Tappa n. 4La scuola di cultura

«Speriamo così di trascorrere il tempo senza abbrutirci e giovando agli altri amici».
Antonio Gramsci
Piazza Umberto I
Piazza Umberto I

La Piazza Umberto l°, intitolata a re Umberto I° nell’immediatezza del suo assassinio per mano dell’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900 a Monza. In fondo, sulla destra, lo slargo dove si affacciavano le aule della scuola di cultura dei confinati inaugurate il 2 maggio 1927.

Gramsci arrivò a Ustica il 7 dicembre 1926 e Bordiga due giorni dopo. L’impianto di una scuola di cultura fu il loro primo proposito. Furono quindi chiesti al direttore della colonia il permesso e la disponibilità di uno stanzone e già il 21 dicembre la scuola era funzionante.
Così infatti Gramsci scrive a Sraffa, al quale aveva chiesto dei libri: «Siamo a Ustica in 30 confinati politici: abbiamo già iniziato una serie di corsi, elementari e di cultura generale, per i diversi gruppi di confinati; inizieremo anche delle serie di conferenze. Bordiga dirige la sezione scientifica, io la sezione storico-letteraria; ecco la ragione per cui ho commissionato determinati libri. Speriamo così di trascorrere il tempo senza abbrutirci e giovando agli altri amici, che rappresentano tutta la gamma dei partiti e della preparazione culturale. Con me c’è Schiavello e Fiorio di Milano; di massimalisti c’è anche l’ex deputato Conca di Milano. Di unitari c’è l’avv. Sbaraglini di Perugia e un magnifico tipo di contadino molinellese. Un repubblicano di Massa [Antonio Briglia] e 6 anarchici di composizione morale complessa; il resto comunisti, cioè la grande maggioranza. Ci sono 3 o 4 analfabeti o quasi; il resto ha una preparazione diversa, ma con media generale molto bassa. Tutti però sono contenti di avere la scuola, che è frequentata con grande assiduità e diligenza».

2 maggio 1927. Inaugurazione delle nuove aule della scuola di cultura con l'insegna “Scuola-Aula C”
2 maggio 1927. Inaugurazione delle nuove aule della scuola di cultura con l'insegna “Scuola-Aula C”
Lo slargo di Piazza Umberto I° in cui si affacciavano le aule della scuola di cultura dei confinati
Lo slargo di Piazza Umberto I° in cui si affacciavano le aule della scuola di cultura dei confinati

Nella scuola tutti potevano essere docenti e discenti. Lo stesso Gramsci insegnava storia e frequentava un corso di tedesco. La scuola avrà successo sino a far registrare 246 attivi partecipanti, come scriverà Giuseppe Berti a Gramsci nel luglio 1927, e si evolverà con l'introduzione di nuove materie tra cui la storia della filosofia. Una testimonianza ulteriore dell’efficienza della scuola è data dagli appunti delle lezioni lasciati da Giuseppe De Vito. La scuola nella fase iniziale fu «frequentata anche da alcuni funzionari e abitanti dell’isola» (Gramsci a Sraffa, 2 gennaio 1927), ma presto fu loro vietato e fu anche rifiutata la proposta di corsi serali per «elementi locali non confinati» e corsi di italiano per i libici «per non offrire il destro di fare propaganda sovversiva fra gli isolani e gli arabi».

«Berti insegnava la storia, Fietti e Lauriti il francese, Bordiga la matematica, Monaco la computisteria, Pinazza la stenografia, Ciccotti la chimica, Srebrnich il tedesco, Romita la storia dell’arte, Sorgoni teneva i corsi elementari per gli analfabeti […]. Certe volte, quando si teneva qualche lezione interessante, il piazzaletto di fronte la scuola era pieno di confinati che non avevano potuto entrare nell’aula. Ritti sotto la finestra o sulla porta, ascoltavano a capo chino la parola del maestro». (G. Scalarini, Le mie isole, Franco Angeli, Milano 1992, p. 95).

Appunti di Giuseppe De Vito sulle lezioni della scuola di cultura
Appunti di Giuseppe De Vito sulle lezioni della scuola di cultura
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Antonio Gramsci (Ales, Oristano, 12 gennaio 1891 – Roma 27 aprile 1937), giornalista, deputato dichiarato decaduto, comunista. Frequentò le scuole elementari a Ghilarza intervallando lo studio con lavori per sostenere le precarie condizioni economiche della famiglia; frequentò il ginnasio a Santu Lussurgiu e il liceo a Cagliari dove si era trasferito il fratello Gennaro, che lo iniziò alle idee socialiste. Nel 1911, conseguita la licenza liceale e guadagnata una borsa di studio, si trasferì a Torino per frequentare la facoltà di Lettere e Filosofia. Iscritto al partito socialista, divenne collaboratore del Grido del popolo e poi redattore dell’Avanti! Nell’aprile 1919 fondò il settimanale Ordine Nuovo divenendone direttore nel gennaio 1921, allorché la rivista si trasformò in quotidiano. Tra i fondatori del PCd’I nel gennaio 1921, a seguito della scissione di Livorno nel XVII Congresso del P. S. I.; nel febbraio 1923 fu colpito da mandato di cattura per insurrezione contro i poteri dello Stato mentre si trovava a Mosca dove era giunto nel 1922 come rappresentante del partito comunista italiano nell’Internazionale. Nel 1923, trasferitosi da Mosca a Vienna per seguire più da vicino la riorganizzazione del partito dopo gli arresti di parte del Comitato esecutivo e di numerosi dirigenti locali denunciati per complotto contro la sicurezza dello Stato, ne divenne figura preminente. Nel febbraio 1924, su sue indicazioni, viene stampato a Milano il primo numero del quotidiano l’Unità, che nel titolo da lui proposto enuncia il tema dell’alleanza tra la classe operaia del Nord e le masse contadine del Sud; nell’ aprile dello stesso anno fu eletto deputato e, in maggio, rientrerà in Italia; in agosto verrà eletto segretario generale del PCd’I. Dichiarato deputato decaduto, l’8 novembre 1926 venne arrestato e con decisione del 18 novembre 1926 inviato al confino di Ustica per 5 anni. Giunse sull’isola il 7 dicembre 1926, ma il 20 gennaio 1927 fu trasferito in carcere a Milano, a disposizione del Tribunale Speciale e condannato, nel 1928, a 20 anni, 4 mesi, 5 giorni di reclusione, subendo carcerazioni e trasferimenti tra le varie carceri (Milano, Turi, Civitavecchia). Il 7 dicembre 1933, per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, fu tradotto dal carcere di Turi nella clinica Consumano in Formia e il 25 ottobre1934 liberato condizionalmente per amnistia. Morì a Roma nella clinica Quisisana il 27 aprile 1937. Del periodo del carcere rimane il patrimonio culturale, politico e umano rappresentato dai Quaderni e dalle Lettere. Al confino di Ustica Gramsci ideò la scuola di cultura per confinati che impiantò con Bordiga, con il quale coabitò, concorrendo anche nella organizzazione delle mense autogestite; da queste iniziative scaturiranno le altre attività cooperativistiche che costituiranno la prima idea di resistenza organizzata al regime fascista.

Mense
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Amadeo Bordiga (Ercolano, Napoli, 13 giugno 1889 – Formia, Latina, 23 luglio 1970), ingegnere, giornalista, socialista dal 1910, nel 1921 fu tra i fondatori del PCd’I e suo leader indiscusso. Arrestato a Roma il 26 ottobre 1923, grazie alla sua eloquenza viene assolto; liberato riprende con fervore l’attività. Sconfitto nella battaglia interna al partito, si dimise dal Comitato Centrale costituendo un gruppo di minoranza nel 1924 quando fu nominato segretario Antonio Gramsci. Arrestato a Napoli il 20 novembre 1926, il 22 fu condannato a 3 anni di confino a Ustica dove giunse il 9 dicembre 1926. A Ustica coabitò con Gramsci e con lui organizzò sin dai primi giorni la scuola dei confinati e le mense autogestite. Durante la sua permanenza sull’isola fu protagonista attivissimo nella conduzione della scuola e in molte attività dei confinati. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 55 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il 1° agosto 1928, prosciolto, venne trasferito a Ponza. Liberato il 21 novembre 1929. Espulso dal PCI nel 1930 per la sua attività frazionistica trotzkista, si ritirò a vita privata astenendosi dall’attività politica pur restando coerente alla sua fede marxista. Resterà vigilato sino al 1943, nonostante fosse stato espulso dal PCI. A Ustica Gramsci e Bordiga consolidarono una forte e sincera amicizia. Bordiga ricordò quegli anni nell’intervista rilasciata a Osser nel giugno 1970: «I rapporti di amico, oltre che di compagno, che avevo sempre avuto con Antonio che certamente meritava tutta la mia ammirazione, furono sempre cordialissimi. La nostra ultima convivenza in ambiente che ben può dirsi di partito, risale all'anno 1926, quando entrambi fummo condotti al confino nell'isola di Ustica. In quel periodo, allorché con un uditorio di altri confinati veniva in discussione un problema che interessasse i nostri principii e il nostro movimento, Antonio ed io, come per una tacita intesa, ci offrivamo di illustrare ai presenti la visione che l'altro propugnava sul tema esaminato. Con ciò, è chiaro che nessuno dei due voleva in qualche modo attenuare il proprio dissenso dal pensiero dell'altro e della sua corrente. La doppia esposizione si concludeva di regola con una reciproca conferma, chiesta ed ottenuta, di avere bene interpretato l'insieme delle concezioni dell'altro».

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Paolo Conca nato a San Bonifacio (Verona) il 17 ottobre 1888, muratore, socialista. Impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori soprattutto delle campagne, fu cofondatore nel 1912 della sezione del Partito Socialista a San Bonifacio; deputato dal 1919 e primo sindaco socialista di San Bonifacio (poi dimessosi per incompatibilità con la carica parlamentare). Ripresentatosi alle politiche del 1924, venne eletto e dichiarato decaduto il 9 novembre 1926; arrestato dieci giorni dopo, il 19 novembre 1926 gli furono comminati 5 anni di confino e destinato a Ustica. A Ustica coabitò con Gramsci e Bordiga ma, dopo l’arrivo della moglie, si trasferì in una casetta. Liberato condizionalmente il 16 novembre 1928, fu sottoposto all’obbligo della libertà vigilata. Si trasferirà a Torino dove accetterà il lavoro offertogli dal suo compagno di confino usticese e di partito Giuseppe Romita. Nel 1946 ritorna a San Bonifacio dove morì il 25 ottobre 1968.

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Ciccotti Sigfrido nato a Trieste il 5 settembre 1903, studente in chimica, socialista sin da ragazzo come il padre Francesco deputato del PSI, fu un fervente antifascista. Segretario della sezione romana del PSI, venne arrestato il 19 ottobre 1926 e il I dicembre successivo assegnato al confino per 5 anni e destinato a Lampedusa, dove giunse il 28 dicembre. Trasferito a Ustica l’8 marzo 1927, si impegnò nella scuola di cultura dei confinati insegnando chimica (lo chiamavano “Ciccottino”) e frequentando con profitto il corso di Storia di Filosofia; fu inoltre molto attivo nella vita confinaria. Il 10 ottobre venne arrestato con Bordiga e altri per presunto complotto contro lo stato, incarcerato all’Ucciardone e deferito al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Il 14 giugno 1928 fu tradotto nel carcere di Terni. Assolto, venne trasferito il 15 agosto al confino di Ponza. Liberato il 12 giugno 1929, emigrò in Francia per raggiungere il padre e da lì partì il 29 aprile per Buenos Aires dove viveva la sorella e dove sarà raggiunto dai genitori. In Argentina prese contatti con la comunità italiana e svolse attiva propaganda antifascista anche scrivendo della sua esperienza di confino su «Italia libre», un quindicinale dell’associazione socialista Italiani liberi di cui era segretario, e tenendo conferenze in occasione delle commemorazioni della morte di Matteotti e delle inaugurazioni di sedi periferiche dell’associazione; collaborava, inoltre, col giornale Italia Libre. La sua attività sarà attentamente monitorata e spiata dal regime fascista. Resterà iscritto alla Rubrica di frontiera sino alla caduta del fascismo. Nel 1946 rientra in Italia e, nel maggio dello stesso anno, il suo nominativo compare tra i redattori della rivista «Europa Socialista».
Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
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Piero Sraffa (Torino, 5 agosto 1898-Cambridge, 3 settembre 1983) è stato uno dei più illustri economisti italiani. Amico di Antonio Gramsci, che conobbe nel 1919 all’Università di Torino e con il quale stabilì un forte sodalizio politico e intellettuale. La sua corrispondenza diretta con Gramsci, sin dai tempi del confino di Ustica, e quella tramite la cognata di quest’ultimo, Tatiana Schucht (sorella di Giulia, moglie di Gramsci), e gli altri familiari rappresentano una fonte importante per la biografia dell’intellettuale sardo. Nell’estate del 1927, nel clima di intimidazione politica in Italia dove era professore di Economia Politica, Sraffa si trasferì in Inghilterra accettando l’offerta di diventare lecturer all’Università di Cambridge. Dal 1937 e poi dall’immediato dopoguerra i suoi testi hanno fatto conoscere per primi al grande pubblico italiano la figura e l’opera di Gramsci. Il suo nominativo figura nel Casellario Politico Centrale, busta 4927.

Gramsci
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Ernesto Schiavello (Ponte di Legno, Brescia, 14 dicembre 1889 – 1963), pubblicista, sindacalista, socialista, fu attivo dall’anteguerra. Segretario della Camera del Lavoro nel 1918, assessore comunale e Vice Sindaco a Milano nel 1920. Ripetutamente fermato, arrestato nel novembre 1926, il 23 novembre 1926 fu confinato per 5 anni, ridotti a 3 in appello, e destinato a Ustica, dove arrivò l’11 dicembre successivo; a Ustica fu molto attivo nella scuola ideata da Gramsci, nella gestione di una mensa, e in tanti servizi di assistenza ai confinati. Il 10 ottobre 1927 a Ustica venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Avellino e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nell’agosto 1929, restò vigilato sino al 1941. Nel 1946 diventò membro dell’esecutivo del Partito d’Azione. Attivo a Varese, fu membro della Costituente; successivamente aderirà al PSLI.

Gramsci
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Raffaele Fiorio, nato a Bioglio (Vercelli) il 6 agosto 1892, impiegato, socialista massimalista. Attivo nell’immediato dopoguerra, Segretario della Camera del Lavoro, fu protagonista nell’occupazione delle fabbriche nel 1920, nel 1921 fu nominato assessore comune di Milano. Arrestato il 23 novembre 1926, venne assegnato a 5 anni di confino; arrivò a Ustica l’11 dicembre 1926 e ne ripartì il 29 luglio 1928 per Ponza. Durante il confino di Ustica venne deferito al TSDS, ma fu prosciolto. Trasferito a Ponza, fu liberato il 27 novembre 1929. Arrestato nel 1930 per propaganda antifascista, fu prosciolto e diffidato. Restò vigilato sino alla caduta del fascismo.

Nella foto Raffaele Fiorio in partenza da Ustica per partecipare a un processo, ammanettato con valigia in mano, è in precario equilibrio sul pontile di legno per salire con un saltello sulla barca che lo porterà al piroscafo utilizzando una traballante scaletta.

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Giuseppe Berti (Napoli, 22 luglio 1901 – Roma, 16 marzo 1979), pubblicista, comunista. Si trasferì da Napoli a Palermo per frequentare la facoltà di giurisprudenza e, nel 1918, iscritto nella federazione giovanile socialista, prese parte alle manifestazioni antimilitariste e all'occupazione delle terre in Sicilia; nel 1921 aderì al Partito comunista e fu il primo segretario della federazione giovanile comunista e pertanto membro del Comitato centrale del Partito. Inizialmente legato alla corrente interna bordighiana, dal 1922 sostenne le tesi di Gramsci. Trasferitosi a Roma, s’impegnò in azioni di contrasto ai fascisti. Arrestato il 15 maggio 1923, fu denunziato per tentativo di sovvertire gli ordinamenti dello Stato. Assolto, riprese l’attività in Italia e all’estero divenendo il primo segretario del comitato esecutivo dell'Internazionale giovanile comunista. Ripetutamente fermato, il 26 novembre 1926 venne arrestato e assegnato per 3 anni al confino con destinazione Pantelleria. Trasferito a Ustica, vi giunse il 15 marzo 1927, e si impegnò nella scuola di cultura per i confinati istituita da Gramsci e da Bordiga collaborando nell’organizzazione e insegnando Storia della Filosofia. Da Ustica mantenne intensa corrispondenza con Gramsci per aggiornarlo sull’andamento della scuola e sulla vita confinaria. Il 10 ottobre fu arrestato a Ustica con Bordiga e altri 54 confinati politici per presunto complotto contro lo Stato, denunziato al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato e incarcerato all’Ucciardone. Assolto dopo un’istruttoria di 10 mesi, venne trasferito a Ponza. Liberato il 19 novembre 1929, espatriò clandestinamente in Francia e riammesso nel Comitato centrale del Partito. Nella veste di rappresentante del Partito mantenne rapporti con Mosca, diresse la delegazione italiana all'Internazionale e fu responsabile (1934-1937) del settore italiano della Scuola leninista presso l'Internazionale, dove insegnò economia politica. Attivo nelle attività del partito ne divenne il segretario nel 1938-39. Dopo l’occupazione della Francia riparò negli USA. Tornato in Italia, fu eletto deputato nella prima e seconda legislatura, senatore nella terza e presidente dell'Associazione Italia-URSS fino al 1956. Morì a Roma il 16 marzo 1979.

A Ustica il 30 maggio 1927 sposò Maria Baroncini che il 29 aprile lo aveva raggiunto con la figlia Vinca.

Gramsci
Bordiga
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Giuseppe De Vito (Torremaggiore, Foggia, 14 luglio 1899 - Torremaggiore 1988), falegname ebanista, comunista, fu politicamente attivo dall’immediato dopoguerra. Arrestato nel luglio 1924 per insurrezione contro i poteri dello stato, assolto perché il fatto non costituisce reato. Nel novembre 1925 fu condannato a 6 mesi di reclusione per incitamento all’odio di classe e il 9 dicembre 1926 assegnato al confino in contumacia per 5 anni. Catturato il 22 marzo 1927, il 25 aprile successivo fu inviato a Ustica. Arrestato il 12 dicembre 1927 mentre era a Ustica, scontò 6 mesi di carcere e poi, dal 10 settembre 1928, trasferito a Ponza. Nel 1930 condannato a 3 mesi di carcere per contravvenzione agli obblighi. Liberato il 21 giugno 1932, fu arrestato il 3 aprile 1933 e il 15 giugno arrivò confinato per 5 anni a Ponza. Nel febbraio 1935 condannato a 14 mesi di carcere per agitazione collettiva. Liberato il 5 giugno per fine pena, rientrò a Torremaggiore, rimanendo rigidamente controllato e iscritto nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze. Nell’ottobre 1937 si trasferì a Torino e vi rimase sino al dicembre del 1945, quando rientrò a Torremaggiore. Eletto consigliere comunale, fu vice sindaco della cittadina sino al 1960. Lasciò 1470 pagine di quaderni con appunti di lezioni nella scuola di cultura dei confinati ideata da Gramsci durante il suo confino a Ustica e organizzata con Bordiga e in quella poi frequentata a Ponza.

Gramsci
Bordiga
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Mario Lauriti, nato a Marino (Roma) il 21 gennaio 1901, avvocato, impiegato, comunista. Conseguita la licenza ginnasiale a Ferentino, dall’immediato dopoguerra fu attivo socialista, poi comunista. Con ordinanza del 3 dicembre 1926 fu confinato a Ustica per 5 anni, ridotti a 3 in appello. Arrivò a Ustica «subito dopo Natale», come lui steso afferma, ed ebbe parte attiva nella scuola di cultura dei confinati insegnando storia. Trasferito a Ponza il 29 luglio 1928, fu liberato il 3 ottobre 1929, ma restò iscritto nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze. Era ancora vigilato nel 1942.

Giovanni Monaco n. a Lecce il 25/10/1889, Dottore in scienze economiche, comunista, fu attivo nell’immediato dopoguerra, già segretario della sezione socialista di Lecce, poi di quella comunista, «ha notevole ascendente sulle masse». Arrestato nel novembre 1926, fu confinato (Lampedusa, Ustica, Ponza) per 5 anni, con pena commutata in ammonizione nell’aprile 1929, e prosciolto nell’aprile 1931. Radiato dal Casellario Politico Centrale nel 1935.

Giuseppe Pinazza (Domegge di Cadore (Belluno), 5 novembre 1900 – 28 gennaio 1933), possidente, socialista, fu segretario di una sezione socialista nel 1920-22. Arrestato nel giugno 1926 per attentato alla sicurezza dello Stato, fu assolto dal Tribunale Speciale ma il 12 dicembre 1926 confinato per organizzazione comunista per 5 anni, ridotti a 2 in appello e destinato a Lampedusa. Trasferito a Ustica, il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Terni e, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, il I° agosto 1928 venne trasferito a Ponza. Liberato nel novembre 1928; diffidato nel novembre 1930 e ammonito nell’aprile 1931; prosciolto nel novembre 1932 per l’amnistia del decennale. Arrestato il 21 gennaio 1933 per tentato espatrio clandestino, fu ricoverato in ospedale per congelamento, dove muore il 28 gennaio 1933

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Giuseppe Srebrnich (Salcano, Nova Gorica, 28 febbraio 1884 – Salona d'Isonzo, Gorizia, 11 giugno 1944), contadino, deputato dichiarato decaduto, comunista. Nato da una famiglia operaia slovena a Salcano, borgo sloveno di Gorizia, contadino, laureato a Graz, nel 1907 si iscrisse al partito socialdemocratico sloveno. Durante la prima guerra mondiale fu arruolato nell’esercito austro-ungarico, da cui disertò, riparando in Russia. Nel 1918 collaborò nella organizzazione rivoluzionaria degli operai e contadini stranieri in Russia e divenne dirigente dei prigionieri di guerra sloveni. Rimpatriato nel 1919, si iscrisse al PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani) e nel 1921 come rappresentante della minoranza slovena fu tra i fondatori del PCd’I. Nel 1924 venne eletto deputato. L’8 novembre 1926, venne arrestato e il 9 successivo dichiarato decaduto. Il 27 novembre 1926 fu confinato per 5 anni e destinato a Lampedusa. Il 23 febbraio ‘27 arrivò a Ustica e insegnò il tedesco nella scuola di cultura dei confinati ideata da Gramsci. Il 29 luglio 1928 venne trasferito a Ponza dove, per la partecipazione alla protesta per la riduzione della mazzetta, subì 3 mesi di carcere. Liberato l’8 febbraio 1932, venne arrestato nel dicembre dello stesso anno e il 13 febbraio 1933 ancora una volta confinato per anni 5 a Lipari e poi a Ponza, dove fu inserito nel collettivo comunista subendo altri arresti per partecipazione a proteste. Liberato il 2 aprile 1939, dopo 6 anni e 2 mesi di confino (14 mesi di carcere furono aggiunti ai 5 anni di confino). Il 18 settembre dello stesso anno dovette espatriare a Lubiana per sfuggire a un mandato di cattura, ma venne arrestato e rimpatriato il 23 settembre 1940 e condannato a 2 anni, poi ridotti a uno di reclusione (Trieste). Il 20 ottobre 1941, venne arrestato per la terza volta e internato per 5 anni a Ventotene e poi nel campo di Renicci di Anghiari, dove sarà attivo nell’organizzazione di cellule e di azioni di proteste. Dopo l’8 settembre, evase e partecipò alla Resistenza armata nella Venezia Giulia. Nel febbraio 1944, fu eletto membro del Comitato di Liberazione della Slovenia. Morì l’11 luglio 1944 travolto con altri tre dall’Isonzo in piena che stava guadando per partecipare alla terza conferenza regionale del partito nel litorale sloveno. Proclamato eroe popolare della Jugoslavia.

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Angelo Sorgoni (Recanati, Macerata, 3 marzo 1879 – Ancona 8 febbraio 1964), maestro elementare, anarchico, poi socialista dal 1898, fu attivo dirigente politico e sindacale. Nel 1907 organizzò ad Ancona le leghe delle filandaie, dei muratori, dei calzolai e dei falegnami; nel 1908 fondò la Camera del Lavoro a Recanati e fu nominato segretario della sezione socialista di Ancona; nel 1919 fu attivo nel sindacato dei maestri. Oppositore del fascismo, più volte fermato e, durante l’occupazione fascista di Ancona, ebbe la casa devastata dagli squadristi. Tornato a Recanati, venne processato nel 1923 per scontri con i fascisti, prosciolto per amnistia. Arrestato nel novembre 1926, il 17 novembre 1926 fu confinato per 5 anni, ridoti a 3 in appello e destinato a Tremiti e il 22 marzo 1927 trasferito a Ustica, dove coabitò con l’avv. Carmine Mancinelli Pastore e Giulio Miceti; a Ustica fu coinvolto nella scuola di cultura per confinati ideata da Gramsci dove insegnò nel corso elementare per analfabeti e semi analfabeti. Liberato condizionalmente nell’ottobre 1927, nel 1931 venne nuovamente arrestato e incarcerato per adesione ad Alleanza nazionale. Nel 1942, lasciò il partito socialista per il partito comunista, restò ancora vigilato. Nel 1944 fu eletto sindaco di Recanati e dal 1946 al 1951 fu consigliere comunale ad Ancona e assessore alla pubblica istruzione. Nel 1950 organizzò il sindacato pensionati della Cgil.

Mancinelli Pastore
Miceti
Gramsci
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Giuseppe Scalarini (Mantova, 29 gennaio 1873 – Milano, 30 dicembre 1948), disegnatore, socialista, fervente pacifista e antimilitarista, fu il maggiore caricaturista politico italiano; attivo in Italia e all’estero, fondatore del Merlin Cocai, collaboratore dell’Asino. Schedato dal 1898 per i suoi graffianti disegni antimilitaristi e antigovernativi, fu condannato ma evitò l’arresto fuggendo all’estero (Austria, Germania, Inghilterra, Belgio, Lussemburgo, Francia) dove collaborò con le maggiori testate satiriche. Rientrato in Italia, dopo esperienze lavorative in Istria e nel Ticino, nel 1911 fu assunto dall’Avanti con cui collaborò sino al 1925 «producendo oltre 3700 inconfondibili vignette. I bersagli, più che singoli personaggi politici, sono temi universali e d’attualità: la guerra, la voracità del capitalismo, lo sfruttamento del proletariato, lo squadrismo fascista, la monarchia imbelle». Perseguitato dal fascismo, a novembre del 1926 subì una violenta aggressione squadristica che gli procurò la frattura della mandibola. Uscito dall’ospedale, il 1° dicembre successivo venne arrestato, confinato per 5 anni, ridotti a 3 in appello, e destinato a Lampedusa; il 15 marzo 1927 fu trasferito a Ustica, dove restò sino al 7 novembre 1928. Liberato nel novembre 1928, gli sarà proibito firmare le proprie opere. Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 15 luglio 1940 viene nuovamente arrestato e internato a Istonio (oggi Vasto) e poi a Bucchianico. Liberato nel dicembre 1940, resterà vigilato. Nel 1943 sfuggì all’arresto della polizia di Salò. Nel dopoguerra riprese la collaborazione con l’Avanti! e altri giornali. Perdette l’amata Carolina, che sposò in punto di morte nel 1943, e la figlia Giuseppina, nel 1945. Morì a Milano il 30 dicembre 1948. Di lui restano 13.000 disegni e alcuni scritti, tra cui Le mie isole pubblicato da Franco Angeli nel 1992 nel quale raccolse le sue memorie sulla vita di confino da lui vissuta a Lampedusa, Ustica ed Estonio, una testimonianza ricca di dettagli che ha agevolato la ricostruzione di quella esperienza sua e di tanti altri antifascisti.

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Giuseppe Romita (Tortona, Alessandria, 7 gennaio 1887 – Roma, 15 marzo 1958), ingegnere, socialista massimalista. Antimilitarista. Fu segretario della sezione socialista di Torino, consigliere comunale dal 1914 al 1923 e direttore del Grido del popolo, deputato dal 1919 al 1924 e membro della direzione del PSI. Dichiarato decaduto il 9 settembre 1926, venne arrestato il giorno dopo e il 22 dello stesso mese venne assegnato al confino per 5 anni con destinazione Pantelleria, dove giunse il 13 dicembre. Trasferito a Ustica, vi arrivò il 21 febbraio 1927. Sarà lì raggiunto dalla moglie e dai figli e abitò nella casa Barraco (ora Caserta Giardina). A Ustica fu molto attivo nella scuola di cultura dei confinati ideata da Gramsci e insegnò storia dell’arte e materie professionali; sostenne con contributi economici l’impianto della cooperativa di consumo e della biblioteca, il funzionamento della scuola e aiutò singoli confinati bisognosi. Il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato». Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, il I° agosto 1928 venne trasferito a Ponza, dove giunse il 4 successivo; prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza depositata il 19 novembre 1928. Liberato condizionalmente il 1° settembre 1929 ed espulso dall’ordine degli ingegneri, venne nuovamente arrestato nell’agosto 1931 e confinato per 5 anni a Veroli. Liberato condizionalmente nel 1933. Nel 1942 fu segretario del ricostituito PSI e poi del PSIUP e, dopo l’8 settembre 1943, membro del CNL. Dopo la Liberazione fu membro della Consulta Nazionale, Senatore nella I legislatura e Deputato nella seconda; fu Ministro dei Lavori Pubblici nel governo Parri e Ministro dell’Interno nel I° governo De Gasperi (gestì con equilibrio il referendum istituzionale del 2 giugno 1946) e ancora ministro nei governi successivi. Gli usticesi lo ricordano perché, memore dell’accoglienza riservatagli durante la sua esperienza di confino sull’isola, nel 1947 finanziò la prima rete fognante dell’isola. Il consiglio comunale di Ustica gli dedicò una strada (la Via Petriera dove lui abitò): la notizia è tratta dai verbali Consiglio comunale, ma la decisione del Consiglio non venne sottoposta all’approvazione dell’apposita Commissione per l’onomastica stradale, quindi non ha prodotto effetti; la notizia conferma inoltre la corretta individuazione della casa da lui abitata.

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Giuseppe Sbaraglini (Perugia, 2 novembre 1870 – Assisi, 24 novembre 1947), avvocato, repubblicano sul finire dell’800, poi socialista, nel 1914 fu eletto consigliere provinciale di Perugia, nel 1919 eletto deputato, nel 1920 eletto amministratore del Comune di Perugia e Presidente del Consiglio provinciale. Nel 1921 rieletto nella Camera dei Deputati, si distinse per le denunzie degli atti illegali compiuti dai fascisti. Più volte aggredito dai fascisti e minacciato di morte, ebbe la casa e lo studio devastati dagli squadristi; costretto a rifugiarsi a Terni, abbandonò la politica attiva. Il 15 novembre 1926 la commissione provinciale di Perugia gli comminò 5 anni di confino destinandolo a Ustica dove giunse il 26 successivo. Sull’isola coabitò con Gramsci e Bordiga. Partì da Ustica il 13 settembre 1927 per assistere a Roma la madre inferma, ma non fece più ritorno perché ottenne la commutazione del confino in diffida. Restò sorvegliato sino alla caduta del fascismo. Dopo la Liberazione riprese l’attività politica nel PSI, ma nel 1945, stanco e malato, declinò la proposta di assumere un Ministero nel governo Parri. Nel 1946 venne eletto sindaco di Assisi, dove morì un anno dopo.

Gramsci
Bordiga
Parri

Antonio Briglia nato a Massa Carrara il 16 agosto 1898, agente di assicurazione, repubblicano. Il 19 novembre 1926 venne arrestato per attività antifascista e confinato per 5 anni con destinazione Ustica dove arrivò nella seconda metà del mese successivo, quando già erano arrivati Gramsci e Bordiga Sarà poi trasferito a Favignana e poi a Lipari. Il 14 aprile 1927 la pena viene commutata in ammonizione.

Gramsci
Bordiga
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Angelo Fietti nato a Pezzana (Vercelli) il 20 novembre 1871, maestro elementare, comunista, «da sempre fervente agitatore socialista», consigliere comunale nel 1918-20, ripetutamente condannato per sobillazione alla rivolta e incitamento all’odio di classe e per questo licenziato politico dal lavoro. Segretario della Lega dei contadini di Vercelli, fu arrestato nel novembre 1926 e confinato per 5 anni poi ridotti a 3 con destinazione Lampedusa, poi trasferito a Ustica e dal 29 luglio 1928 a Ponza. A Ustica insegnò francese nella scuola di cultura dei confinati. Liberato il 30 novembre 1929, riprese l’attività antifascista, ma il 25 maggio 1931 fu nuovamente arrestato e confinato per 3 anni, pena che il 12 luglio 1931 fu commutata in ammonizione per ricovero in ospedale. Morto in ospizio per poveri il 18 settembre 1939.

«Il corso di storia della filosofia è preparato in collaborazione con Amadeo [Bordiga] con Mauro [Carlo] e con altri eccellenti amici. Procediamo così normalmente: io od Amadeo facciamo una relazione su un determinato argomento, ad esempio, «Parmenide e la matematica dei pitagorici», indi si discute, indi poi io mi incarico di vergare il testo definitivo della lezione in forma di dispensa per iscritto. Finora abbiamo fatto sei dispense: tutta la filosofia naturalistica greca (i presocratici). Abbiamo trattato gli argomenti seguenti: 1° Delucidazioni preliminari sul metodo. 2° I Milesi. 3° I pitagorici. 4° Gli Eleati. 5° I dialettici. 6° Grandezza e decadenza della filosofia materialistica (Gli atomisti).
Se a te è permesso di occuparti di filosofia io ti spedirei volentieri le sei dispense, che, naturalmente, sono semplici appunti fatti senza pretese. Tu, poi, dovresti restituirli. Pel primo argomento ci siamo serviti degli scritti di filosofia del prof. Antonio Labriola e di alcuni elementi della famosa polemica fatta contro le teorie del prof. Dűhring. Naturalmente abbiamo fissato negli appunti soltanto quel tanto di elementi fondamentalissimi ch’erano necessari. Poi, diviso il corso in più gruppi, in cinque o sei lezioni ci siamo soffermati spiegando. Oltre a questo abbiamo dato nel corso allo studio della dialettica il posto che meritava. Abbiamo perciò fatto leva su Empedocle ed Eraclito (di cui abbiamo i frammenti e di cui Hegel ha potuto dire che non vi era parte della sua filosofia ch’egli non avesse incluso nella sua logica). Fonti del corso: i testi di storia del Fiorentino, del De Ruggiero, del Windelband, del Weber, e qualche raccolta di frammenti originali. La terza dispensa l’abbiamo scritta insieme con Amadeo, la quarta è del tutto fatica personale di Amadeo, le altre, dopo le opportune modificazioni collettive, sono state fatte da me.
Finito il periodo della filosofia naturalistica entriamo in un periodo che presenta particolari difficoltà. È il periodo in cui l’osservazione si sposta decisamente dal campo naturalistico e si concentra sui fatti dell’uomo come individuo e come convivente in una determinata società. È il periodo del rapido dissolvimento della polis, e la filosofia dell’epoca riflette tutta la complicata crisi della vita Ateniese».

(Giuseppe Berti a Gramsci, 20 giugno 1927)

Mauro Carlo