In ogni camerone vi erano allestiti 50 posti letto (branda con materasso di lana borra, cuscino, lenzuola e coperta in inverno, sgabello e brocca per l’acqua); i posti letto potevano però essere moltiplicati montando cuccette a due o tre piani, come avvenne nel 1942/’43 quando arrivarono gli internati italiani e stranieri provenienti dalle province occupate nei Balcani o arrestati in Italia.
Erano anni difficili, questi ultimi, anche per gli effetti negativi della guerra: sull’isola mancava l’acqua (ora funziona un dissalatore); mancava il gasolio per la centrale elettrica e il poco che c’era doveva anche essere dato al mulino per disporre di farina; mancavano patate e cereali, formaggi, salse e olio e persino il sale. Tutto era, pertanto, razionato e, in più, grano e legumi venivano conferiti all’ammasso obbligatorio e spediti a Palermo. La popolazione era sofferente, ma confinati e internati patirono la fame. Per loro, non risolse i problemi la “cucina unica”, imposta sin dal 1931 e che, finanziata con il prelievo forzoso giornaliero di 70 centesimi sulla mazzetta di 4 lire, somministrava una brodaglia con qualche filo di pasta e qualche legume.