottobre 1968.

Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
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Ernesto Schiavello (Ponte di Legno, Brescia, 14 dicembre 1889 – 1963), pubblicista, sindacalista, socialista, fu attivo dall’anteguerra. Segretario della Camera del Lavoro nel 1918, assessore comunale e Vice Sindaco a Milano nel 1920. Ripetutamente fermato, arrestato nel novembre 1926, il 23 novembre 1926 fu confinato per 5 anni, ridotti a 3 in appello, e destinato a Ustica, dove arrivò l’11 dicembre successivo; a Ustica fu molto attivo nella scuola ideata da Gramsci, nella gestione di una mensa, e in tanti servizi di assistenza ai confinati. Il 10 ottobre 1927 a Ustica venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Avellino e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nell’agosto 1929, restò vigilato sino al 1941. Nel 1946 diventò membro dell’esecutivo del Partito d’Azione. Attivo a Varese, fu membro della Costituente; successivamente aderirà al PSLI.

Gramsci
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Giuseppe Berti (Napoli, 22 luglio 1901 – Roma, 16 marzo 1979), pubblicista, comunista. Si trasferì da Napoli a Palermo per frequentare la facoltà di giurisprudenza e, nel 1918, iscritto nella federazione giovanile socialista, prese parte alle manifestazioni antimilitariste e all'occupazione delle terre in Sicilia; nel 1921 aderì al Partito comunista e fu il primo segretario della federazione giovanile comunista e pertanto membro del Comitato centrale del Partito. Inizialmente legato alla corrente interna bordighiana, dal 1922 sostenne le tesi di Gramsci. Trasferitosi a Roma, s’impegnò in azioni di contrasto ai fascisti. Arrestato il 15 maggio 1923, fu denunziato per tentativo di sovvertire gli ordinamenti dello Stato. Assolto, riprese l’attività in Italia e all’estero divenendo il primo segretario del comitato esecutivo dell'Internazionale giovanile comunista. Ripetutamente fermato, il 26 novembre 1926 venne arrestato e assegnato per 3 anni al confino con destinazione Pantelleria. Trasferito a Ustica, vi giunse il 15 marzo 1927, e si impegnò nella scuola di cultura per i confinati istituita da Gramsci e da Bordiga collaborando nell’organizzazione e insegnando Storia della Filosofia. Da Ustica mantenne intensa corrispondenza con Gramsci per aggiornarlo sull’andamento della scuola e sulla vita confinaria. Il 10 ottobre fu arrestato a Ustica con Bordiga e altri 54 confinati politici per presunto complotto contro lo Stato, denunziato al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato e incarcerato all’Ucciardone. Assolto dopo un’istruttoria di 10 mesi, venne trasferito a Ponza. Liberato il 19 novembre 1929, espatriò clandestinamente in Francia e riammesso nel Comitato centrale del Partito. Nella veste di rappresentante del Partito mantenne rapporti con Mosca, diresse la delegazione italiana all'Internazionale e fu responsabile (1934-1937) del settore italiano della Scuola leninista presso l'Internazionale, dove insegnò economia politica. Attivo nelle attività del partito ne divenne il segretario nel 1938-39. Dopo l’occupazione della Francia riparò negli USA. Tornato in Italia, fu eletto deputato nella prima e seconda legislatura, senatore nella terza e presidente dell'Associazione Italia-URSS fino al 1956. Morì a Roma il 16 marzo 1979.

A Ustica il 30 maggio 1927 sposò Maria Baroncini che il 29 aprile lo aveva raggiunto con la figlia Vinca.

Gramsci
Bordiga
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Giuseppe Sbaraglini (Perugia, 2 novembre 1870 – Assisi, 24 novembre 1947), avvocato, repubblicano sul finire dell’800, poi socialista, nel 1914 fu eletto consigliere provinciale di Perugia, nel 1919 eletto deputato, nel 1920 eletto amministratore del Comune di Perugia e Presidente del Consiglio provinciale. Nel 1921 rieletto nella Camera dei Deputati, si distinse per le denunzie degli atti illegali compiuti dai fascisti. Più volte aggredito dai fascisti e minacciato di morte, ebbe la casa e lo studio devastati dagli squadristi; costretto a rifugiarsi a Terni, abbandonò la politica attiva. Il 15 novembre 1926 la commissione provinciale di Perugia gli comminò 5 anni di confino destinandolo a Ustica dove giunse il 26 successivo. Sull’isola coabitò con Gramsci e Bordiga. Partì da Ustica il 13 settembre 1927 per assistere a Roma la madre inferma, ma non fece più ritorno perché ottenne la commutazione del confino in diffida. Restò sorvegliato sino alla caduta del fascismo. Dopo la Liberazione riprese l’attività politica nel PSI, ma nel 1945, stanco e malato, declinò la proposta di assumere un Ministero nel governo Parri. Nel 1946 venne eletto sindaco di Assisi, dove morì un anno dopo.

Gramsci
Bordiga
Parri
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Cesare Marcucci (Piana di Falerone, Ascoli Piceno, 23 settembre 1906 - 20 novembre 1980), studente di medicina, comunista, fu arrestato nel gennaio 1926 per organizzazione comunista e condannato a 5 mesi di reclusione. Il 24 settembre 1926 fu nuovamente arrestato e, il 30 novembre successivo, confinato a Ustica per 5 anni, ridotti a 3 in appello. Il 16 dicembre 1926 arrivò sull’isola, dove familiarizzò con Gramsci, col quale ebbe corrispondenza epistolare dopo il trasferimento dello stesso; coabitò con Bordiga e altri. Era il più giovane dei confinati politici e insegnò fisiologia del corpo umano nella scuola di cultura per confinati ideata da Gramsci e organizzata con Bordiga. Il 10 ottobre 1927, a Ustica, venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto nel carcere di Napoli e, il I° agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, fu trasferito a Ponza. Liberato il 25 novembre 1929, fu iscritto nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze. Espatriato clandestinamente in Francia, fu arrestato nel marzo 1932 nel corso di una missione in Italia quale funzionario del PCI e condannato dal Tribunale Speciale a 12 anni di reclusione (Castelfranco Emilia, Pianosa). Liberato per amnistia il 19 febbraio 1937, espatriò clandestinamente nel dicembre 1939. Nel 1943-45 fu in Svizzera, dove svolse lavoro politico e giornalistico nell’ambiente dell’emigrazione italiana.

Gramsci
Bordiga
Casa Manfrè in Via Sindaco 1°
Casa Manfrè in Via Sindaco 1°

«A Ustica erano già arrivati 4 amici: il Conca, l’ex deputato di Perugia Sbaraglini, e due di Aquila. Per qualche notte abbiamo dormito in un camerone: adesso siamo già accomodati in una casa10 a nostra disposizione, in sei, io, Bordiga, il Conca, lo Sbaraglini e i due di Aquila [Piero Ventura e Ettore Madrucciani]. La casa è composta di una stanza a pianterreno dove dormono due: a pianterreno c’è anche la cucina, il cesso, e un bugigattolo che abbiamo adibito a sala comune di toilette. Al primo piano, in due stanze dormiamo in 4, tre in una stanza abbastanza grande e uno nello stanzino di passaggio; un’ampia terrazza sovrasta la stanza più grande e domina la cala. Paghiamo 100 lire al mese per la casa e due lire al giorno per il letto, la biancheria del letto e gli arredi domestici (due lire a testa)».

(Gramsci a Tatiana, 19 dicembre 1926).
Ustica 1927. Una piccola mensa autogestita
Ustica 1927. Una piccola mensa autogestita

Avviata la scuola Gramsci e Bordiga pensarono alla «mensa comune» della quale Gramsci scriverà a Tatiana il 19 dicembre 1926 («stiamo organizzando una mensa comune che ci permetterà forse di vivere con le 10 lire al giorno che ci ha assegnato il governo») e che, come scrive alla cognata il 7 gennaio 1927, fu avviata il 9 successivo («ho dovuto anticipare per le spese generali della mensa comune che si inizierà dopodomani, 9»).
Anche per l’apertura delle mense si usò il metodo della richiesta sottoscritta collettivamente e anche in questo caso il direttore non esitò a concedere il permesso, approvato dall’ispettore ministeriale e successivamente raccomandato, come lo spaccio, dalla circolare ministeriale del 12 febbraio 1927: «il direttore favorirà la formazione di mense per i confinati». Ancora una volta né il direttore né il ministero, si resero conto delle conseguenze di quell’iniziativa, anch’essa innovativa.
La mensa organizzata da Gramsci e Bordiga fu in effetti un altro strumento di formazione. Aperta a tutti i confinati, ben strutturata nella gestione che fu affidata a un direttore coadiuvato da un consiglio di mensa eletto dai commensali, ai quali con solo tre lire e cinquanta assicurava due pasti al giorno: una impresa difficile e faticosa per gli spesini incaricati degli acquisti, tanto che fu necessario la loro rotazione ogni quindici giorni. Tutti i commensali svolgevano gratuitamente il servizio di sguattero e cameriere secondo un ordine prestabilito appeso alla parete e ricordato all’interessato la sera prima con un biglietto sulla tavola con scritto «domani tocca a te». Cameriere e cuoco mangiavano gratis. Il capo mensa provvedeva anche a fornire pasti ai confinati ammalati o indigenti e ogni settimana ripartiva tra i commensali le eventuali economie. La mensa così assolveva al criterio di economicità e di cooperazione, ma era anche cenacolo, fra l’altro lontano dalle orecchie della polizia, in cui si dibattevano temi politici e culturali e laboratorio in cui si praticava il socialismo: tutti contribuivano, tutti fruivano.
Cresciuto il numero dei confinati, altre mense vennero aperte: le mense Bordiga divennero due, entrambe molto frequentate e dotate di una saletta per le famiglie, Schiavello aprì la mensa dei socialisti, gli anarchici caratterizzarono la propria come la più rumorosa, i pugliesi e i toscani si organizzarono per regione e Carlo Rosselli organizzò una «mensa-mosca» con solo quattro commensali.

«A mezzogiorno si mangia: io partecipo ad una mensa comune e proprio oggi mi spetta fare da cameriere e da sguattero: non so ancora se dovrò sbucciare le patate, preparare le lenticchie o pulire l’insalata prima di servire in tavola. Il mio debutto è atteso con molta curiosità: parecchi amici volevano sostituirmi nel servizio, ma io sono stato incrollabile nel volere adempiere la mia parte» (Gramsci a Giulia, 15 gennaio 1927).

«Oggi fui invitato alla mensa cosiddetta “Bordiga”; ha come cuoco di turno Bordiga, come sguattero l’avv. Sbaraglini che mi cantarono due cori compilati per me:
Coro antipasto:
Con il cuoco ingegnere
lo sguattero avvocato
giurista il cameriere
e lo chef avvocato
quale migliore menu
o egregio commensale
per qualunque ventricolo
anche intellettuale?
Taluno di presenti
ha il ventre cerebrale
e accusa noi fetenti
d’averlo normale
ma noi pensiam che mentre
colui vuol fare il bello
se cerebrale ha il ventre
pedestre avrà il cervello.
Coro secondo – Dessert:
Se Amadeo è di fazione
Se Giuseppe è di corvèe
la fatidica canzone
non dovrà mancar per te.
Per te Pippo paffutello
deputato massimal
Se Lojacono ti invoca
col sorriso e con la man,
digli pur con voce fioca
oramai son Ustican.
Se il lasciar Pantelleria
ti fu d’un grave dolor
l’Usticana compagnia
sarà un balsamo al tuo cor.
Alza dunque il tuo paniere
dalla sedia e dalla panca,
leva, leva, il tuo bicchiere
con la destra e con la manca
e se manca del buon vino
per un brindisi compir,
confortiamoci un pochino
con il sol dell’avvenir.
Questi cori intonati su arie di note canzoni popolaresche, accompagnati da una musica di bicchieri e di piatti procurano l’allegria spassosa e chiassosa che predomina qua in quest’isola. Sono tutti giovani che con allegra filosofia passano il loro tempo alla meno peggio. Alla sera poi, siccome io ero un po’ triste per il tuo telegramma, fra i tanti cori generici, con un fracasso infernale mi cantarono e ricantarono il terzo coro:
Terzo coro serale:
“O Romita, Romita, Romita
se Torino regale ed avita
ancor porti nel core scolpita
non renderti triste la vita.
Il gran capo tu osserva ed invita
che al sollazzo ti spinse ed incita.
commensali, esultate, osannate
la diabolica orchestra intonate!»

(Giuseppe Romita alla moglie, 20 febbraio 1927)

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Piero Ventura (L'Aquila, 26 giugno 1886 - L'Aquila, 20 marzo 1956), possidente, repubblicano, poi socialista, comunista dal 1921 e segretario di Amadeo Bordiga, arrestato nel febbraio 1923 per complotto contro i poteri dello Stato, fu assolto. Ripetutamente fermato, fu arrestato nel novembre 1926, confinato per 5 anni e destinato a Ustica dove arrivò il 29 novembre 1926; lì coabitò con Gramsci e Bordiga e collaborò attivamente nella organizzazione della scuola ideata da Gramsci nell’insegnamento (insegnò Grammatica). Da Ustica corrispose con Gramsci aggiornandolo sulla vita confinaria e sull’andamento della scuola. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere. Conclusa l’istruttoria, nel giugno 1928 fu tradotto al carcere di Napoli e il I° agosto successivo venne trasferito a Ponza. Durante la sua permanenza a Ponza, nel 1930, venne accusato di trotzkismo e bordighismo ed espulso dal partito comunista assieme a Bordiga, del quale era fedele collaboratore e ammiratore. Durante la permanenza a Ponza scontò 3 mesi di carcere per contravvenzione al regolamento. Liberato nel febbraio 1932, diffidato, restò considerato «elemento pericoloso, capace di guidare le masse in rivolta» e sottoposto a sorveglianza speciale per tutta la durata della dittatura fascista. Dopo l’8 settembre 1943, combatté da partigiano nella Banda Di Vincenzo sino alla liberazione dell’Aquila, poi consigliere comunale.

Gramsci
Bordiga
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Ettore Madrucciani, nato a L'Aquila il 27 ottobre 1895, pasticciere, comunista, fu attivo nel partito socialista già negli anni successivi alla Grande Guerra. Iscritto al partito comunista, fu corrispondente dell’Unità e «nemico acerrimo del regime». Arrestato il 16 novembre 1926, fu confinato «per attività antifascista in collegamento con varie forze politiche» per 5 anni e destinato a Ustica, dove giunse il 27 novembre 1926. A Ustica coabitò con Gramsci e Bordiga e fu cuoco di una delle due mense Bordiga. Il 29 luglio 1927 fu trasferito a Ponza. Liberato condizionalmente nell’agosto 1931, venne nuovamente arrestato per organizzazione comunista l’11 giugno 1932 e confinato a Ponza e poi a Tremiti per 5 anni. Ripetutamente condannato per complessivi 17 mesi di detenzione per agitazioni collettive a Ponza. Liberato il 10 novembre 1939. Morì nel 1943.

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Fabrizio Maffi (San Zenone al Po, Pavia, 2 ottobre 1868 – San Zenone al Po 23 febbraio 1955), medico specialista nell’organizzazione dei sanatori per tubercolosi e autore di molte opere scientifiche, fu tra i fondatori del Partito Socialista. Condannato nel 1898, espatriò in Svizzera. Fu eletto deputato nel 1913, nel 1919, nel 1921 e nel 1924. Inserito nel gruppo dei «terzinternazionalisti», nel 1924 fu espulso dal PSI; passato al PCd’I fu cooptato nel Comitato Centrale. Più volte aggredito dai fascisti anche all’interno del Parlamento, fu dichiarato decaduto e arrestato nella sua casa a Cavi di Lavagna l’8 novembre 1926. Il 18 successivo fu condannato a 5 anni di confino e destinato a Pantelleria dove arrivò il 30 novembre. Trasferito a Ustica, vi giunse il 18 febbraio 1927 con la figlia Bruna diventando punto di riferimento per i comunisti. Sull'isola continuò a essere, come in tutta la sua vita, «medico dei poveri». Lo testimoniò anche il sacerdote Ailara al giudice: «il Maffi, noto per la sua fama di valente medico, riceveva spesso in casa per visitare usticesi, confinati, coatti, arabi ed anche villeggianti». Arrestato il 1° aprile 1927, fu rinchiuso nel carcere dell’isola sino al successivo 9, poi trasferito a San Vittore in attesa di giudizio del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato rimanendovi un anno e mezzo. Assolto il 10 ottobre 1928, dovette riprendere la via del confino a Campagna (Salerno) dal 19 giugno 1929 e a Bernalda (Matera) dal 7 maggio 1930. Per motivi di salute scontò l’ultimo anno di confino a Cavi di Lavagna dal 29 giugno 1930 al 9 novembre 1931, ma restò sottoposto a vigilanza speciale sino al 1943, quando espatriò in Svizzera. Rientrato in Italia nel luglio 1945, fece parte della Consulta Nazionale e poi della Assemblea Costituente. Il 2 giugno 1946 fu eletto nel primo collegio di Milano, quindi senatore di diritto nella prima legislatura repubblicana.

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Oreste Acquisti (Isola del Cantone, Genova 20 gennaio 1894-Roma ?), commerciante elettricista, socialista, comunista dal 1922, dirigente della Camera del Lavoro di Roma. Attivista del Soccorso rosso, condannato a 5 anni di confino nel dicembre 1936, poi ridotti a 3 (Ustica). Arrivò a Ustica il 27 dicembre 1926 e coabitò in casa Manfrè con Gramsci, Bordiga e altri, probabilmente dopo il trasferimento di Conca in altra casa per l’arrivo della moglie. Fu un attivo corrispondente di Gramsci dopo che questi fu trasferito in carcere. Sull’isola collaborò nella gestione dell’affollata mensa Bordiga. Liberato condizionalmente il 22 marzo 1928 resterà sorvegliato sino alla caduta del fascismo. Dopo la proclamazione della Repubblica sarà presidente dell'Associazione Commercianti Elettricisti di Roma e verrà eletto consigliere comunale della città.