I disterrati, condannati ai lavori forzati, cresceranno di numero. La relegazione, normata nel 1825 da apposito regolamento, diventerà stabile e riguarderà due categorie di condannati: «relegati per condanna giudiziaria» e relegati «per misura di pubblico interesse» o «per sovrana disposizione», ossia politici. I primi venivano condannati dalla autorità giudiziarie, i secondi dagli organi di polizia. Per entrambe le categorie la vita sulle isole era molto disagiata: miserabile l’alloggio offerto dal governo, da fame il vitto; ancor peggio quando i relegati venivano carcerati o puniti.
I relegati diventeranno parte importante per la riuscita della colonizzazione dell’isola e per due secoli parte indispensabile della sua economia, povera, ma con essi resa stabile. Molti di loro lavoravano nelle campagne contribuendo a una produzione a costi ridotti, altri assicuravano i servizi più umili nel centro abitato, tutti spendevano almeno il sussidio giornaliero concesso dal governo; in più, militari e addetti alla sorveglianza spesso raggiunti da familiari e ancora ispettori e familiari degli stessi relegati garantivano stabilmente i consumi interni. E gettito davano anche le case prese in affitto dallo Stato per caserme e dormitori, detti “cameroni”, e gli appalti di casermaggio (arredi e servizi essenziali per i relegati).