Tappa n. 1Dai corsari ai coloni. Introduzione

«La storia è fatta di tante storie».
Indro Montanelli
Largo Padiglione Militare
Largo Padiglione Militare

Il toponimo Largo Padiglione Militare trae origine dalla presenza di due padiglioni adibiti all’alloggio dei militari di stanza a Ustica sin dall’avvio dell’ultima colonizzazione del 1763. Infatti 250 soldati avevano accompagnato i coloni eoliani per difendere l’isola, essendo diventata dalla seconda metà del 1300 covo di corsari che insidiavano il commercio marittimo. Furono mandati inoltre 40 disterrati, condannati ai lavori forzati destinati alla «sistemazione delle strade» e ad altri lavori. L’iniziativa governativa era stata preceduta nel 1761 da un tentativo di colonizzazione non autorizzato di privati cui partecipò un gruppo di eoliani, attratto dalla promessa di privilegi nell’assegnazione dei terreni da coltivare e che l’8 settembre 1762 fu sorpreso dai corsari e tratto in schiavitù in Tunisi. A questo episodio si rifà il disegno riprodotto sul pannello di accesso e riportato in calce a questa tappa. Cessato il pericolo dei corsari, fu mantenuta la presenza sull’isola di soldati, seppure in minor numero, almeno sino al 1925, con qualche interruzione (per approfondimenti sul periodo sino al 1815 vedi articoli su Lettera 36-37 e Lettera 38-39).

Confinati politici antifascisti a Ustica nel 1927
Confinati politici antifascisti a Ustica nel 1927

Introduzione
Pagine di storia non “isolate”
Il Percorso, pur focalizzato sul confino politico, considerato in tutte le sue varianti normative nel corso di due secoli, rivolge la sua attenzione anche a quello comune e ad aspetti della storia e della cultura dell’isola, avendone costituito entrambi parte strutturante della vita economica, sociale, culturale e dello sviluppo demografico (molti sono stati i matrimoni di donne usticesi con guardie e carabinieri, ma anche con confinati politici e non).
Quelle usticesi sono anche pagine di storia “non isolate” per il loro stretto intreccio con vicende del nostro Paese e le sue politiche di controllo e di repressione e del suo passato coloniale. Ma anche particolari per la forzosa e lunga convivenza della popolazione con la realtà confinaria nel suo duplice aspetto di miseria e nobiltà: i coatti, uomini gettati come un sasso nell’isola; i “politici” di tutte le epoche con le loro idealità cariche di dignità e capaci di produrre solidarietà e cultura in un luogo di durezza e di oppressione.

Il Percorso ci parlerà dunque di donne e uomini di tutte le opposizioni, a partire da quella antiborbonica e dalle avanguardie del pensiero politico e sociale dell’Ottocento risorgimentale e poi post unitario, per proseguire con il confino di polizia fascista e con gli esiti della politica colonialista del nostro paese in Africa con le deportazioni dalla Libia e con l’internamento di civili durante la seconda guerra mondiale. Senza trascurare alcuni riferimenti al confino dei partecipanti al movimento del “Non si parte”, gli ultimi “confinati politici” per i quali furono utilizzate le leggi fasciste, pur essendo in tempi di Repubblica.
La permanente condivisione degli spazi fisici fra popolazione, confinati politici e comuni ha consegnato all’isola un pesante carico memoriale non facile da gestire e da raccontare. Una memoria che, nonostante le sue asprezze e durezze, sottende, come a contrappeso in una ininterrotta filigrana, anche le speranze e le aspirazioni degli isolani, se si pensa alla tenacia e alla resilienza che hanno accompagnato i primi coloni e le generazioni a seguire nel loro faticoso cammino nel farsi comunità.

1916. Maggiorenti della comunità usticese e deportati libici
1916. Maggiorenti della comunità usticese e deportati libici
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Due secoli di convivenza con gente di diversa provenienza hanno avuto influenza sul comportamento (senso dell’accoglienza), sugli usi (p.e. l’esposizione sulla strada dei prodotti agricoli, v. foto), sull’aggiornamento tecnico (p.e. in agricoltura, uso dell’aratro di ferro e metodi di potatura; nell’artigianato, con la realizzazione di mobili raffinati, di stivali e di vestiti), e anche sulla lingua parlata (di aree di provenienza eoliana e palermitana, si contaminava alternando italiano e dialetto per necessità di comunicare con gente d’ogni parte d’Italia) e sull’evoluzione del pensiero.

 Il percorso interattivo è corredato di foto e dotato di un ampio materiale documentario di approfondimento (schede biografiche e pubblicazioni) e permette di scoprire i luoghi più significativi legati al confino politico, trarre notizie sui suoi protagonisti e sulle condizioni di vita in cui essi vivevano: per i visitatori dell’isola, esso vuole rappresentare un’occasione per vivere una esperienza conoscitiva più significativa di tanti aspetti della storia di Ustica; per la comunità isolana un contributo per una maggiore consapevolezza delle proprie radici e della propria identità.

Le notizie riportate nelle venti tappe sono state rigorosamente accertate; l’iconografia essenziale è ricavata da archivi pubblici e privati.

Buon proseguimento.

Sbarco dei corsari. Dipinto con la tecnica utilizzata per decorare i carretti siciliani
Sbarco dei corsari. Dipinto con la tecnica utilizzata per decorare i carretti siciliani
Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.