Tappa n. 18Da Ustica a Renicci e Fraschette

«Annotta ancora. Al brusio succede il silenzio; le ronde si ritirano. L’aria triste trasporta sino a noi i singhiozzi di canzoni carcerarie o la beffa dolorosa di canzoni della malavita. Suona il silenzio. La notte sta per prendere gli uomini nella sua tregua».
Alfredo Misuri, confinato politico
Via Refugio. Al civico 29 un “camerone”, ora sede del Centro Studi
Via Refugio. Al civico 29 un “camerone”, ora sede del Centro Studi

Via Refugio [sic], già Via Madonna del Rifugio, è una delle vie del rione San Bartolomeo dai Cappuccini dedicate agli attributi della Madonna. Altre vie sono dedicate alla Madonna della Confusione, alla Madonna della Croce e alla Annunziata.
La via Refugio è una parallela di Via San Bartolomeo, il Patrono dell’isola, a cui fu dedicata la via più lunga del Centro abitato.

Il locale ora sede del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica è uno dei sei cameroni costruiti da privati sul finire del 1936 in via Refugio (altri cinque, l’infermeria e la camera mortuaria furono realizzati in Via Petriera) (tappa n. 16), tutti uguali nella struttura, per alloggiare confinati e coatti. I cameroni, di duecento metri quadrati ciascuno, erano divisi in due parti di uguale superficie, che, a loro volta, erano ulteriormente ripartite in due sezioni separate da un muretto alto un metro e cinquanta, altezza utile per poggiarvi oggetti.
Ciascun camerone aveva, come ancora oggi, il tetto di coppi su tavolato e non coibentato, per cui in inverno il locale era molto freddo e in estate eccessivamente caldo anche a causa delle ampie finestre esposte a ponente; era dotato di quattro latrine alla turca e di un lavatoio senza acqua corrente realizzati in un vano aggiunto, di cancello all’ingresso e di finestre con grate; l’acqua veniva rifornita con barili portati a spalla dai coatti.

A= Mulino;  B= Infermeria;  C= Cameroni di Via Petriera;  D= Cameroni di Via Refugio
A= Mulino; B= Infermeria; C= Cameroni di Via Petriera; D= Cameroni di Via Refugio
Interno di un camerone. Pranzo di confinati  tra due letti
Interno di un camerone. Pranzo di confinati tra due letti

In ogni camerone vi erano allestiti 50 posti letto (branda con materasso di lana borra, cuscino, lenzuola e coperta in inverno, sgabello e brocca per l’acqua); i posti letto potevano però essere moltiplicati montando cuccette a due o tre piani, come avvenne nel 1942/’43 quando arrivarono gli internati italiani e stranieri provenienti dalle province occupate nei Balcani o arrestati in Italia.
Erano anni difficili, questi ultimi, anche per gli effetti negativi della guerra: sull’isola mancava l’acqua (ora funziona un dissalatore); mancava il gasolio per la centrale elettrica e il poco che c’era doveva anche essere dato al mulino per disporre di farina; mancavano patate e cereali, formaggi, salse e olio e persino il sale. Tutto era, pertanto, razionato e, in più, grano e legumi venivano conferiti all’ammasso obbligatorio e spediti a Palermo. La popolazione era sofferente, ma confinati e internati patirono la fame. Per loro, non risolse i problemi la “cucina unica”, imposta sin dal 1931 e che, finanziata con il prelievo forzoso giornaliero di 70 centesimi sulla mazzetta di 4 lire, somministrava una brodaglia con qualche filo di pasta e qualche legume.

Dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia il presidio tedesco dell’isola fuggì precipitosamente. Nei giorni precedenti era avvenuto il trasferimento di tutti gli internati e confinati politici nei campi d’internamento di Renicci d’Anghiari e di Fraschette d’Alatri mentre i coatti furono liberati. Dopo l’armistizio dell'8 settembre e il caos che ne seguì, con la progressiva dismissione delle strutture concentrazionarie, gli internati saranno liberati o fuggiranno. Tanti si unirono alle bande partigiane italiane, altri si diressero verso sud per raggiungere da Bari la Dalmazia, altri ancora, tra cui il fiumano Gino Kmet, verso nord per combattere sul fronte orientale. Molti furono catturati dai nazifascisti e finiranno nei campi di sterminio di San Saba, vicino Trieste, o nei lager nazisti. Tra questi Antonio Gigante.
L’isola sarà ripopolata da altri confinati nel dopoguerra. Le norme fasciste sul confino furono revocate nel 1956 e i confinati, qualificati come “obbligati al soggiorno”, non venivano più rinchiusi la notte dall’esterno con catenaccio ed erano liberi di circolare su tutta l’isola. Ustica si libererà dei “soggiornanti obbligati” nel maggio 1961, aprendosi al turismo.

5 agosto 1943. Sbarco degli Alleati e resa di Ustica
5 agosto 1943. Sbarco degli Alleati e resa di Ustica
Ustica 1955. Il postino
Ustica 1955. Il postino

Questa foto, riportata anche nel pannello di accesso a questa tappa, è tratta da un reportage del Touring Club Italiano del 1955. Essa ritrae il postino impegnato per strada a distribuire la posta: talvolta, radunato un gruppo di interessati, leggeva ad alta voce il nome del destinatario infrangendo così le elementari regole di riservatezza. Questa modalità non era praticata in epoca fascista, quando la posta indirizzata a confinati (ma anche a isolani sospettati) era soggetta a censura sia in arrivo che in partenza.
Cancelli e grate alle finestre all'epoca caratterizzavano il centro abitato.

Umberto Vanguardia nato a Napoli il 19/05/1879, pubblicista, anarchico schedato dal 1892. Più volte condannato per propaganda sovversiva. Arrestato nel novembre 1926 fu confinato (Pantelleria, Ustica, Ponza). A Ustica il 10 ottobre 1927 venne arrestato e deferito al TSDS con altri 38 confinati politici con l’accusa di ricostituzione del partito comunista, di fondazione di un fronte unico e di tentata evasione per «fare insorgere in armi gli abitanti del Regno contro i Poteri dello Stato» (verbale di arresto del 10 ott. 1927 in ACS, TSDS, b. 104, vol. I, p. 22). Con i coimputati, malgrado il mare fosse in gran tempesta, venne tradotto all’Ucciardone con una nave cisterna che impiegò dieci ore per raggiungere Palermo. Il 14 giugno 1928, conclusa l’istruttoria, fu tradotto al carcere di Napoli e il I agosto 1928, prosciolto per difetto di indizi di reità con sentenza 223 depositata 19 novembre 1928, venne trasferito a Ponza. Liberato nel febbraio 1930.
Un momento di attività didattica nella sede del Centro Studi
Un momento di attività didattica nella sede del Centro Studi

Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, costituito nel 1997, è un’associazione di volontariato culturale no profit che si prefigge di promuovere attività e iniziative incentrate sull’isola di Ustica per favorire la conoscenza e il recupero del suo patrimonio culturale e naturalistico. In particolare l’associazione si propone di realizzare la raccolta di documenti, testi e materiali riguardanti l’isola di Ustica e di curarne la ristampa; di promuovere attività di ricerca e di studio sul territorio dell’isola e di divulgarne i risultati con pubblicazioni (volumi, una rivista, cartoline e stampe antiche) e prodotti multimediali; di promuovere e organizzare eventi culturali e attività didattiche sia verso la scolaresca locale sia di altra provenienza e di gruppi in visita nell’isola (accoglienza) per approfondire e favorire la conoscenza del suo patrimonio culturale e naturalistico. Allo scopo sono stati promossi anche scambi con enti e associazioni omologhi e con altre realtà antropologiche isolane, realizzati convegni di studio nell’isola, conferenze con la partecipazione di studiosi, partecipazione a seminari e convegni di studio in altre sedi, allestimento di mostre documentarie, alcune delle quali diventate itineranti anche all’estero, assistenza a tesisti universitari e collaborazioni con studiosi: attività che, pur partendo da un piccolo territorio e nonostante la sua, talvolta penalizzante, dimensione insulare, ne hanno traforato i limiti riuscendo a intrecciarsi con i temi della storia nazionale e internazionale, divenendo in più casi anche occasione e stimolo per la loro conoscenza o approfondimento.
Durante la sua ininterrotta attività, l’associazione si è quindi interessata di geologia, archeologia, storia, aspetti naturalistici e sociali, tradizioni. Particolare attenzione è stata posta alla storia dell’ultima colonizzazione dell’isola, al confino e al fenomeno dell’emigrazione (anche stabilendo e mantenendo rapporti con gli oriundi usticesi in America e in Francia), ritenendoli parte strutturalmente costitutiva delle sue radici storiche, del suo costituirsi in comunità e della sua odierna identità collettiva.
Da segnalare inoltre, fra le attività svolte, l’impianto di una biblioteca e di un archivio con riferimenti tematici ai vari aspetti della realtà isolana, aperti alla consultazione, un museo etnografico e un museo geologico, l’organizzazione di concerti commemorativi di eventi storici, di urban trekking e visite guidate dell’isola per raccontarne la storia e le peculiarità, le convenzioni e le relazioni con Università (anche estere) e con altri istituti storici, la co-fondazione della Rete delle Isole di Confino.

Il Centro Studi è riconosciuto associazione di promozione sociale e ente del terzo settore iscritto nel Registro Unico Nazionale Terzo Settore.

Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica-APS
Art 3.
Finalità e attività

Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, costituito nel 1997, è un’associazione di volontariato culturale no profit che si prefigge di promuovere attività e iniziative incentrate sull’isola di Ustica per favorire la conoscenza e il recupero del suo patrimonio culturale e naturalistico. In particolare l’associazione si propone di realizzare la raccolta di documenti, testi e materiali riguardanti l’isola di Ustica e di curarne la ristampa; di promuovere attività di ricerca e di studio sul territorio dell’isola e di divulgarne i risultati con pubblicazioni (volumi, una rivista, cartoline e stampe antiche) e prodotti multimediali; di promuovere e organizzare eventi culturali e attività didattiche sia verso la scolaresca locale sia di altra provenienza e di gruppi in visita nell’isola (accoglienza) per approfondire e favorire la conoscenza del suo patrimonio culturale e naturalistico. Allo scopo sono stati promossi anche scambi con enti e associazioni omologhi e con altre realtà antropologiche isolane, realizzati convegni di studio nell’isola, conferenze con la partecipazione di studiosi, partecipazione a seminari e convegni di studio in altre sedi, allestimento di mostre documentarie, alcune delle quali diventate itineranti anche all’estero, assistenza a tesisti universitari e collaborazioni con studiosi: attività che, pur partendo da un piccolo territorio e nonostante la sua, talvolta penalizzante, dimensione insulare, ne hanno traforato i limiti riuscendo a intrecciarsi con i temi della storia nazionale e internazionale, divenendo in più casi anche occasione e stimolo per la loro conoscenza o approfondimento.
Durante la sua ininterrotta attività, l’associazione si è quindi interessata di geologia, archeologia, storia, aspetti naturalistici e sociali, tradizioni. Particolare attenzione è stata posta alla storia dell’ultima colonizzazione dell’isola, al confino e al fenomeno dell’emigrazione (anche stabilendo e mantenendo rapporti con gli oriundi usticesi in America e in Francia), ritenendoli parte strutturalmente costitutiva delle sue radici storiche, del suo costituirsi in comunità e della sua odierna identità collettiva.
Da segnalare inoltre, fra le attività svolte, l’impianto di una biblioteca e di un archivio con riferimenti tematici ai vari aspetti della realtà isolana, aperti alla consultazione, un museo etnografico e un museo geologico, l’organizzazione di concerti commemorativi di eventi storici, di urban trekking e visite guidate dell’isola per raccontarne la storia e le peculiarità, le convenzioni e le relazioni con Università (anche estere) e con altri istituti storici, la co-fondazione della Rete delle Isole di Confino.

Il Centro Studi è riconosciuto associazione di promozione sociale e ente del terzo settore iscritto nel Registro Unico Nazionale Terzo Settore.

Vignette di Giuseppe Scalarini
Vignette di Giuseppe Scalarini

Mancando una rete idrica l’acqua veniva rifornita nei cameroni con barili portati a spalla da coatti. Anche le botti di vino arrivate da Palermo venivano portate sulle spalle da coatti dalla spiaggia al centro abitato 60 metri più in alto. Ne danno testimonianza i confinati politici Scalarini e Misuri.

«Ustica era un’isola coatta e stracoatta: parliamo, perciò, ancora dei coatti. Siccome nell’isola non c’erano, come ho detto, né carri, né cavalli, né buoi, le merci scaricate dal piroscafo venivano portate su in paese a spalle dai coatti. Queste bestie da soma formavano la paranza. Li vedo sempre venire avanti, barcollando sotto dei gran sacchi di farina o d’altro. Le grossi botti di vino ero legate a due travi, che i coatti, tre o quattro per parte, reggevano sulle spalle, avanzando faticosamente, come oppressi da un giogo. Sembravano dei forzati. Fra di essi, c’erano, talvolta, dei confinati politici».
Giuseppe Scalarini. Le mie isole, Franco Angeli, 1992, p. 100

«Con uno speciale permesso della Direzione, un coatto ci portava tutti i giorni un bariletto d’acqua di sedici litri, attinto alla cisterna Re, di ricordo borbonico».

Alfredo Misuri, “As Bestia!” (Memorie d’un perseguitato), Roma 1944, p. 210

Scalarini
Misuri
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Antonio Gigante (Brindisi 15 febbraio 1901 – Trieste 22 novembre 1944), muratore, comunista. Socialista dal 1919, subì in quell’anno il primo arresto. Tra i fondatori del PCI nel 1921, dirigente sindacale, organizzatore di agitazioni operaie, fu aggredito dai fascisti e incarcerato nel 1924. Dopo il delitto Matteotti, dovette riparare all’estero (Svizzera, Russia, Belgio, Germania e Lussemburgo), dove continuò l’attività sindacale e politica dando assistenza ai fuoriusciti. Fu inviato a Mosca per frequentare la scuola leninista e dopo effettuò numerose missioni clandestine in Italia. Fu, per questo, continuamente ricercato dalla polizia del regime e colpito, nel 1930, da un mandato di cattura del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, poi stralciato dal processo perché latitante. Rientrato in Italia una missione clandestina, fu arrestato a Napoli il 6 ottobre 1933, condannato dal Tribunale Speciale a 20 anni di reclusione e ristretto nel carcere di Civitavecchia. Liberato il 1° novembre 1942, fu internato a Ustica, dove assunse funzioni di primo piano nel gruppo dei confinati comunisti e dove stabilì stretti contatti con internati slavi lì internati (1170 al 1° novembre 1942; 1313 al 20 maggio 1943). Trasferito nel giugno 1943 nel campo di Renicci, dopo l’8 settembre evase e si recò sul confine orientale divenendo dirigente della Resistenza in Istria e a Trieste. Catturato il 15 novembre 1944 dai tedeschi fu rinchiuso nella Risiera di San Sabba dove, atrocemente torturato, il 22 successivo fu assassinato. Medaglia d’oro al valor militare.

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Gino Kmet (Fiume, 9 settembre 1923 - 2013). Di famiglia socialista ma non particolarmente impegnato in politica, nel 1942 fu incarcerato per favoreggiamento della Resistenza contro gli invasori fascisti e internato nel campo di Ustica. Trasferito nel campo di Renicci di Anghiari, l’8 settembre 1943 ne fuggì, raggiungendo Fiume e partecipando da partigiano alla resistenza armata. Ferito gravemente in battaglia, venne trasferito a Bari dove rimase fino alla fine della guerra. Rientrato a Fiume, fu attivo nel partito comunista, ma fu accusato di deviazionismo e rinchiuso nel campo di rieducazione dell’Isola Calva. Vivrà con la rigorosa consegna del silenzio sino a quando, 40 anni dopo l’uscita dal campo, trovò il coraggio di raccontare le brutalità subite e vissute sull’Isola Calva.