Tappa n. 13Il Cimitero degli Arabi

«Donateci un po’ d’ombra del cipresso;
con la morte dileguasi la pena,
con la morte si estingue ogni processo».

Giuseppe Parenti, confinato politico
Cimitero degli Arabi
Cimitero degli Arabi

Il Cimitero degli Arabi, un unicum impiantato nel 1911 da Antonino Cutrera, il Direttore della Colonia che trattò con profonda umanità i deportati libici, nel 2004 è stato restaurato per volontà di Gheddafi con fondi libici. In quella circostanza è stata ricostruita la parte frontale della recinzione e vi sono state riprodotte le semisfere poste da Cutrera sugli altri lati per richiamare il simbolo musulmano della mezzaluna; furono inoltre realizzati il lavabo per la purificazione rituale e la qibla, la freccia che indica la Mecca e, più specificatamente, la Kaaba verso cui il fedele musulmano deve rivolgersi durante la preghiera. È l’unico cimitero musulmano esistente sulle isole di confino italiane.

Il cimitero cristiano fu costruito nel 1837, quando un’epidemia di colera causò 87 morti in soli dieci giorni e che per problemi igienici fu impossibile seppellire nella cripta della Chiesa del paese. Allora il cimitero era esteso solo dal cancello d'ingresso fino alla Chiesetta. Nel 1911 fu acquistata dal Ministero Interni l’area retrostante alla Chiesetta per seppellire i libici deceduti a Ustica dove erano stati deportati dopo la sanguinosa imboscata tesa al corpo di spedizione italiana a Sciara Sciat: il 29 ottobre 1911 ne furono sbarcati 920 dopo aver viaggiato per due giorni e due notti nelle stive della nave Rumania, cinque di loro allo sbarco furono trovati deceduti, altri 127 moriranno a Ustica; a questi se ne aggiungeranno altri 141 tra quelli deportati nel 1915.

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1911. Sbarco di 920 libici da nave Rumania
1911. Sbarco di 920 libici da nave Rumania

Nel 1913 furono apposte due lapidi: una ricorda che il «Cimitero appartiene alla Colonia dei coatti» e l’altra fa memoria dei 132 deceduti tra il 1911 e il 1912. Da allora quell’area verrà utilizzata anche per i confinati che moriranno sull’isola; tra questi, 39 nel 1942 e 40 nei primi sei mesi del 1943, deceduti per denutrizione e stenti. Negli anni Trenta del Novecento l’area fu collegata con l’antico cimitero mediante un corridoio ricavato dall’abolizione della sagrestia della Chiesetta.
Col tempo, abolito il confino, l'oblìo calò su quei morti, ma sopravvissero il toponimo "cimitero degli arabi" e le semisfere sul muro di cinta per ricordare la Mezzaluna.

Quella triste storia, figlia delle ambizioni coloniali dell'Italia, riemerse nella memoria isolana (e forse non solo isolana) il 29 ottobre del 1989, anniversario della prima deportazione, quando una delegazione di 170 libici sbarcò a Ustica: erano per la maggior parte mutilati da mine, proiettili e schegge residuati dei lunghi anni di guerra per la conquista della Libia; erano "ambasciatori" di Gheddafi che venivano a commemorare i loro morti e a rivendicare risarcimenti per danni di guerra.
Il lungo e complesso contenzioso tra la Libia e l’Italia per il passato coloniale del nostro Paese ebbe inizio nel 1951 con l’indipendenza della ex colonia, trovando poi una prima regolamentazione nel 1956 (Trattato italo-libico). Ci sarà poi una sua riapertura nel 1969, dopo il colpo di stato di Gheddafi e l’espulsione degli italiani dalla Libia, per giungere a una conclusione il 30 agosto 2008 con la firma del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione.
Le delegazioni di libici a Ustica continueranno ad arrivare ogni anno fino al 2008. Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, fin dalla sua fondazione, ha voluto riscoprire e approfondire quelle pagine di storia con ricerche archivistiche, studi, pubblicazioni, partecipazione a convegni, allestimento di una mostra documentaria poi resa itinerante per l’Italia ed esposta anche a Tripoli, dove Gheddafi ricevette la delegazione italiana. Da parte sua, il governo libico abbellì il Cimitero degli arabi realizzando anche una zona per il rituale pediluvio e segnando su una lastra di cemento la qiblah, la freccia indicante la Mecca; il sindaco di Ustica appose una targa, il Centro Studi targhe bilingue e, più recentemente, un'altra la società civile.

Nella foto Mohammed Omar el Mukhtar, figlio di Omar el Mukhtar, capo della resistenza armata libica, detto il Leone del deserto, che fu fatto prigioniero e impiccato nel 1932.

1989. Libici in pellegrinaggio a Ustica
1989. Libici in pellegrinaggio a Ustica
Ustica 1911. I deportati libici, scortati da militari, vengono condotti in spiaggia e costretti a spogliarsi e a tuffarsi in acqua per lavarsi. I loro barracani vennero bruciati ma l’epidemia di colera non cessò,  127 di loro morirono e furono sepolti sull’isola
Ustica 1911. I deportati libici, scortati da militari, vengono condotti in spiaggia e costretti a spogliarsi e a tuffarsi in acqua per lavarsi. I loro barracani vennero bruciati ma l’epidemia di colera non cessò, 127 di loro morirono e furono sepolti sull’isola
Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
Un momento di attività didattica nella sede del Centro Studi
Un momento di attività didattica nella sede del Centro Studi

Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, costituito nel 1997, è un’associazione di volontariato culturale no profit che si prefigge di promuovere attività e iniziative incentrate sull’isola di Ustica per favorire la conoscenza e il recupero del suo patrimonio culturale e naturalistico. In particolare l’associazione si propone di realizzare la raccolta di documenti, testi e materiali riguardanti l’isola di Ustica e di curarne la ristampa; di promuovere attività di ricerca e di studio sul territorio dell’isola e di divulgarne i risultati con pubblicazioni (volumi, una rivista, cartoline e stampe antiche) e prodotti multimediali; di promuovere e organizzare eventi culturali e attività didattiche sia verso la scolaresca locale sia di altra provenienza e di gruppi in visita nell’isola (accoglienza) per approfondire e favorire la conoscenza del suo patrimonio culturale e naturalistico. Allo scopo sono stati promossi anche scambi con enti e associazioni omologhi e con altre realtà antropologiche isolane, realizzati convegni di studio nell’isola, conferenze con la partecipazione di studiosi, partecipazione a seminari e convegni di studio in altre sedi, allestimento di mostre documentarie, alcune delle quali diventate itineranti anche all’estero, assistenza a tesisti universitari e collaborazioni con studiosi: attività che, pur partendo da un piccolo territorio e nonostante la sua, talvolta penalizzante, dimensione insulare, ne hanno traforato i limiti riuscendo a intrecciarsi con i temi della storia nazionale e internazionale, divenendo in più casi anche occasione e stimolo per la loro conoscenza o approfondimento.
Durante la sua ininterrotta attività, l’associazione si è quindi interessata di geologia, archeologia, storia, aspetti naturalistici e sociali, tradizioni. Particolare attenzione è stata posta alla storia dell’ultima colonizzazione dell’isola, al confino e al fenomeno dell’emigrazione (anche stabilendo e mantenendo rapporti con gli oriundi usticesi in America e in Francia), ritenendoli parte strutturalmente costitutiva delle sue radici storiche, del suo costituirsi in comunità e della sua odierna identità collettiva.
Da segnalare inoltre, fra le attività svolte, l’impianto di una biblioteca e di un archivio con riferimenti tematici ai vari aspetti della realtà isolana, aperti alla consultazione, un museo etnografico e un museo geologico, l’organizzazione di concerti commemorativi di eventi storici, di urban trekking e visite guidate dell’isola per raccontarne la storia e le peculiarità, le convenzioni e le relazioni con Università (anche estere) e con altri istituti storici, la co-fondazione della Rete delle Isole di Confino.

Il Centro Studi è riconosciuto associazione di promozione sociale e ente del terzo settore iscritto nel Registro Unico Nazionale Terzo Settore.

Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica-APS
Art 3.
Finalità e attività

Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, costituito nel 1997, è un’associazione di volontariato culturale no profit che si prefigge di promuovere attività e iniziative incentrate sull’isola di Ustica per favorire la conoscenza e il recupero del suo patrimonio culturale e naturalistico. In particolare l’associazione si propone di realizzare la raccolta di documenti, testi e materiali riguardanti l’isola di Ustica e di curarne la ristampa; di promuovere attività di ricerca e di studio sul territorio dell’isola e di divulgarne i risultati con pubblicazioni (volumi, una rivista, cartoline e stampe antiche) e prodotti multimediali; di promuovere e organizzare eventi culturali e attività didattiche sia verso la scolaresca locale sia di altra provenienza e di gruppi in visita nell’isola (accoglienza) per approfondire e favorire la conoscenza del suo patrimonio culturale e naturalistico. Allo scopo sono stati promossi anche scambi con enti e associazioni omologhi e con altre realtà antropologiche isolane, realizzati convegni di studio nell’isola, conferenze con la partecipazione di studiosi, partecipazione a seminari e convegni di studio in altre sedi, allestimento di mostre documentarie, alcune delle quali diventate itineranti anche all’estero, assistenza a tesisti universitari e collaborazioni con studiosi: attività che, pur partendo da un piccolo territorio e nonostante la sua, talvolta penalizzante, dimensione insulare, ne hanno traforato i limiti riuscendo a intrecciarsi con i temi della storia nazionale e internazionale, divenendo in più casi anche occasione e stimolo per la loro conoscenza o approfondimento.
Durante la sua ininterrotta attività, l’associazione si è quindi interessata di geologia, archeologia, storia, aspetti naturalistici e sociali, tradizioni. Particolare attenzione è stata posta alla storia dell’ultima colonizzazione dell’isola, al confino e al fenomeno dell’emigrazione (anche stabilendo e mantenendo rapporti con gli oriundi usticesi in America e in Francia), ritenendoli parte strutturalmente costitutiva delle sue radici storiche, del suo costituirsi in comunità e della sua odierna identità collettiva.
Da segnalare inoltre, fra le attività svolte, l’impianto di una biblioteca e di un archivio con riferimenti tematici ai vari aspetti della realtà isolana, aperti alla consultazione, un museo etnografico e un museo geologico, l’organizzazione di concerti commemorativi di eventi storici, di urban trekking e visite guidate dell’isola per raccontarne la storia e le peculiarità, le convenzioni e le relazioni con Università (anche estere) e con altri istituti storici, la co-fondazione della Rete delle Isole di Confino.

Il Centro Studi è riconosciuto associazione di promozione sociale e ente del terzo settore iscritto nel Registro Unico Nazionale Terzo Settore.