Quella triste storia, figlia delle ambizioni coloniali dell'Italia, riemerse nella memoria isolana (e forse non solo isolana) il 29 ottobre del 1989, anniversario della prima deportazione, quando una delegazione di 170 libici sbarcò a Ustica: erano per la maggior parte mutilati da mine, proiettili e schegge residuati dei lunghi anni di guerra per la conquista della Libia; erano "ambasciatori" di Gheddafi che venivano a commemorare i loro morti e a rivendicare risarcimenti per danni di guerra.
Il lungo e complesso contenzioso tra la Libia e l’Italia per il passato coloniale del nostro Paese ebbe inizio nel 1951 con l’indipendenza della ex colonia, trovando poi una prima regolamentazione nel 1956 (Trattato italo-libico). Ci sarà poi una sua riapertura nel 1969, dopo il colpo di stato di Gheddafi e l’espulsione degli italiani dalla Libia, per giungere a una conclusione il 30 agosto 2008 con la firma del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione.
Le delegazioni di libici a Ustica continueranno ad arrivare ogni anno fino al 2008. Il e Documentazione Isola di Ustica, fin dalla sua fondazione, ha voluto riscoprire e approfondire quelle pagine di storia con ricerche archivistiche, studi, pubblicazioni, partecipazione a convegni, allestimento di una mostra documentaria poi resa itinerante per l’Italia ed esposta anche a Tripoli, dove Gheddafi ricevette la delegazione italiana. Da parte sua, il governo libico abbellì il Cimitero degli arabi realizzando anche una zona per il rituale pediluvio e segnando su una lastra di cemento la qiblah, la freccia indicante la Mecca; il sindaco di Ustica appose una targa, il Centro Studi targhe bilingue e, più recentemente, un'altra la società civile.
Nella foto Mohammed Omar el Mukhtar, figlio di Omar el Mukhtar, capo della resistenza armata libica, detto il Leone del deserto, che fu fatto prigioniero e impiccato nel 1932.